Recensione Mai Stati Uniti

Vanzina made in USA!

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Potremmo dire che tutto è cominciato nel lontano 1984, quando, in compagnia di un Jerry Calà più scatenato del solito e dell'esilarante Don Buro incarnato da un Christian De Sica dal ciuffo esagerato, Carlo Vanzina raccontò il viaggio nel continente nordamericano intrapreso da una combriccola di studenti della scuola religiosa "San Crispino" nel riuscitissimo Vacanze in America, a suo modo anticipatore della serie televisiva I ragazzi della 3ª C, della quale già includeva diversi elementi nel cast (Fabio Ferrari, Fabio Camilli, Giacomo Rosselli).
Un'esperienza, quella dell'escursione nella terra degli yankee, ripresa dall'autore di Sapore di mare otto anni dopo, quando, tramite il gradevole Sognando la California, accompagnò oltreoceano i quattro ex compagni universitari Massimo Boldi, Antonello Fassari, Maurizio Ferrini e Nino Frassica, tra scenografie da film western, fagioli alla John Wayne e Bo Derek.
Un'esperienza che sembra essere destinata a ripetersi all'interno di questo suo cinquantaquattresimo lavoro cinematografico, come lascia intuire già il curioso titolo, giocato sul passato prossimo del verbo essere in terza persona plurale.

Vi stimo fratelli

Cinquantaquattresima fatica di cui l'inseparabile fratello Enrico - co-sceneggiatore insieme allo stesso Carlo e all'Edoardo Falcone responsabile degli script di Nessuno mi può giudicare e Viva l'Italia! - riassume così il plot: "Mettiamo in scena cinque personaggi male in arnese: Vincenzo Salemme, un cameriere rovinato dalla sua passione per il gioco d'azzardo, Ambra Angiolini, una segretaria d'azienda devastata dalle nevrosi, Ricky Memphis, un uomo abbandonato dalla moglie e in caduta libera, Anna Foglietta, una precaria superficiale, molto allegra nella sua vita sessuale, Giovanni Vernia, un bambinone leggermente autistico cresciuto senza genitori in uno zoo. All'inizio del film, questi cinque personaggi scoprono di essere figli dello stesso padre, insomma, di essere fratelli. Il viaggio che faranno, tutti insieme, per andare a spargere le ceneri del padre in Arizona (solo così potranno mettere mano a una cospicua eredità), è un percorso che li farà scontrare, li farà litigare, ma, alla fine, farà loro scoprire il senso della fratellanza".

Parto coi folli

Perché, con il piccolo Andrea Pittorino coinvolto nel ruolo del figlio di Memphis, è, in particolar modo, l'importanza di avere una famiglia in un mondo sempre più tempestato di personaggi disperati e di poco di buono a emergere nel corso della circa ora e mezza di visione, che riesce nell'impresa di strappare risate fin dalla presentazione dei protagonisti; soprattutto nel momento in cui abbiamo una Foglietta che, alle prese con un colloquio di lavoro, provvede immediatamente a sfoggiare - un po' come in Colpi di fulmine di Neri Parenti - un modo di fare da esilarante coatta capitolina.
Modo di fare rientrante, ovviamente, tra gli elementi vincenti dell'operazione, caratterizzata da una costruzione a sketch che, in mezzo a Vernia spesso impegnato a imitare il Robert De Niro di Taxi driver e incontri con pericolosi grizzly e serpenti a sonagli, finisce per risultare scandita da un ritmo narrativo tutt'altro che fiacco.
Man mano che viene tirato in ballo anche l'infallibile Maurizio Mattioli in una divertente sequenza, chiaramente derivata da quella che vide Biagio Izzo camuffarsi da ricco petroliere russo nella fatica vanziniana datata 2004 In questo mondo di ladri.
Fatica da cui questo gradevolissimo Mai Stati Uniti sembra attingere anche in altre occasioni, mentre provvede a trasferire gli stilemi della commedia nostrana all'interno di contesti e scenografia alla Una notte da leoni e Parto col folle.
Senza ricorrere, però, a volgarità gratuite, a differenza dei due film di Todd Phillips, e non solo annoverando tra le situazioni più spassose quella in cui Salemme e Memphis si avventurano alla ricerca di una ruota nuova dell'automobile per sostituire quella forata, ma anche testimoniando - soprattutto durante gli inseguimenti con la polizia - la capacità di Vanzina di confezionare prodotti di celluloide in grado di manifestare un certo taglio internazionale.

Mai Stati Uniti Dopo Vacanze in America (1984) e Sognando la California (1992), Carlo Vanzina - affiancato in fase di sceneggiatura dall’inseparabile fratello Enrico e da Edoardo Falcone - torna in terra a stelle strisce con un quintetto di attori spazianti dai già collaudati Ricky Memphis, Vincenzo Salemme ed Anna Foglietta ad Ambra Angiolini e Giovanni”Ti stimo fratello”Vernia, nuovi su un set del figlio di Steno. Il risultato è una gradevole commedia che, costruita a sketch, riesce nell’impresa di regalare non poche risate nel corso dei circa novanta minuti di visione, scanditi da un ritmo decisamente incalzante. Mentre, con indispensabile dose di ottimismo, fornisce anche riflessioni riguardanti il senso di famiglia e la sua importanza.

6.5

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