Recensione Marley

Viaggio musicale nel mondo del Re del reggae

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Primo e unico lavoro autorizzato dalla famiglia Marley, il documentario diretto dall’apprezzato documentarista Kevin Macdonald (La morte sospesa, L’ultimo re di Scozia, The Eagle) arriverà nei cinema come evento unico speciale il 26 giugno prossimo (distribuito da Lucky Red) mentre sarà poi disponibile a partire da ottobre 2012 in un’edizione dvd piena di extra curata da Feltrinelli Real Cinema. Un documentario che nei 140 minuti divisi tra interviste, materiale e filmati d’archivio, testimonianze del tutto inedite e ovviamente una ricchissima colonna sonora di celebri pezzi del ‘Re del reggae’ ripercorre la vita artistica (e non solo) di un uomo dotato di una vocazione sociale e spirituale prima ancora che di un grande talento musicale. Marley narra la storia del musicista dai primi anni a Nine Mile, passando per le polverose vie di Trench Town (a Kingstone) e la filosofia del Rastafarianesimo fino ad arrivare alle luci di un successo internazionale e poi alla definitiva consacrazione nell’olimpo della musica sopraggiunta poi a soli 36 anni per un cancro mal curato. Un ritratto estremamente colorato e colorito (non potrebbe essere altrimenti) attraverso il quale viene alla luce la vocazione semi-divina di un uomo che ha fatto della sua musica, del suo carisma e del suo incredibile talento, un mezzo di pacificazione tra popoli, riuscendo persino a unire sotto un unico segno di pace opposti schieramenti politici e razze diverse; una diversità di cui lui (fusione di bianco e nero) fu sempre perfetta incarnazione.

Stand up for your rights

È molto probabilmente nella sofferenza di quel bambino emarginato per il suo essere un mezzosangue mulatto e non di pura razza nera, che Robert Nesta Marley trovò la forza e la determinazione necessarie a cercare una via d’uscita per sé stesso in primis e per tutti gli stati di emarginazione poi. Stand up for your rights, Judge not, ...the stone that the builder refused / will always be the head cornerstone sono solo alcune delle migliaia di riflessioni, dichiarazioni e grida che attraverso il sound del reggae Bob Marley fece diventare dei veri e propri slogan di pace al fine di rivendicare diritti sociali e umanitari. Ripercorrendo le fasi salienti di un percorso di vita più unico che raro che si snoda attraverso le testimonianze degli amici più cari, lo scarso successo iniziale, la stagione con i Wailers (durata dal 1963 al 1974), ma anche il controverso rapporto con le donne (ebbe una moglie ufficiale e undici figli da sette relazioni diverse), Kevin Macdonald traccia la biografia di un’icona che non si esalta nella celebrazione del mito, ma che resta invece piuttosto fluida nel suo essere un pastiche (non sempre facile da seguire) ricco di atmosfere e sounds che più che descrivere richiamano alla memoria la forza dirompente di Marley (declinata in tutte le sue mille sfaccettature (dalla passione per il calcio alla sua indiscussa essenza di spirito libero). Ricco e pieno di contaminazioni come il personaggio cui vuole rendere omaggio, Marley diventa così un documentario da ‘sentire’ più che da ‘seguire’, in cui perdersi più che ritrovare le fila di una biografia canonica. Rapiti dall’istrionico eclettismo di Marley e della sua gente (quella che nel bene e nel male è stata la fonte d’ispirazione più grande per la sua arte), attraverso un mondo permeato di vibrazioni e musicalità avvolgenti, Marley è come un lungo concerto nell’anima del Re del reggae, cui (spesso e volentieri) non si può fare a meno di seguire a ritmo col piede o canticchiare sottovoce uno dei pezzi sacri (come No Woman, No Cry o Jammin’) che ancora oggi più che un cantante richiamano alla mente un’icona assoluta del mondo della musica dal carisma semi-divino.

Marley Bob Marley ‘rivive’ nel primo documentario accreditato dalla famiglia Marley, in cui il celebre Re del reggae giamaicano viene fuori attraverso le mille sfaccettature della sua personalità, frutto diretto di una infanzia difficile in una terra piena di vibrazioni. Tante le voci, le immagini, le parole e soprattutto le musiche che confluiscono nel lavoro di Macdonald (in sala come evento unico il 26 giugno prossimo), un documentario traboccante di vitalità e di colore attraverso cui l’icona Bob Marley emerge piuttosto efficacemente nella sua semplice complessità quanto nella travolgente carica umana.

7

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