Recensione Maze Runner - Il Labirinto

Riuscirai a uscire dal labirinto?

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Vi svegliate una mattina e all'improvviso non ricordate niente, ma proprio zero, a malapena il vostro nome. E, a dirla tutta, non sapete nemmeno dove vi trovate e a chi appartengono tutte quelle facce che vi guardano dall'alto della vostra... gabbia. Che cosa ci fate in una gabbia? E la sequela di domande che ci siamo posti in queste poche righe è nulla, in confronto a quella che ha attraversato la mente del protagonista di Maze Runner - Il labirinto, adattamento cinematografico del primo libro della saga (una trilogia, più un quarto libro che ne racconta l'antefatto) scritta da James Dashner.
Il nuovo Hunger Games? Ha qualcosa a che fare con Twilight? Lo paragonereste a Divergent? Mettiamo in chiaro fin da subito che tutte queste domande, basate semplicemente sulla conoscenza di precedenti film tratti da young adult letterari, è assolutamente inutile e inconcludente. Maze Runner, se vissuto attraverso gli occhi di Thomas, ce ne pone talmente tante che non c'è spazio per quesiti che non riguardano il film e non ci aiutino a trovare il modo per uscire dal labirinto. Come direbbero all'interno della Radura, non abbiamo di certo tempo da perdere!!! È normale che la mente di noi spettatori cerchi subito dei titoli con i quali fare paragoni, ma spesso questi portano a rovinare la percezione che si può avere del film stesso. Quindi, prima di entrare in sala per vedere Maze Runner, raggiungete lo stato ascetico di tabula rasa: sì, anche voi che avete già letto e amato il libro. Soprattutto voi.

Sempre allerta

Thomas (Dylan O'Brien) si sveglia all'intero di un ascensore che sale verso l'alto. Quando finalmente si ferma, le porte si aprono su un gruppo di ragazzi sconosciuti che lo fissano dall'altro. Non ricorda nulla e non ha la più pallida idea di dove sia finito. Pian piano gli spiegano tutto: quella è la Radura e sarà la sua nuova casa. Qui ognuno ha un suo compito e tutti contribuiscono al sostentamento e alla sopravvivenza del gruppo. Nessuno di loro sa come e perché sono finiti in quella situazione, hanno una sola certezza: l'unica via d'uscita è attraverso il labirinto, un'enorme e intricato sistema di corridoi dalle mura altissime che circonda completamente la Radura. Ogni sera le porte del labirinto di chiudono per proteggere i ragazzi dai Dolenti, orribili creature biomeccaniche dal cui incontro nessuno è mai tornato vivo. È per questo che uno dei ruoli più importanti che si possa ricoprire all'interno della Radura è quello di Velocista: ragazzi che ogni giorno entrano nel labirinto e lo percorrono per ogni sua sezione, con lo scopo di mapparlo e cercare una via d'uscita. A chiunque non sia un Velocista l'ingresso nel labirinto è assolutamente vietato. Ma Thomas è curioso e le ferree regole della Radura gli stanno strette, soprattutto quando mille domande gli affollano la mente e nessuno sembra essere disposto a dargli le risposte. Poi un giorno...

Le regole sono fatte per essere infrante!

Cosa succede poi quel giorno, ovviamente, non ve lo raccontiamo, perché lo scheletro di Maze Runner - Il Labirinto è costituito da una serie di avvenimenti dalle conseguenze immediate, che scatenano la più classica delle reazioni (non solo fisiche, spesso anche emotive) a catena che conduce lo spettatore, letteralmente correndo di scena in scena, fino alla fine del film. Soprattutto è inutile spiegarlo a quei tantissimi lettori che, nel corso degli anni, sono rimasti incastrati nella storia che James Dashner ha costruito per loro. O meglio, sarebbe inutile se il film avesse deciso di ripercorrere fedelmente i passi del libro. Sì, lo stiamo dicendo... qualcosa, per non dire molto, è cambiato. E normalmente saremmo i primi a gridare al sacrilegio, visto quanto spesso questo ha danneggiato parecchi adattamenti. Ma se è vero che molte cose sono diverse, va anche detto che la struttura letteraria poco si addiceva ai ritmi frenetici che il film richiedeva. Molte cose, soprattutto nella prima parte della storia, si muovono con naturale lentezza; tempistiche che, quando si parla di narrazione cinematografica, non sempre ci si può permettere. E così gli sceneggiatori hanno mantenuto la tematica base de Il Labirinto e l'hanno rimodellata nel migliore dei modi, per trasformarla in una storia dall'impatto emotivo, che sacrifica qualche meccanismo mentale di troppo a favore di una scorrevolezza e una velocità d'azione che sicuramente giovano alla pellicola.

Restituire la speranza

Maze Runner - Il Labirinto si inserisce perfettamente in quello che è il nuovo contenitore della cinematografia per teenager, sempre più spinto verso una fantascienza che, lavorando su verosimili realtà future, analizza problematiche della società attuale. I ragazzi ragionano come gli adulti e come tali vogliono essere trattati, nella vita così come al cinema. E così, pellicole come questa, studiate di certo per affascinare un ben determinato target, finiscono per incuriosire anche un pubblico più ampio, rompendo le ormai sempre più fragili barriere tra i generi. Merito di una storia già all'origine accattivante e di una costruzione filmica sicuramente suggestiva: Wes Ball, al suo esordio al cinema, aveva già attirato la nostra attenzione con Ruin, un delizioso corto animato le cui atmosfere ricordano tantissimo la Radura e il labirinto di Maze Runner. È come se, inconsapevolmente, il regista fosse a lavoro su questo film da molto tempo prima che gli fosse affidato dalla produzione. Tutto nel corto ricorda le costruzioni, i movimenti di macchina, la rappresentazione scenica che ritroviamo oggi in Maze Runner - Il Labirinto. E questa dimestichezza con l'ambiente ha esiti più che positivi sul film, la cui narrazione si dipana in modo sempre più serrato, un ostacolo insormontabile dopo l'altro, alternando momenti di dialogo e conoscenza dei personaggi a serrate corse all'interno del mastodontico (e visivamente davvero strepitoso) labirinto. Qualcuno obietterà che le prime, forse, sono un po' sacrificate: Ball decide infatti di sfruttare al meglio le possibilità offerte dall'ambientazione per dare più spazio alle scene d'azione, limitando le interazioni emotive tra i personaggi. Eppure non si fa nessuna fatica a credere che i loro legami sono reali, a percepire le ansie e le preoccupazioni che li attanagliano, a provare con loro quella sottile e persistente paura di non farcela.

Maze Runner - Il Labirinto Per chi ha letto e amato il libro, farsi un giudizio obiettivo su Maze Runner - Il Labirinto sarà davvero difficile. I cambiamenti della sceneggiatura sono difficili da accettare, ma onestamente troviamo che, pur offrendo soluzioni narrative differenti, rendano giustizia al film, rendendolo maggiormente adrenalinico e adeguandolo ai ritmi che il cinema esige da un prodotto del genere. Maze Runner cattura lo spettatore e lo trascina all’interno del labirinto, costringendolo a porsi costantemente delle domande, alla ricerca di una soluzione. Incuriosisce a tal punto da lasciarlo sospeso, a fine film, nell’attesa del già annunciato secondo capitolo. E perché no, soddisfa anche le richieste del pubblico per il quale è stato ideato, grazie a un cast di giovani attori, tra i quali emerge il protagonista Dylan O’Brien, conosciuto soprattutto per il ruolo di Stiles in Teen Wolf.

7.5

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