Recensione Men in Black 3

They are back...in black. Again.

recensione Men in Black 3
Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Proteggono la Terra dalla feccia dell'universo. Monitorano l'attività extraterrestre sul pianeta e fanno rispettare le leggi intergalattiche e i trattati bilaterali. Vestono in nero e sono il più risoluto segreto del nostro mondo: quando c'è bisogno di loro, non si tirano mai indietro, anche se nessuno può riconoscerli come eroi, dato che ufficialmente non esistono. Sono i Men in Black, agenti del più speciale corpo di polizia governativa che la fantascienza ricordi.
Nati dalla fantasia del fumettista Lowell Cunningham sulla base delle leggende metropolitane e delle teorie del complotto che vedono la presenza, sui luoghi degli accadimenti più improbabili, di misteriosi 'uomini in nero' che insabbiano le misteriose vicende di cui sono protagonisti ponendo fine ad ogni problema, i MIB hanno solleticato la fantasia del regista Barry Sonnenfeld e di Steven Spielberg già negli anni '90, quando realizzarono il primo capitolo della fortunata saga.
Nel 1997 facciamo infatti la conoscenza dell'Agente K e dell'Agente J, interpretati rispettivamente da Tommy Lee Jones e Will Smith, che diventeranno iconici nel loro completo nero corredato di assurdi gadget da fantascienza di serie B. Un successo notevole, replicato cinque anni più tardi dallo stesso cast, sempre sotto la direzione dell'eclettico Sonnenfeld, che ha tra l'altro ispirato in diversi modi Guillermo del Toro per i suoi Hellboy.
Da allora, i MIB hanno continuato ad essere amati dal loro pubblico anche tramite nuovi comic-book, una serie animata e diversi videogiochi. Un terzo episodio cinematografico della saga, però, nonostante fosse richiesto a gran voce dai fan, si è fatto attendere a lungo. Ma finalmente, nel 2012, i Men in Black...are back!

Back in black...again!

Sono quasi quindici anni che l'Agente J (Will Smith) è entrato a far parte dei MIB, ma nonostante la notevole esperienza che si è costruito in tre lustri di avventure c'è sempre qualcosa di nuovo -e sorprendente!- da scoprire. Ad esempio, che il viaggio nel tempo è possibile. Anzi, indispensabile per salvare l'Agente K (Tommy Lee Jones) e con lui l'intera umanità dall'attacco di una minacciosa razza aliena, guidata dal terribile Boris (Jemaine Clement). Questi, soprannominato dagli uomini del MIB “L'animale”, è così pericoloso da essere tenuto sotto chiave in una base spaziale sulla Luna. Ma una volta evaso, Boris mette in atto un piano a lungo congegnato, che prevede un viaggio nel tempo, fino al nostro 1969, per uccidere il giovane Agente K e con lui il sistema di difesa che sta realizzando. Per evitare la catastrofe, anche J sarà costretto ad un salto nello spazio-tempo, e ad incontrare un sempre burbero -ma in qualche modo anche simpatico- K (Josh Brolin) con cui intraprendere l'ennesima, disperata, incredibile missione in stile MIB.

Inossidabili

Gli anni passano, ma non per tutti, verrebbe da dire. Nonostante il tempo della fiction non faccia sconti a quello reale, ambientando le vicende ai giorni nostri e quindi presentandoci J e K più maturi e consapevoli, Will Smith e Tommy Lee Jones risultano letteralmente inossidabili. E possiamo dire lo stesso anche di Sonnenfeld, il cui stile è inconfondibile, nonostante la tecnica cinematografica si faccia sempre più affinata.
Il nuovo Men in Black presenta diversi assi nella manica, a partire da una continuità visiva e narrativa con gli altri episodi notevole. La formula difatti non è innovata per nulla, al di là degli avvicendamenti nel cast, che ripropone dai precedenti episodi unicamente i due protagonisti, fornendo qualche spiegazione o indizio qua e là sulla sorte degli altri e concentrandosi piuttosto su qualche simpatica new entry, come l'Agente O (un'ottima Emma Thompson -Alice Eve in versione anni '60-) e lo stralunato ma irresistibile alieno precognitore Griffin (Michael Stuhlbarg). Ma soprattutto sul particolarissimo villain di turno, lo spietato Boris di Jemaine Clement -dal look rozzo ma dalla parlata forbita- e sulla versione 'ringiovanita' di K, perfettamente incarnata da Josh Brolin, credibilissimo nel suo ruolo tra movenze ed espressioni (ed aiutato nella sospensione dell'incredulità da un paio di battute ad hoc).
I tempi comici funzionano a dovere, alcune trovate legate agli anni '60 sono decisamente spassose, e il tutto è ritmato e pieno d'azione, con una spruzzata di malinconia sul finale.

Men in Back to the future

Il film, tuttavia, non convince appieno sotto due aspetti principali: la tecnica e l'originalità.
Non si hanno dati ufficiali sugli effettivi costi di produzione, ma sembra che la pellicola sia costata intorno ai 215 milioni di dollari, marketing escluso. Una cifra vicina a quella spesa da Disney/Marvel Studios per la realizzazione di The Avengers, pur mettendo a frutto, nel risultato finale, effetti visivi -pur assai gradevoli- decisamente meno imponenti, seppur continui, vista la massiccia presenza di creature e situazioni fantastiche. Sarà forse una sorta di 'marchio di fabbrica' di Sonnerfeld l'aspetto un po' da 'B movie' (peraltro adattissimo al contesto, e comunque ricco di particolari iconografici), ma sta di fatto che non si riesce bene a capire a cosa siano serviti tutti quei soldi, calcolando anche un 3D sparatissimo nei minuti iniziali, e poi fondamentalmente 'invisibile' per tutto il resto del film.
La vicenda, inoltre, non conquista nella sua scontatezza: se il personaggio di Griffin non aggiungesse un po' di imprevedibilità ad alcuni passaggi, la mente volerebbe, con costanza, a Ritorno al Futuro II e III, con continui rimandi che appaiono addirittura voluti in più casi (compreso il titolo della main song, 'Back in Time'). Sarà lo zampino di Steven Spielberg alla produzione?Alcuni eventi, insomma, sono piuttosto prevedibili, e anche il personaggio di Boris non vanta caratterizzazioni così forti da renderlo un villain da antologia, anche paragonato ai precedenti avversari di J e K.

Men in Black 3 Chi ha amato i primi due film non potrà che apprezzare anche questo terzo episodio delle avventure dei MIB, visto che lo stile e la folle verve di regista, costumisti ed effettisti è sempre lo stesso, e i due protagonisti sono più in forma che mai. Il divertimento non manca e con esso trovate buffe e geniali cammei, ma forse ci si poteva aspettare di più sul fronte degli effetti speciali e della vicenda in sé. La tematica del viaggio nel tempo non è mal sfruttata ma, parafrasando una celebre frase dell'Agente Z tratta dal primo film, mai come in questo caso i MIB paiono quasi come un dejà vu.

6.5

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