Recensione Memento

Il thriller cult di Christopher Nolan

recensione Memento
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Ci voleva un'opera come Memento per sdoganare a più ampie platee il nome di un giovane regista britannico, ai tempi appena trentenne. Siamo nel 2000 e Christopher Nolan, reduce dall'ottimo e sottovalutato esordio di Following, sceglie come spunto di partenza un racconto (pubblicato però successivamente all'uscita in sala del film) dell'inossidabile fratello Jonathan per raccontare una storia in modo originale e capace di spiazzare il pubblico medio per il suo particolare incedere narrativo. Ancora oggi, dopo i successi stratosferici di Inception e della trilogia dell'Uomo Pipistrello, rimane forse proprio questa seconda regia il titolo più personale e d'impatto dell'autore londinese, che ancor poco strizzava l'occhio al botteghino per concentrarsi sulla forza vitale di un'esposizione cerebrale, di quelle che pongono più domande che risposte offrendo diversi spunti di riflessione nel post-visione.

"Mento a me stesso per sentirmi meglio"

Leonard Shelby ha assistito al brutale omicidio della moglie da parte di due uomini incappucciati. Rimasto ferito anch'esso nella collutazione coi due aggressori, da quel giorno l'uomo soffre di un rarissimo disturbo della memoria che gli impedisce di ricordare i fatti recenti. Ciò nonostante Leonard è determinato a scoprire gli assassini della donna e per farlo ha bisogno di scrivere, sia su fogli e fotografie che sulla pelle tramite tatuaggi, quanto scoperto solo poche ore prima. Nella sua indagine viene aiutato da Teddy, il quale sostiene di essere un suo vecchio amico, e dalla bella Natalie, cameriera in un bar. Ma con lo sfuggire incessante dei ricordi, di chi può fidarsi davvero Leonard?

Ritorno al passato

Se parte della critica lo ha accusato di essere un mero esercizio di stile, Memento può invece esser vista come l'opera più sentita ed emotivamente partecipe di Nolan, in quanto l'empatia che si viene a provare per il protagonista è pressoché totale in questo diabolico viaggio a ritroso che va a costruire un racconto in perenne "reverse" per conflagrare in un devastante quanto geniale colpo di scena finale. Una storia fortemente cinematografica in quanto i personaggi secondari stessi si ritrovano ad interpretare "attori" di un gioco subdolo compiuto alle spalle di Leonard, incapace di rammentare quanto compiuto solo qualche minuto prima. Il tema della fiducia, fulcro cruciale, qui viene messo spudoratamente alla berlina con uno sguardo non troppo ottimista alla società contemporanea, e la forza narrativa non fa che guadagnare punti in questo incessante e snervante prosieguo tra indizi che si accumulano all'incontrario dopo un prologo/epilogo che già nasconde tutte le insidie della visione. Un'opera di segnali, di intelligenti minuzie, che si alterna su due "diverse" e coeve linee temporali (sottolineate dal cambio tra colore e bianco e nero) e che mette in dubbio tutte le certezze tramite particolari e dettagli, ampliando i risvolti di trama con uno dei pochi, nitidi ricordi della vita passata di Leonard, quello di un uomo che soffriva della sua stessa patologia. E se lo stile è sicuramente pompato, le sensazioni di un'opprimente claustrofobia mentale spaventano ed affascinano al contempo, grazie anche ad una regia semplice ma ispirata e alla strepitosa performance del sempre troppo sottovalutato Guy Pearce.

Memento Per chi scrive l'opera più genuina di Christopher Nolan, Memento è un film labirinto inquietante e morboso, costruito su una narrazione retroattiva che stordisce ed ammalia con una disarmante semplicità. Uno di quei grandi film che rendono lo spettatore elemento attivo della visione, un thriller cerebrale che pur partendo dalla fine lascia il campo a spiazzanti colpi di scena e instilla dubbi e domande alle quali si ha paura di trovar risposta.

8.5

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