Recensione Napoli 24

La città partenopea in 24 minicorti

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"La gestazione di Napoli 24 è durata quasi tre anni, coincidendo beffardamente con l'esplosione e la riemersione dell'emergenza rifiuti. Le vicende della città ne hanno segnato e prolungato il non facile processo produttivo, partito con la ricezione e la selezione di oltre un centinaio di proposte di autori prevalentemente giovani e giovanissimi, coraggiosi testimoni della inesauribile vitalità creativa del nostro territorio. A quasi un anno e mezzo dalla presentazione al Torino Film Festival, Napoli 24 ha finalmente l'occasione di incontrare il pubblico delle sale. Il tempo trascorso ha consentito a diversi dei suoi artefici di affermare o riaffermare un'ancor più definita identità autoriale. Le sequenze del film, nutrite di creatività plurale dal basso, sollecitano e prefigurano un mutamento di scenario per un'auspicata nuova fase politica della città e del paese".
Queste, le note di produzione di un curioso progetto che mira ad assemblare in ventiquattro microcorti di tre minuti ciascuno una serie di istantanee concepite da ventisei diversi autori nel tentativo di raccontare Napoli attraverso tempi, luoghi, modi e sguardi profondamente diversi per cercare di coglierne l'irrimediabile complessità.

Accanto all'arcinoto Paolo Sorrentino, autore de Le conseguenze dell'amore (2004) e L'amico di famiglia (2006) e che cura il segmento conclusivo dell'insieme, sono, in ordine, Giovanni Cioni, Bruno Oliviero, Gianluca Iodice, Diego Liguori, Roberta Serretiello, Luca Martusciello, Nicolangelo Gelormini, Guido Lombardi, Mariano Lamberti, Andrej Longo, Stefano e Mario F. Martone, Fabio Mollo, Mario Spada, Pietro Marcello, Andrea Canova, Lorenzo Cioffi e Corrado Costretti, Massimo Pacifico, Marcello Sannino, Federico Mazzi, Vincenzo Cavallo, Gianluca Loffredo, Daria D'Antonio e Ugo Capolupo a firmare la sequela di situazioni volte, in fin dei conti, a fermare un momento, un tempo.
Il tempo di una giornata passata al mare o alla finestra; il tempo di un centenario e quello di un neonato; il tempo dispari di un pianista jazz e quello ordinato di una canzone di malavita.
In mezzo alla passeggiata di un non vedente ripresa quasi per intero dal basso, una mostra d'arte, un matrimonio, visite a una presunta santa, musicisti di strada, operai a lavoro e cimiteri.
Mentre c'è anche il tempo sia di richiamare alla memoria Gomorra (2008) nella situazione in cui abbiamo spacciatori di droga e tossici all'opera, sia di concedere spazio al gestore di una trattoria che, in maniera ironica, spiega le motivazioni che lo portano a preferire il lavoro alle vacanze.
Con il solo fine di lasciar emergere l'immagine unitaria di una città in movimento e priva di giudizi che sa tenere dei luoghi comuni la freschezza, facendo dell'eccentricità e dello stupore un carattere tipico.
Carattere tipico che può avere le fattezze inattese di un maiale o di una anziana principessa; man mano che la soporifera ballata su celluloide su una realtà da difendere e da denunciare che prende progressivamente forma, però, spinge a chiederci quale sia la sua effettiva utilità.

Napoli 24 Ventiquattro minicorti di tre minuti ciascuno concepiti da ventisei registi - tra cui Paolo Sorrentino - per raccontare quella che, da sempre, è una città dello stivale perennemente divisa tra l’ironia di Pulcinella e i tristi episodi dovuti alla delinquenza dilagante. Santi, mare, droga, musicisti, operai, spazzatura e perfino immagini di repertorio dell’Istituto Luce che, in fin dei conti, non sembrano altro che banali elementi volti a riempire l’ennesimo campionario di stereotipi e luoghi comuni del capoluogo campano. Al servizio di un’operazione che, continuamente a metà strada tra il documentario e il film di finzione, rischia da un lato di apparire come una grossa “bufala” cinematografica, dall’altro di assumere immediatamente i connotati di un progetto innovativo e fuori dagli schemi comuni della narrazione su schermo. Difficilmente giudicabile, tanto da spingerci a non fornire neppure il giudizio numerico. A voi la scelta.

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