Recensione Maleficent

La vera storia di Malefica nel nuovo live action targato Disney

recensione Maleficent
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I cattivi Disney sono da sempre tra i personaggi più affascinanti della moderna cinematografia: estremamente iconici, dal look impeccabile, immensamente ironici e sarcastici, dallo spiccato umorismo, riescono a conquistarsi da generazioni le simpatie di spettatori che, per contratto, non dovrebbero fare di certo il tifo per loro. Tra loro spicca indubbiamente Malefica, personaggio completamente inventato dagli Studios quando, nel 1959, hanno portato sul grande schermo la storia de La Bella Addormentata nel Bosco. Per 400 anni la vicenda della bella principessa caduta in un profondo sonno magico si è raccontata in diverse parti del mondo, mai uguale a se stessa: l’arcolaio è l’unico elemento di rilievo che da sempre ritroviamo in tutte le versioni. Le origini di Maledica come personificazione femminile del male, invece, non sono molto chiare: una regina cattiva, gelosa e vendicativa, o una fata malvagia sono le due figure che più si avvicinano alla creazione dell’icona disneyana. Misteriose sono anche le motivazioni che si nascondo dietro l’odio di Malefica nei confronti del regno gestito dai genitori di Aurora. Come mai si odiano così tanto? Può davvero essersi arrabbiata solo perché hanno deciso di non invitarla al battesimo della neonata principessa? Ovviamente no e gli appassionati, da sempre, si interrogano sulle reali motivazioni che si nascondono dietro la romantica storia de La Bella Addormentata nel Bosco.
Ecco poste le basi del fascino e dell’interesse suscitati da Maleficent già molto tempo prima della sua uscita cinematografica. “Questo film parla di un personaggio che abbiamo conosciuto come una persona dal cuore duro, mentre la nostra storia risponde alla domanda: perché? Con Maleficent vorrei che il pubblico avesse la sensazione di essere entrato in un mondo mai visto prima e mi auguro che, alla fine della visione, esca dal cinema con la sensazione che tutti possono redimersi, nessuno escluso”, dichiara il produttore Joe Roth.

Prima di Malefica...

Robert Stromberg e la sceneggiatrice Linda Woolverton (La Bella e la Bestia, Alice in Wonderland) hanno concordato fin da subito che la storia sarebbe iniziata con Malefica vista da bambina. “Sin dall’inizio del film la osserviamo da molto vicino e scopriamo come ha conosciuto Stefano e come il loro profondo legame si è evoluto fino a tramutarli in nemici”. Come in tutte le fiabe, quindi, si comincia con un C’era una volta, con due regni in conflitto tra di loro. Uno abitato da umani e l’altro, la Brughiera, in cui vivevano liberi gli essere magici, tra i quali una giovane Malefica, una fata gentile e amata da tutti. I rapporti tra esseri magici e umani erano severamente vietati, ma un giorno un ragazzo sorpassa le barriere della Brughiera per rubare una pietra. Eccolo, il primo incontro tra una impacciata Malefica e il giovane Stefano, che si trasforma presto in un’amicizia tenera e profonda e in un acerbo amore adolescenziale. Il conflitto tra i due regni, però, non è ancora finito e il Re vuole a tutti i costi conquistare la Brughiera: Malefica, ormai una delle più potenti fate del regno, è disposta a tutto pur di difendere il suo popolo. Così come lo è il Re, pronto a cedere il suo castello e la mano di sua figlia a chiunque sia il grado di uccidere la strega e portargli la sua testa: ma chi avrà mai il coraggio di avvicinarsi così tanto a Malefica?

Aiuto, mi sono persa nel bosco!

Quando si rimette mano a un classico c’è sempre il rischio di combinare un bel casino. È inevitabile: oggi le ragazze sono abituate a un tipo di comunicazione, sia ritmica che visiva, completamente diversa da quella, estremamente elegante e sinuosa, utilizzata per La Bella Addormentata nel Bosco del 1959. Come farle avvicinare quindi a questo capolavoro? Sono attratte dall’iconografia del suoi personaggi eppure non ne conoscono nulla. È ammirevole quindi la decisione di Disney di adattare una storia classica a un linguaggio e una grafica più affini al target attuale; peccato però che le buone intenzioni non rispecchino sempre i risultati. Colpa anche del target stesso che, ormai, è sempre più frammentato, per nulla coeso e dalla attenzione flebile. E così Maleficent si perde un po’ nel suo cercare di seguire diverse direzioni, adattarsi a molteplici desideri, accontentare un po’ tutti senza essere davvero fedele a se stesso. C’è amore, ironia, mistero, magia, paura, famiglia... il tutto sparso all’interno di una sceneggiatura che sembra più un puzzle montato male che un’opera coesa. C’è il desiderio di rivendicare un originale e altamente attuale femminismo, sminuire il ruolo storico del famoso, quanto ormai sempre più deriso Principe Azzurro, reinventare e stravolgere la storia, senza però dimenticarsi delle sue origini. Forse ci sono un po' troppe cose nel calderone e ci ritroviamo ad assistere all'eterna lotta tra bene e male, tipica delle fiabe, solo che questa volta a scontrarsi sono la capacità di sintesi e la necessità di approfondire i personaggi. Manca il tempo, il desiderio, il potere. E così si perde quasi tutto nel caos di una storia semplice, con continui richiami al classico, e costanti punti interrogativi. È vero, capiamo qualcosa in più sul passato di Malefica, su come sia diventata la cattiva che tutti adoriamo, ma finisce lì. I mutamenti psicologici di tutti gli altri protagonisti ce li perdiamo fortemente per strada e non vorremmo proprio.

Il potere di Malefica

Se è vero che il film, che segna l’esordio alla regia di Robert Stromberg, ha davvero tante lacune e spunti narrativi oseremmo dire "riciclati" da farsi perdonare, bisogna anche ammettere che in Maleficent non è certo tutto da buttare. Anzi, c’è qualcosa che vorremmo salvare anche per un paio di film che con questo non c’entrano nulla: la magnetica interpretazione di Angelina Jolie, che brilla di luce propria in ogni inquadratura, regalando allo spettatore uno spettro emozionale degno della migliore delle ironiche cattive Disney. Favolosa nelle scene delle quali è assoluta protagonista e abbastanza forte da riuscire a tenere in piedi anche i momenti deboli degli altri personaggi, credibile in ogni sua emozione, perfettamente amalgamata con il suo personaggio, tanto da mettere in secondo piano quelle piccole, seppur fondamentali, modifiche apportate al look di Malefica. Che importa se la sua pelle non è verde? Riesci comunque a credere in tutto quello che fa, anche in quelle cose tipicamente al di fuori dal suo personaggio così come lo abbiamo conosciuto fino a oggi. Angelina Jolie si muove sinuosa sullo schermo, con malvagio sarcasmo e umano amore: senti il suo cuore farsi in mille pezzi quando viene ferita, percepisci lo scompiglio emozionale che la presenza di Aurora le causa, la disperazione della sua lotta, la forza del suo amore. Tutto attorno a lei è vibrante e ipnotico. La sua Malefica la si può solo amare.

Maleficent “Per me come regista è stato importante conservare un sufficiente numero di elementi de La Bella Addormentata nel Bosco, in maniera tale che i fan dell’originale non rimangano delusi quando vedranno questo film. Sentivo che era importante che la gente vedesse non solo questo personaggio classico realizzato sotto una nuova luce, ma anche la genesi di alcuni di quegli elementi della storia che ricordano l’originale”. Dal punto di vista visivo, il lavoro di Robert Stromberg è davvero ammirevole. La ricostruzione digitale del mondo in cui si muove Malefica ricorda le atmosfere fiabesche dei vecchi racconti, seppur con la resa iperrealistica dell’attuale tecnologia digitale. Il look di Malefica è sinuoso e moderno, pur richiamando fedelmente le ombre proiettate dal personaggio originale e ci sono moltissime inquadrature che echeggiano fedelmente al classico Disney. È grazie a questi elementi, e al prezioso contributo di Angelina Jolie, che Maleficent si assesta sulla sufficienza, dimostrandosi un film godibile anche se, purtroppo, facilmente dimenticabile. La continua ricerca di idee narrative moderne e che potessero rendere una storia classica più appetibile al pubblico moderno si riduce a un susseguirsi di buchi di sceneggiatura, dialoghi a volte scialbi e colpi di scena coerenti con la nuova filosofia Disney ma che sarebbero stati più funzionali se il target non avesse alle spalle già tre stagioni di Once Upon a Time. Insomma, tutto molto bello quando si parla di Malefica, ma tutto molto inutile se si guarda al resto...

6

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