Recensione Monsters: Dark Continent

Il sequel di Monsters, ambientato in Medio Oriente tra atmosfere da war-movie

recensione Monsters: Dark Continent
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Nel 2010 uscì quel piccolo gioiellino a basso costo di Monsters, monster-movie dal piccolo budget ma dalla grande anima diretto dall'esordiente Gareth Edwards. E se il regista britannico, lanciato in una corsa a folle velocità verso il successo (dal buon reboot di Godzilla all'annunciato spin-off di Star Wars, intitolato Rogue One), ha avuto intelligenza e fortuna nelle sue scelte successive, lo stesso non si può dire per il sequel della sua creatura, annunciato già nell'estate di due anni fa. Monsters - Dark Continent segna un altro debutto su grande schermo, questa volta da parte del televisivo Tom Green (autore di puntate di Misfits e Blackout) e prova a riprendere le redini narrative del precedente, ambientandolo sette anni dopo. In questo arco di tempo la "zona infetta" si è diffusa a macchia d'olio in tutto il pianeta, concentrandosi soprattutto nei territori del Medio Oriente, già gravati da un insurrezione di massa dei popoli arabi. La storia segue le vicende di due soldati, un veterano e un novellino, che insieme ai loro compagni dovranno effettuare una missione di soccorso proprio nel bel mezzo della zona in cui profiferano sia i terroristi che le enormi creature.

I nuovi mostri

Narrativamente Monsters: Dark Continent cerca di seguire il tono più drammatico e personale già visto nel capostipite, lasciando la figura dei mostri in secondo piano. Ma se nel primo film il canovaccio manteneva comunque una sua credibilità, con riflessioni non banali sulla "questione messicana", il cambio di ambientazione in Medio Oriente finisce per tramurare la maggior parte del minutaggio in un banale e scontato war-movie psicologico, gravato inoltre dall'eccessiva durata (2 ore che si fanno sentire) che complice le forzature e illogicità introspettive fanno risultare lo svolgimento del racconto tedioso e pretenzioso. Una pecca non da poco considerando anche il carisma quasi nullo dei personaggi secondari, vagabondi di periferia arruolatisi più per necessità che per volontà, e la fiera di banalità sulle conseguenze della guerra che ricadono sulla psiche dei soldati. Ad aumentare un minimo l'interesse ci pensano le gigantesche creature, realizzate con convincenti effetti speciali e protagoniste di alcune (purtroppo brevi) sequenze spettacolari e poetiche, intrise di un certo lirismo e portatrici di un messaggio: chi sono i veri mostri? Il mondo degli uomini è infatti anche qui dominato da una cieca violenza, rappresentata in tutta la sua brutalità senza sconti di sorta che denota però anche una certa scontatezza in fase registica, nella ricerca di colpi bassi per "colpire" l'occhio di chi guarda. Il cast svolge il suo compito senza infamia e senza lode, anche se nella prima parte il costante voice-over, intriso di banalità sulla guerra e sul significato dell'esistenza, di Parkes (un anonimo Sam Keeley) urta i nervi in più occasioni, così come una colonna sonora poco amalgamata agli eventi che scorrono su schermo.

Monsters: Dark Continent Tom Green ha cercato con Monsters: Dark Continent di continuare il percorso di intenti sociali del primo film, sbagliando però in pieno la mira. L'attenzione alla questione mediorientale è raccontata attraverso le banalità tipiche dei war-movie più scontati, con un uso copioso della violenza, psicologica e fisica, e risvolti spesso forzati. Tanto che le sequenze più suggestive, coaudiuvate da buoni effetti speciali, rimangono quelle con protagonisti i mostri, più umani forse degli uomini stessi.

5

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