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Maximum Ride, la recensione dello young-adult disponibile su Netflix

Un gruppo di adolescenti dotati di superpoteri deve affrontare il proprio passato in Maximum Ride, primo adattamento della saga di romanzi.

recensione Maximum Ride, la recensione dello young-adult disponibile su Netflix
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Uno scienziato fa evadere da una misteriosa struttura la piccola Max e altri suoi coetanei, dotati di straordinari poteri. Anni dopo li ritroviamo adulti e costretti a nascondersi dal resto del mondo in una casa isolata dai boschi, per evitare che le rispettive peculiarità possano attrarre nuovamente l'attenzione su di loro. Ma quando un gruppo di uomini, capeggiato dal crudele Ari, rapisce la telepatica Angel (ancora una bambina), Max e i suoi amici scoprono come per loro la ricerca di risposte sia appena all'inizio, portandoli ad intraprendere una pericolosa missione per far ritorno all'interno di quell'edificio dove durante l'infanzia furono vittime di crudeli esperimenti, scoprendo al contempo particolari sempre più inquietanti sulle loro origini.

L'esperimento è finito

Lo young-adult, dopo l'exploit letterario, è diventato anche un fenomeno cinematografico da milioni di dollari che ha trovato il suo maggiore esponente di marca hollywoodiana nella saga di Hunger Games. Allo stesso modo hanno visto la luce anche adattamenti low-budget, solitamente indirizzati direttamente al mercato direct to/home video: destino toccato anche a Maximum Ride (disponibile su Netflix), trasposizione del primo romanzo dell'omonima saga scritta da James Patterson. Come nella migliore-peggiore tradizione del filone ci troviamo dinanzi ad un gruppo di teenager dotato di superpoteri che si trova alle prese con un'improba missione atta anche a svelare maggiori info sul proprio passato. Passato spesso mostrato in invasivi flashback che si alternano ad una vicenda priva di scossoni, transitante da un punto A ad un punto B (e con epilogo aperto a possibili sequel) senza un minimo sussulto di sorta. Una produzione anonima che risente in primis del basso budget, con effetti speciali approssimativi e scarsamente utilizzati e ambientazioni spoglie (fanno eccezione gli splendidi paesaggi attraversati in volo dai personaggi alati), ed in seguito di una messa in scena narrativa che non approfondisce i caratteri del gruppo di protagonisti, ognuno ingabbiato in stereotipi scontati (con tanto di platonica love-story in divenire), a cui le spente interpretazioni del misconosciuto cast non concedono un minimo di carisma. Si procede così per inerzia in un tourbillon esasperato di situazioni e dialoghi forzati, e qualche posa cool e scenografica ad hoc aumenta ulteriormente il senso di totale approssimazione figlia di un'impostazione fan-service paradossalmente irrispettosa verso gli stessi appassionati.

Maximum Ride Adattamento fragilissimo sia dal punto di vista narrativo che da quello spettacolare, per via di un budget non all'altezza e di una narrazione che latita nel caratterizzare i numerosi personaggi in gioco. Questo young-adult tratto dall'omonima saga di romanzi finisce ben presto per annoiare, tra risvolti interpersonali appena abbozzati ed evidenti forzature e tagli in fase di scrittura, tanto che ai titoli di coda di Maximum Ride si respira un senso di profonda incompletezza per una visione che difficilmente soddisferà anche i lettori dell'opera originaria.

4

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