Recensione Mauro c'ha da fare

Alessandro Di Robilant ci propone una sorta di Forrest Gump italiano che, disoccupato, deve vedersela con le raccomandazioni, coi furbetti dello stivale tricolore e con la ex fidanzata che lo ha lasciato.

recensione Mauro c'ha da fare
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L'Alessandro Di Robilant regista, tra l'altro, dei drammatici Il giudice ragazzino (1994) e Marpiccolo (2009), è colui che troviamo dietro la macchina da presa di una commedia tutta italiana (sceneggiata dallo stesso) il cui interprete principale è il Carlo Ferreri che include nella propria filmografia I cento passi (2000) di Marco Tullio Giordana, Ogni lasciato è perso (2001) di Piero Chiambretti e qualche fiction destinata al piccolo schermo (da Paolo Borsellino a Il giovane Montalbano).
È lui, infatti, il Mauro Magazzino cui fa riferimento il titolo di Mauro c'ha da fare (2013): un trentenne dalla doppia laurea residente in un piccolo paese della Sicilia, dove, impossibilitato ad avere un futuro e a far fruttare il suo talento, finisce, piuttosto frustrato, per diventare preda della sua intelligenza, che si aggroviglia su se stessa generando tragicomici risultati. Perché non solo, nonostante le arrabbiature con il professore universitario che non sembra avergli dato il meritato giudizio ai compiti, si vede soffiare da un raccomandato il posto per il dottorato, ma la fidanzata non esita ad interrompere la loro storia d'amore per legarsi ad un attempato quanto ridicolo esaminatore.

Siciliano medio

Quindi, siciliano con la fissa di rimanere nella sua regione, è una sorta di Forrest Gump tricolore quello che, rispecchiando il giusto pensiero dei pochi (?) italiani onesti rimasti nel Bel paese di inizio terzo millennio, si mostra contrario alle raccomandazioni e arriva anche a criticare il proprio sindaco, eccessivamente propenso a momenti a base di relax e caffè al bar. Un siciliano che, spesso impegnato a dare ripetizioni ad uno studente un po' tardo, non fatica ad apparire quale sorta di variante a basso costo del pugliese Checco Zalone, considerando, soprattutto, il suo manifestato, forte impegno di critica nei confronti di una società tanto furba quanto disprezzabile. Un siciliano che si scaglia anche contro l'alimentazione pesante e sbagliata propostagli dalla madre insegnante, alla quale combina, inoltre, un bel guaio con la correzione dei compiti in classe degli alunni; man mano che esterna la propria crescente follia attraverso disturbanti suonate di sax. Mentre, tra una colf che tiene d'occhio dandogli non poco il tormento e grottesche gare di peti con il padre, assume quasi i connotati di un derivato da terra degli spaghetti di Steve"40 anni vergine"Carell il più o meno simpatico protagonista... che Di Robilant provvede ad immergere in sufficientemente divertenti situazioni non distanti, nell'insieme, dal look che caratterizza determinati, moderni prodotti indipendenti leggeri a stelle e strisce.

Mauro c'ha da fare Ancora desideroso di riavere accanto a lui la propria ex ragazza, che lo ha lasciato per accoppiarsi con un attempato quanto ridicolo esaminatore, Mauro Magazzino - interpretato da Carlo Ferreri - è il protagonista di Mauro c’ha da fare (2013) di Alessandro De Robilant, commedia atta a sfruttare questa sorta di Forrest Gump tutto italiano per offrire un esilarante sguardo critico nei confronti delle brutture dello stivale tricolore d’inizio XXI secolo. Si ridacchia e ci si rilassa con intelligenza annessa, pur senza eccellere.

6

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