ROMA 2012

Recensione Mental

P.J. Hogan torna in Australia per raccontarci la pazzia della sua vita.

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Stando a quello che dicono i dizionari, con il termine mental si identifica uno stadio clinico di pazzia, un disordine della mente, una disfunzione celebrale. Il che sarebbe qualcosa di sconvolgente se ci trovassimo alla fine del 1800, ma come affronta la pazzia la società moderna nella quale viviamo? Tutti sembrano andare dallo psicanalista con la stessa frequenza con cui fanno un salto dal parrucchiere e i medicinali che aiutano a tenere sotto controllo l'ansia e i nervi sono più venduti delle mentine. Questo fa sì che loro siano dei pazzi? Nella società contemporanea la pazzia è sicuramente diventata un concetto dai profili molto meno definiti ma, nonostante ciò, nel momento in cui essa viene riconosciuta a livello clinico si trasforma immediatamente in una malattia e chi ne è affetto comincia a essere lasciato ai confini della società. Questo, per sommi capi, è il pensiero che vuole suscitare nello spettatore il film Mental, ultima opera scritta e diretta da P.J. Hogan. Dopo anni passati a lavorare negli Stati Uniti, questa pellicola rappresenta il ritorno di Hogan all'Australia, la sua terra d'origine e il posto che, secondo le sue parole, gli permette di esprimere al meglio i suoi pensieri.

Siamo tutti matti!

Le ragazze della famiglia Moochmore sono tutte convinte di soffrire di una qualche malattia mentale: c'è la bipolare, la schizofrenica, la sociopatica, quella che sente le voci degli alieni... e poi c'è Shirley (Rebecca Gibney), la loro madre, che vorrebbe loro fossero proprio come la famiglia Von Trapp di Tutti Insieme Appassionatamente: sorridenti, canterini e vestiti in modo coordinato. Soprattutto vorrebbe che con loro ci fosse suo marito Barry (Anthony LaPaglia), sindaco di Dolphin Heads che non è mai a casa e incapace di riconoscere persino i nomi delle sue stesse figlie. Quando Shirley ha un crollo nervoso e viene mandata in cura (ovviamente però in città tutti devono sapere che è semplicemente in vacanza e si sta divertendo molto), Barry si trova del tutto impreparato a gestire cinque scalmanate ragazze di cui non conosce nulla. Raccoglie impulsivamente un'autostoppista, Shaz (Toni Collette), e la pone all'interno della casa come babysitter. Shaz ha un carattere forte, non segue nessuna regola, è carismatica e impertinente: il suo atteggiamento così fuori dagli schemi catalizza l'attenzione delle cinque ragazze che cominciano a cambiare e ad avere una nuova consapevolezza di se stesse, a capire che forse non tutta la pazzia è negativa e a volte si tratta solo di originalità. Ma Shaz nasconde un segreto ormai legato indissolubilmente al destino di tutte loro.

Si può ridere anche di cose serie

Che P.J. Hogan sia una personalità brillante del panorama cinematografico è indiscutibile: che i suoi lavori, cominciando da Le nozze di Muriel per passare a Il Matrimonio del mio Migliore Amico o I Love Shopping, appartengano o meno al genere a voi più affine, resta impossibile non riconoscere al suo modus operandi una freschezza che riesce a narrare al meglio qualsiasi tipologia di storia. Il suo stile è colorato, ironico, musicale e riesce sempre a non prendersi troppo sul serio, anche quando si tratta di pellicole come Mental in cui il tema centrale è qualcosa di estremamente delicato come le malattie mentali. È dovuto tornare alla sue origini, sia geografiche che storiche, per sentirsi di nuovo completamente libero di accedere alle sue esperienze più intime e trasformarle in una sceneggiatura mirabilmente costruita. Perché, come lui stesso non teme di raccontare, la storia di Mental è fondamentalmente tratta dalla sua storia personale, ovviamente enfatizzata con elementi immaginari ma comunque provenienti da una passata realtà (come l'idea di una famiglia di sole figlie femmine, in cui il padre è frustrato dall'impossibilità di interagire in modo classico con i suoi figli: cosa che accadeva al suo vicino di casa d'infanzia!).
In Mental P.J. Hogan cerca di raccontare, con acume e carisma, le vicende di una famiglia generalmente considerata pazza, non solo dalla società che la circonda, ma anche da se stessi. Proprio perché si vedono diversi, per i suoi protagonisti è difficile emergere e costruirsi un proprio posto nel mondo. Tendono a sottostare alle etichette che gli altri gli impongono credendo siano la normalità. Avranno bisogno di una personalità ancora più estrema e pazza della loro come quella di Shaz per aprire gli occhi e imparare a combattere contro gli altri e con se stessi. Mentre tutto ciò accade, lo script ne approfitta anche per mettere alla luce quelle che possono essere le reali malattie mentali della gente apparentemente sana: psicosi, disturbi compulsivi, sadismo, portando lo spettatore a porsi la domanda fondamentale: chi è davvero pazzo?
Ma per quanto serio e importante sia il tema di base di Mental, P.J. Hogan decide di trattarlo come la più squisita e irriverente delle commedie. Perché bisogna imparare a sorridere anche e soprattutto di queste cose per poterle accettare al meglio. Così per tutta la durata del film ci si ritrova a ridere di gusto tra costruzioni sceniche sfacciate, dialoghi taglienti e suggerimenti arguti, e anche un po' a cantare tra ballate da spiaggia strimpellate alla chitarra e i più classici temi di Tutti Insieme Appassionatamente. Un modo originale e sorprendentemente funzionale per assimilare, senza accorgersene, una lezione importante sull'accettazione personale e sociale.

Mental Non è improbabile pensare che, soprattutto negli ultimi anni, le regole hollywoodiane stessero costringendo in una gabbia un po’ stretta la creatività di P.J. Hogan, soprattutto quando ci si trova davanti a un progetto come Mental, ardito nei temi quanto brillante nella realizzazione. Maturando il regista è riuscito a trasformare la sua esperienza personale in un film allegro e colorato, dove tutto è vivido e saturo, fin quasi a sembrare irreale. Merito della sua esperienza personale, di una sceneggiatura politicamente scorretta ma perfettamente funzionale e di una straordinaria Toni Collette, capace di donare alla pazzia, qualsiasi cosa essa ormai rappresenti, uno spirito del tutto nuovo e accattivante.

7.5

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