ROMA 2012

Recensione Marfa Girl

Larry Clark racconta la vita di confine.

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Quando si pensa agli Stati Uniti la mente disegna grandi metropoli o deserti sconfinati, posti che sembrano usciti da cartoline turistiche dove tutto è più grande di te, che si tratti del caos o della desolazione. E poi ci sono quelle città ibride, quei posti sconosciuti nascosti nell'entroterra dove tutto ciò che il mondo occidentale collega all'american style in realtà non è mai arrivato. Città come Marfa, in Texas, dove tutto sembra essersi fermato parecchi decenni indietro. Una città desolata, costantemente in pianura, nella quale vivono 1800 persone di etnia diversa: americani, messicani, qualche ispanico e alcuni artisti di passaggio. Questo perché Marfa, tra le altre cose, è la città in cui è stanziata la polizia di confine (il confine messicano è a 68 miglia), dove i teenager devono sottostare a un coprifuoco che li vuole a casa entro le 23 e nelle cui scuole si puniscono gli studenti con metodi corporali. Un posto complicato in cui vivere e allo stesso tempo fonte di inconsueto fascino per personalità artistiche come quella di Larry Clark, considerato uno dei più originali fotografi del secolo e regista di opere considerate spesso controverse. "In realtà non cerco di essere controverso, semplicemente provo a essere onesto e dire la verità sulla vita. Provenendo dal mondo dell'arte non ho mai pensato che ci siano cose che non puoi fare o non puoi mostrare. Credo che i film di Hollywood sottostimino molto il loro pubblico. Sono stato un artista per molti, molti anni e non sono interessato a fare film per soldi. Voglio fare un lavoro che mi soddisfi, mostrare le vite di persone che rimangono nell'ombra. Se lo vedessi in qualsiasi altro progetto, non farei questo tipo di film". Bastano queste poche parole per chiarificare la personalità di Larry Clark, riscontrabile in tutti i suoi lavori e anche in questo Marfa Girl, in concorso alla settima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma.

Conversazioni sensoriali

Filo conduttore del film è Adam (Adam Mediano) un classico teenager di Marfa. Va a scuola, spesso addormentandosi a lezione, ha una mamma che gli vuole molto bene, ma è costantemente impegnata ad accudire la sua collezione di volatili, e trascorre la maggior parte del tempo con gli altri ragazzi del posto non facendo molto altro. Marfa non offre certo grandi occasioni di svago o di emancipazione. Spesso fa visita a Donna (Indigo Rael), la sua vicina di casa, che per il giorno del suo compleanno decide di sedurre il ragazzo. A completare il portfolio attorno ai quali ruota la sceneggiatura ci sono questa misteriosa ragazza, un'artista cresciuta da genitori hippie che crede nel sesso come unica forma di comunicazione, e Tom (Jeremy St. James), uno dei poliziotti di confine innamorato della madre di Adam. Non c'è molto da raccontare della storia di Marfa Girl: la narrazione segue Adam nelle sue attività standard mostrando la desolazione di una città abituata a vivere al confine (non solo geografico), dove ognuno deve inventarsi un modo per intrattenersi per non morire di noia, dove i classici valori morali non sono sottoposti al continuo controllo della società e quindi ognuno si sente libero di essere e credere quello che vuole. Vediamo il ragazzo evolversi, seppur non in maniera palese, costretto dagli eventi bruschi dettati dall'interazione con personalità tra loro agli opposti, che lo costringono a scontrarsi con una realtà che non è la sua.
Eppure, nonostante tutto ciò che accade è relazionabile ad Adam, non è sul serio lui il protagonista della pellicola. È il titolo stesso, Marfa Girl, a indirizzarci verso il giusto punto di vista. Catalizzatori reali della narrazione, in realtà sono la misteriosa artista trasferitasi a Marfa per seguire un corso, interpretata da Drake Burnette: la sua visuale del mondo è talmente differente da quella degli abitanti della città, da risultare stramba e fuori dagli schemi. Eppure per lei quella è la normalità: cresciuta da una padre hippie, crede fermamente nell'amore libero e nella comunicazione tra esseri umani attraverso la sessualità e il contatto fisico, nonché l'uso di droghe. La sua figura si contrappone in modo netto a quella della città stessa, così particolare nel suo essere atipica, così forte da deturpare l'animo umano o da cullare quelli già più tormentati. È la loro dicotomia contrapposta a scatenare i processi cognitivi di uno spettatore che è portato a farsi costantemente domande sul senso di quello che sta guardando e sul dove si vuole arrivare.

Marfa Girl Marfa Girl è prima di tutto un’opera artistica ed è questa la prospettiva più adatta per apprezzare al meglio il film. Gli anni passati a fare fotografie hanno conferito a Larry Clark una perfetta padronanza dell’inquadratura, registrata sempre in modo ottimale ed empatico. Se è vero che a livello narrativo risulta un po’ inconcludente, il progetto riesce comunque a innescare nello spettatore un indispensabile processo di riflessione che mette in discussione tutto quello che passa sullo schermo. Dopotutto, come il regista stesso ammette, il suo scopo non è fare film che possano appassionare il pubblico, quanto raccontare delle verità nascoste, mettere in mostra porzioni di realtà che nessuno ha in coraggio di esporre. Anche per questo Marfa Girl sarà distribuito esclusivamente sul sito larryclark.com il 20 novembre, in lingua inglese e con sottotitoli in italiano e francese. Il modo più reale e concreto per diffondere un messaggio.

6

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