Recensione Mother

Una madre sola contro tutti nell'intenso dramma del regista di The Host

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Bong Joon-ho è un vero e proprio nume tutelare del cinema coreano, autore raffinato e poliedrico, in grado di spaziare dalla commedia al dramma, dal thriller al monster movie con una abilità sopraffina. Due dei suoi titoli più famosi, Memories of murder e The Host, sono miracolosamente giunti anche in Italia in dvd, permettendo al pubblico del Belpaese di scoprire uno dei registi più interessanti del nuovo millennio. Lo stesso destino non è, per ora, ancora toccato allo splendido Mother, presentato nel 2009 al Festival di Cannes, e osannato dalla critica di mezzo mondo. Ora, grazie alla rassegna tenuta in occasione della Settimana della Cultura Coreana, anche il pubblico italiano potrà goderne la visione in sala sperando sia di buon auspicio per una futura distribuzione home video.

Madre coraggio

Yoon Do-joon (Won Bin) è un ragazzo affetto da problemi psichici che vive ancora con la madre (Kim Hye-ja). Quando in città avviene l'efferato omicidio di una ragazza, le colpe ricadono subito sul giovane, ultima persona vista con la vittima. La madre, convinta dell'innocenza del figlio, cerca di scagiornarlo in ogni modo e comincia le sue personali indagini, scontrandosi contro i dogmi di un sistema interessato prima di tutto a trovare un facile colpevole per tranquillizzare l'opinione pubblica. Gli stessi poliziotti, imbranati e saccenti, e gli amici di un tempo restii ad aiutarla non intaccano la ferrea volontà della donna di cercare la verità.

Mother

Mother è un dramma intenso e vibrante, empatico come pochi, in grado di catapultare lo spettatore tra le pieghe di una giustizia incapace e corrotta, memore in parte di quella splendida pagina di cinema che rimane Memories of murder. I comportamenti stessi degli investigatori infatti non esitano a ricalcare in parte i caratteri dei detective del precedente film, arrivando così a provare una forte immedesimazione con la protagonista, donna sola in un'ardua lotta contro il sistema. Una persona comune che, costretta dagli eventi, si trova suo malgrado in un'ossessiva ricerca di prove e segreti, che troveranno il loro apice nel clamoroso colpo di scena finale. Una madre, senza nome, quasi a rappresentare l'essenza stessa della figura materna, un'icona di protezione e sicurezza, unica ancora di salvezza per il figlio, già debilitato dalla malattia psichica e non del tutto conscio di quel che gli sta accadendo. In Mother non esiste una lotta spirituale tra i concetti di Bene e Male, tante sono le venature di grigio che permeano i personaggi, nessuno escluso, delineando una spaccato realista di grande potenza emotiva capace di colpire a fondo in un crescendo di turbamenti che esplode negli ultimi minuti. Se Bong Joon-ho dirige con la consueta maestria, gran merito del toccante impatto del film sullo spettatore è senza dubbio dovuto alle interpretazioni del cast. Won Bin (il malinconico vendicatore di The man from nowhere) offre una sorprendente interpretazione nei panni di un figlio gioco-forza legato, a causa delle sue turbe psichiche, indelebilmente alla genitrice, mentre Kim Hye-ja (attiva soprattutto in televisione) ci regala probabilmente la prova migliore della sua lunga carriera, dolente e caparbia figura femminile di rara bravura.

Mother Dopo le complicate indagini di Memories of murder e l'intenso monster-drama movie di The Host, Bong Joon-ho dirige un acuto dramma familiare, con venature thriller, capace di mantenere una tensione costante in questa storia di colpe e redenzioni, dove una madre come tante si ritrova a combattere, prima contro il sistema e poi contro i suoi principi, per provare l'innocenza del figlio. Un'opera profonda e toccante sorretta dalla strepitosa performance della sua protagonista.

8

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