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Mindhorn, la recensione della commedia britannica su Netflix

Un attore in rovina torna nei panni di un personaggio televisivo per risolvere un caso di omicidio in Mindhorn, esilarante commedia britannica.

recensione Mindhorn, la recensione della commedia britannica su Netflix
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Si inserisce nel sempre più florido filone omaggiante gli anni '80 Mindhorn, commedia britannica co-prodotta da Ridley Scott e disponibile in esclusiva su Netflix, già osannata dalla critica quale uno dei titoli più effervescenti della stagione. Questo esordio dietro la macchina da presa dell'attore televisivo Sean Foley riprende le atmosfere eighties fin dal geniale concept narrativo, che vede per protagonista Richard Thorncroft, ex-star del piccolo schermo che, venticinque anni dopo aver ottenuto un grande successo interpretando un agente segreto dai poteri bionici, è ora in bolletta dopo aver visto la sua carriera naufragare di pari passo con la vita privata. L'occasione per tornare alla ribalta capita all'uomo quando un giovane psicopatico, reo dell'omicidio di una giovane ragazza, richiede alle forze dell'ordine di parlare esclusivamente proprio con il personaggio di Mindhorn: Thorncroft fa così ritorno nell'Isola di Man, luogo dove venne girato il telefilm e teatro dell'assassinio, per cercare di consegnare alla giustizia il killer.

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Sean Foley costruisce su un plot fragile ma ricco di sottotrame un film esilarante e citazionista verso il mondo televisivo degli anni '80, ripreso e omaggiato più volte anche tramite finte interviste documentaristiche al fittizio cast che prese allora parte allo show, ora qui coinvolto come l'assoluto protagonista in una nuova e improbabile avventura. Si ride di gusto e a più riprese nei novanta minuti di visione, vero e proprio concentrato di gag filo-demenziali più che efficaci nella loro commistione tra passato e modernità, con un mood che riporta in più occasioni allo stile delle produzioni di Edgar Writh e Simon Pegg. Una comicità verbale, con battute che giocano con spudoratezza sul gioco degli equivoci, e soprattutto fisica nelle bizzarre contaminazioni da action poliziesco, con tanto di Thorncroft che sfida i proiettili inscenando la danza "marziale" del suo alter ego. In Mindhorn ha luogo anche un prevedibile ma non scontato discorso identitario nella progressione degli eventi, con il Nostro che pur di tornare a far parlare di sé accetta di rivestire i panni di un personaggio che fu croce e delizia nella sua carriera, e che qui si ritrova suo malgrado invischiato in un intrigo più pericoloso del previsto, con un colpo di scena che indirizza il tutto su coordinate più piacevolmente movimentate. Il personaggio principale porta con sé un mix di amarezza e di incorreggibile arroganza donando istintive virate autoironiche alla vicenda, popolata da un cast in grandissima forma (con tanto di Kenneth Branagh in un incisivo cameo) in cui Julian Barratt, anche sceneggiatore, si muove come navigato maestro della risata.

Mindhorn Una comicità a tratti irresistibile che omaggia gli anni '80 nel raccontare la storia di un ex star del piccolo schermo pronta a tornare alla ribalta mediatica cercando di risolvere un caso di omicidio. Il protagonista si perde nel personaggio e viceversa in un gioco degli equivoci che scatena gag e dialoghi esilaranti, con figure secondarie che ben si adattano all'improbabilità di una vicenda dalle diverse sfumature per un'operazione che nella sua magnetica leggerezza garantisce novanta minuti di assoluto e contagioso divertimento, con tanto di passaggi "amarcord" mostranti le imprese televisive dello stesso fittizio Mindhorn.

7.5

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