FEFF 14

Recensione Moby Dick

Dalla Corea un thriller che indaga nei loschi affari della politica

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No, non è l'ennesima trasposizione del celeberrimo romanzo di Herman Melville. Il Moby Dick del 2011, produzione coreana, non ha nulla a che fare con la temibile balena della fonte letteraria, ma la mastodontica creatura può altresì identificarsi con la potente e corrotta organizzazione che cerca di inghiottire i protagonisti di questo action thriller ambientato nella Corea del Sud nell'anno 1994. Un periodo storico fondamentale, che coincideva con la recente democratizzazione del Paese ma allo stesso tempo precedeva di poco la pesantissima crisi economica del 1997. Anche in questo caso, come molti altri film presenti a questa 14° edizione del Far East Film Festival, ci troviamo dinanzi a un esordio registico, in questa caso a opera del trentottenne In-je Park.

Nel cuore della tempesta

Moby Dick soffre soprattutto nella prima parte, nella quale vengono progressivamente messe sul tavolo le, numerose, carte di una narrazione avvincente ma che, come il diesel, ha bisogno di un po' di tempo per carburare appieno.


La prima ora infatti, seppur sorretta da buone interpretazioni, finisce per risultare una sorta di lunga introduzione agli eventi che avverranno in seguito, e ci permette di conoscere nei dettagli le psicologie dei protagonisti. Tre giornalisti, dai caratteri assai diversi, che dopo un'iniziale diffidenza cominciano a indagare insieme sulle cause di una terribile esplosione provocata da un'autobomba. La colpa viene attribuita a tre soldati, presunte spie nord-coreane, ma i reporter indagando a fondo scopriranno dietro la facciata una tela di intrighi e complotti governativi che potrebbero condurre ad una nuova catastrofe, mettendo a rischio le loro stesse vite. Park In-je, nonostante la sua prima volta dietro la macchina da presa, dimostra già un certo stile e una mano salda con cui dirige abilmente il numeroso cast, interessante sia per ciò che concerne gli interpreti principali che per i comprimari, offrendo una regia solida in grado di convincere soprattutto nelle scene d'azione, risicate, ma comunque coinvolgenti. Così facendo si fa perdonare alcuni buchi di sceneggiatura e qualche passaggio forzato (la fuga rocambolesca dal cinema in primis) e riesce a mantenere una buona tensione fino ai titoli di coda, con un finale non del tutto chiuso pur alquanto "suggeritore" degli eventi futuri. Ci troviamo quindi dinanzi ad un'opera non certamente perfetta ma che, smussate alcune incertezze, si lascia guardare con piacere ed è altamente consigliata ai più strenui amanti dei thriller coreani.

Moby Dick Moby Dick è un thriller di buona fattura che indaga nei meandri della politica più "sporca" attravero le indagini di un affiatato trio di giornalisti. Nonostante una prima parte che tarda a infiammarsi, nell'ultima mezzora l'azione e la tensione diventano palpabili, mostrando le buone doti registiche dell' esordiente Park In-je. Metaforicamente, una balena feroce ma meno temibile del previsto.

6.5

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