Mr. Crocodile Dundee, la recensione della commedia cult anni '80

Un cacciatore di coccodrilli australiano si reca a New York insieme ad una bella giornalista in Mr. Crocodile Dundee, commedia cult degli anni '80.

recensione Mr. Crocodile Dundee, la recensione della commedia cult anni '80
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Nel pieno degli anni '80 la scena cinematografica australiana era alla ricerca di un titolo capace di poter rivaleggiare, a livello commerciale, coi grandi successi hollywoodiani. Perché non prendere allora spunto dalla storia di sopravvivenza estrema vissuta, e raccontata in un libro autobiografico, da un connazionale solo qualche anno prima? Mr. Crocodile Dundee vede infatti il protagonista liberamente ispirato alla figura di Rod Ansell, uomo originario del Queensland che visse un periodo della sua vita nella natura selvaggia. Paul Hogan, anche co-sceneggiatore, ha deciso di adattare i panni di questo personaggio carismatico (e controverso, morì in una sparatoria con la polizia nel 1999) al fittizio Mick Dundee, esperta guida e cacciatore di coccodrilli nelle foreste australiane. L'ultimo suo scontro col predatore, diventato di pubblico dominio, ha attirato l'attenzione della bella giornalista newyorchese Sue Charlton che dedice di andarlo ad intervistare in loco. Dopo un paio di giorni trascorsi con l'uomo la reporter gli propone di recarsi con lui in America per diffondere così la sua fama anche al di là dei confini nazionali.

Il Nuovo Mondo

Una commedia grezza che fa della sua istintiva rozzezza la propria forza filmica, trovando nel racconto sopra le righe di questo "straniero in terra straniera" il modo di utilizzare gli stereotipi in maniera divertente e originale. Un vero e proprio scontro più di mondi che di culture, con il Nostro che si ritrova alle prese con una realtà per lui ostica e incomprensibile in un susseguirsi di equivoci che concede una frizzante vis comica ai cento minuti di visione. Un uomo cresciuto tra gli aborigeni che si ritrova catapultato nel bel mezzo di una metropoli frenetica e ambigua, moderno Tarzan pronto a conquistare la sua novella Jane in una vicenda in cui il romanticismo, seppur non imperante, assume uno snodo fondamentale al fine degli eventi. Mr. Crocodile Dundee è comunque un puro concentrato dei vezzi e delle giustificate ignoranze del suo protagonista, ignoranze che lasciano campo aperto ad una serie di battute e di gag rustiche e genuine. Dalla scoperta dell'uso del bidet nella camera d'albergo alla "conoscenza ravvicinata" con dei travestiti, dal tabacco rollato scambiato per droga leggera fino ai fumenti consigliati al posto della cocaina, la sceneggiatura è un continuo contrasto tra i modi spicci da campagnolo del protagonista e l'ambiente snob di una certa upper-class, tanto che anche la relazione tra Mick e Sue è basata sul classico detto "gli opposti si attraggono". Dopo la prima parte ambientata nell'outback australiano, con tanto di coccodrilli e altre creature potenzialmente mortali a fare la loro comparsa in un'atmosfera comunque dal forte taglio naturalistico e ambientalistico, con l'arrivo nella Grande Mela il ritmo accelera di colpo trascinando lo spettatore in un vortice ironico e graffiante al punto giusto, perfetto palcoscenico per il carisma rurale che Paul Hogan, vincitore del Golden Globe per l'interpretazione, dona con sprezzante naturalezza al protagonista.

Mr. Crocodile Dundee Il grande successo, all'origine anche dei due futuri e meno riusciti sequel, di Mr. Crocodile Dundee non è figlio del caso ma di un'attenta rielaborazione degli stereotipi sul popolo australiano presenti soprattutto negli Stati Uniti. L'arrivo di un rozzo cacciatore di coccodrilli nella Grande Mela spalanca così le porte ad una sequela di gag tutte giocate sui contrasti e sulle peculiarità del protagonista, rozzo e istintivo quanto basta per scardinare le convenzioni e adattarsi a modo suo alla frenetica vita da metropoli, trovando non a caso supporto e amore proprio in chi volenteroso di scappare da quei rigidi dogmi sociali.

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