Recensione Maraviglioso Boccaccio

Il Boccaccio dei fratelli Taviani tenta ma non riesce a rievocare la grandezza e la verve narrative dell'opera cui s'ispira

recensione Maraviglioso Boccaccio
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Nella Firenze del milletrecento dieci giovani benestanti decidono di lasciare la città per vivere un momento di escapismo dalla morte e dalla sofferenza indotte dalla peste che dilaga tra la popolazione. Sette donne e tre uomini, rifugiatisi nella campagna toscana, apparentemente lontani dall'orrore che imperversa in città, si abbandoneranno così ai piaceri della fantasia e del racconto, tenendosi impegnati e distratti attraverso una serie di storie incentrate sull'amore che a turno ognuno di loro racconterà. Storie di amori teneri e difficili, ostacolati e impossibili, appassionati e ambiziosi saranno dunque al centro di quei giorni bucolici, spesi alla ricerca di una via di fuga dal malessere fisico e mentale procurato dal dilagare della morte che continua invece ad essere protagonista indiscussa attorno a loro.
In Maraviglioso Boccaccio (questo il titolo dell'ultima ambiziosa opera dei fratelli Taviani), volti noti - e meno noti - di attori italiani del nostro contemporaneo (Kim Rossi Stuart, Paola Cortellesi, Jasmine Trinca, Riccardo Scamarcio, Vittoria Puccini, Michele Riondino e Lello Arena per citarne alcuni) vestono dunque i panni dell'epoca per portare in scena, nell'ordine, la novella della Quarta giornata, incentrata sull'amore fra Ghismunda e Ghisardo osteggiato dal padre di lei (il duca Tancredi), quella della Quinta giornata, che vede invece protagonista Federigo degli Alberighi, e ancora quella dell'Ottava giornata ove si narrano le vicende del burlato Calandrino,  la novella della Nona giornata che vede una eccentrica badessa (Cortellesi) alle prese con uno spinoso dilemma legato alla castità dell'abito monacale, e infine quella della Decima giornata che racconta dell'amor avverso tra Messer Gentil de' Carisendi e Monna Catalina.

Riscoprendo Boccaccio

Dopo Cesare deve morire, apprezzato docu-drama (premiato con l'Orso d'Oro al Festival di Berlino) che portava in scena il Giulio Cesare di William Shakespeare recitato dai detenuti di Rebibbia e diretto dal regista teatrale Fabio Cavalli, i fratelli Taviani tornano a farsi ispirare per una loro opera dalla letteratura più celebre. Al centro di quest'ultimo lavoro vi è infatti il Decameron di Boccaccio riletto e ripercorso al cinema tramite una selezione di cinque novelle che declinando assieme i temi de il dramma, l'ironia, l'erotismo, l'astuzia e soprattutto l'amore creano un mondo immaginifico e di fuga tramite il quale combattere la sofferenza del difficile momento storico che fa da cornice all'opera. I Taviani scelgono di sfruttare Boccaccio e in qualche modo la modernità, l'atemporalità della sua opera più celebre (nonché una delle opere più accreditate di sempre della letteratura del Trecento europeo e fonte di ispirazione per numerose altre opere) per tracciare un parallelo di difficoltà giovanile che dalla Firenze di allora transita e arriva sino all'Europa (ma in generale al mondo) di oggi, mutando la peste in una crisi nera (economica e dei valori) che sembra aver similmente annebbiato, offuscato quelle che dovrebbero essere invece le menti più fervide e creative, ovvero quelle dei giovani. La paura e il terrore di allora e di oggi vengono dunque esorcizzati attraverso le cinque storie che i Taviani scelgono per riproporre Boccaccio e tracciare una linea di confine ma anche di congiunzione tra il mondo del passato e quello del presente, nella diversità ma anche nelle tante similitudini. A fronte di questa interessante idea di mischiare la letteratura più celebre per parlare trasversalmente della nostra attualità, i Taviani affrontano però la sfida assai ardua di rileggere un'opera complessa e sfaccettata che trova nella riduzione cinematografica numerosi limiti espressivi. Nonostante l'ottima fattura della ricostruzione scenica, la bellezza delle musiche e delle location utilizzate infatti, Maraviglioso Boccaccio si arena quasi subito per via della poca fluidità narrativa compresa tra la cornice narrativa e le novelle, e soprattutto per via di quella (necessaria ma non funzionale) frammentazione narrativa che crea più di un dislivello comunicativo e una superficialità d'approccio sotto la quale periscono anche gran parte delle interpretazioni. Non è un caso infatti che risultino maggiormente riusciti solo i due episodi (quelli rispettivamente con Rossi Stuart e la Cortellesi) in cui l'ironia e il sarcasmo del testo di partenza trovano nell'interpretazione attoriale lo spirito giusto per far aderire in qualche modo passato e presente. Il resto appare come il frutto di una sfida che non riesce a superare i limiti strutturali rivendicati già in partenza.

Maraviglioso Boccaccio I fratelli Taviani tornano al cinema con Maraviglioso Boccaccio, un’opera impegnata e impegnativa che si ripromette di rileggere attraverso alcune novelle del celebre Decameron di Boccaccio lo stato di crisi che affligge i giovani, di ieri così come di oggi, pur nelle diverse avversità che ogni singolo momento storico produce. Un progetto ardito che, al di là della bellezza dei paesaggi e di una mirabile cura/attenzione per la ricostruzione storica, non riesce nelle sue scelte prettamente narrative a rivelarsi dall'inizio un prodotto fluido, coerente e coeso e soprattutto in grado di rievocare la grandezza dell'opera cui s'ispira. Peccato!

5.5

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