Recensione Medianeras: Innamorarsi a Buenos Aires

Una originale commedia romantica che insegue la nostalgia tipica dei 'bassi' della vita

recensione Medianeras: Innamorarsi a Buenos Aires
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Buenos Aires, giorni nostri. Martin progetta siti, è stato abbandonato dalla ragazza (che le ha lasciato ‘in dono' anche il suo cagnolino) e combatte quotidianamente con le sue tante fobie. Mariana è invece architetto - anche se non ha mai costruito nulla - e per sbarcare il lunario allestisce le vetrine dei negozi, tanto da aver instaurato con i manichini un rapporto intimo, quasi confidenziale. Anche lei ha chiuso da poco una storia importante e sta tentando di riabituarsi a essere single, mentre a distanza di anni ancora cerca disperatamente il suo Wally in città (un omino sempre abbigliato a righe bianche e rosse, da ritrovare in una folla di luoghi sempre diversi, protagonista di una serie di libri per bambini molto in voga in Inghilterra negli anni '90 dal titolo Where's Wally). Le loro vite corrono parallele senza mai incrociarsi all'interno di una città (Buenos Aires, per l'appunto) il cui caos urbanistico e lo stato di crisi rispecchiano da vicino il loro tumulto emotivo ed esistenziale. Infatti, proprio come le Medianeras, quei lati degli edifici solitamente ‘inutili' che non sono né fronte né retro e che vengono sfruttati per lo più come ampi spazi pubblicitari, anche le vite di Martin e Mariana aspirano a trovare (e trovarsi) una loro collocazione nei meandri di quel gap spazio-temporale che sembra sempre impedire loro di essere al posto giusto nel momento giusto. Attraversando quegli stessi spazi di una città che rifugge ogni elemento d'appartenenza privilegiando invece una mescolanza informe di strutture e contenuti, i due protagonisti sperimenteranno così gli alti ma soprattutto i bassi di una vita segnata dagli stessi incroci, palazzi, quartieri sempre testimoni di un presente diverso, declinato e indirizzato dalla fatalità e dal caso. Cercarsi, trovarsi e forse innamorarsi diventa così il percorso (a)tipico di un labirinto, in cui non esistono scorciatoie né facili vie d'uscita.

Le complesse geometrie della vita

Dopo una serie di corti (tra cui anche l' omonimo corto da cui prende vita questo film) il regista Gustavo Taretto firma il suo primo lungometraggio, Medianeras, storia di due giovani d'oggi immersi in un mondo di crisi economica, iper-comunicazione virtuale da un lato e rarefazione dei contenuti dall'altro, costretti a domandarsi (una volta rimasti - concretamente - soli) quale sia il loro posto in città, e più in generale nel mondo. Taretto fonde l'animazione grafica a quella concettuale di elementi urbanistici ed esistenziali in un'opera che affronta la tematica dello smarrimento seguendo un iter originale e accattivante, innervato anche da una certa poesia. Oltre al dinamismo conferito dall'uso combinato di elementi animati e una narrazione ad incastri che attraversa le evoluzioni e rivoluzioni dei protagonisti in quattro stagioni, il film di Taretto ha inoltre anche il pregio di affrontare la classicità del tema amoroso associato alla schizofrenia del destino, nutrendosi di un tono nostalgico e quasi retrò che ne esalta quell'animo decadente - sfruttato anche nella metafora con la città. La stessa sottile decadenza emotiva che riescono a esprimere Pilar Lòpez De Ayala e Javier Drolas rispettivamente nei panni di Mariana e Martin. È il loro rispecchiare in maniera simile e personale la tristezza e lo smarrimento di identità che è insita in loro quanto nella città in cui vivono a far emergere quel quadro univoco di sottile disperazione, eppure mitigata da una sottile e recondita speranza. Un'opera energica, capace di raccontare in maniera originale e per qualche verso anche audace quella sospensione esistenziale che appartiene a tutti noi (in stagioni della vita più che in altre) ma che è sempre alimentata dalla necessità di non perdere mai le speranze perché "True love will find you in the end" - quell'amore inteso più che altro come consapevolezza di sé e che si specchia nel simbolismo di un incontro - spesso - 'reale'.

Medianeras - Innamorarsi a Buenos Aires Il regista argentino Gustavo Taretto debutta alla regia di un lungometraggio con Medianeras - Innamorarsi a Buenos Aires, storia di due giovani alle prese con uno stallo emotivo ed esistenziale che rispecchia per certi versi quello della città in cui vivono, giorno dopo giorno, senza mai incontrarsi. Taretto punta tutto sull’originalità di una narrazione che mescola vari elementi stilistici e una struttura a incastri capace di rendere dinamica una storia di per sé piuttosto ordinaria. Grazie anche alle buone interpretazioni dei protagonisti Medianeras porta così quella ricerca dell’amore verso un confine e un senso più alti, verso quella tensione permanente che è infine legata a doppio filo alla permanente ricerca di sé stessi tanto nelle metropoli quanto nei sobborghi del caos della vita.

7.5

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