Nato il quattro luglio, la recensione del film di Oliver Stone con Tom Cruise Recensione

Tom Cruise è Ron Kovic, reduce del Vietnam rimasto paralizzato in guerra, in Nato il quattro luglio, potente dramma biografico di Oliver Stone.

recensione Nato il quattro luglio, la recensione del film di Oliver Stone con Tom Cruise
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La guerra del Vietnam è impossibile da dimenticare, soprattutto per chi l'ha vissuta sul campo come Oliver Stone e Ron Kovic, ai quali si deve la realizzazione di Nato il quattro luglio. Il primo ha deciso per una catarsi registica, affrontando il conflitto nella sua personale trilogia (di cui il precedente Platoon (1986) e il successivo Tra cielo e terra (1993) ne costituiscono gli estremi), il secondo ha optato per la via letteraria raccontando quanto vissuto, prima e dopo il suo servizio sul campo di battaglia, nell'omonimo romanzo autobiografico. Romanzo che è alla base di questo film premiato nel 1990 con due Oscar (regia e montaggio) su otto candidature ed è fruttato al protagonista Tom Cruise il primo Golden Globe in carriera. Un titolo che per l'appunto ripercorre le fasi salienti della vita di Kovic, dall'infanzia alla partenza come volontario per la guerra fino al ritorno a casa, paralizzato dal torace in giù in seguito ad una grave ferita ricevuta in combattimento, e le conseguenze che questa avrà sulla sua intera esistenza.

Ritorno a casa

Oliver Stone è padre fondatore di un cinema che non va mai per il sottile, determinato a veicolare con rabbia e determinazione un risveglio degli ideali che arrivi senza filtri di sorta in faccia allo spettatore. Nato il quattro luglio non fa eccezione rivelandosi opera complessa e ricca di sfaccettature, in costante equilibrio tra una potente e contagiosa retorica e una drammaticità scomoda ma necessaria che non lesina in passaggi di feroce crudezza psicologica. Uno spettacolo che non ha paura di mostrare i lati oscuri di un Paese ancora soggiogato dal miraggio dell'american dream, in cui il governo si barrica nella negazione dei propri errori, trovando appoggio in una certa parte della società e ferrea, ma spesso soppressa, opposizione nel resto della comunità: la sceneggiatura, curata a quattro mani dal regista e dello stesso Kovic, è abile nel coniugare pubblico e privato trovando la giusta via per rappresentare sia l'inferno di un uomo abbandonato al proprio destino sia i sussulti pacifisti che si espandevano costantemente tra le nuove generazioni e tra gli stessi reduci, traditi dopo aver perso il sogno di una vita normale in quella sporca guerra. E così dopo un inizio elegiaco, introdotto dal voice-over di un protagonista già adulto rimembrante i felici giorni d'infanzia dove le pistole giocattolo rendevano piccoli eroi, il contrasto prima con la brutalità di quel conflitto reale ed in seguito con la lunga degenza e riabilitazione vissuta dal nostro appare stridente e crudele, esasperando oltre ogni limiti la densità emotiva del racconto su tonalità enfatiche che urlano il dolore senza timori di sorta. Due ore abbondanti di visione popolate da scene madri in serie in un susseguirsi prima autodistruttivo e poi liberatorio di scelte e situazioni forti, dalla violenta litigata con la madre alla consumazione impossibile di un rapporto sessuale con una prostituta, dal violento conflitto verbale col personaggio di Willem Dafoe alla rivelazione alla famiglia di un commilitone ucciso, in un crescendo destabilizzante che magnetizza e disturba al contempo. In questa epopea gridata ma necessaria, diretta da Stone con un virtuosismo efficace (tra ripetuti primi piani e stranianti piani sequenza, con una voluta "confusione" durante le sequenze belliche), Tom Cruise si mette letteralmente a nudo offrendo una delle prove più sentite e sofferte dell'intera carriera, restituendo al personaggio quell'umanità sempre in bilico tra disperazione e ricerca di un possibile riscatto.

Nato il quattro luglio Il dramma di un uomo è quello di un intero Paese in Nato il quattro luglio, vibrante e catartica opera diretta da Oliver Stone e basata sul libro autobiografico del reduce del Vietnam Ron Kovic. Un film che non fa sconti nel ripercorrere le orme, dall'infanzia al turbolento ritorno a casa, di questo ragazzo pieno di vita costretto a trascorrere il resto della sua esistenza paralizzato su una sedia a rotelle in seguito ad una ferita ricevuta sul campo di battaglia, un film che urla con istinto ferale e ammirevole il proprio monito contro ogni guerra, ibridando il pubblico e il privato con coese scelte narrative che spaziano in susseguenti archi temporali. Stone trova in Tom Cruise il protagonista perfetto, con l'attore che concede anima e corpo al suo personaggio con lodevole dedizione e catturandone con straziante intensità tutte le complesse e controverse sfumature psicologiche conducenti al parzialmente liberatorio epilogo.

8.5

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