Recensione Magic Mike XXL

I Re di Tampa sono tornati, per un ultimo grande spettacolo: ma l'impressione che si ha dal secondo e conclusivo atto della serie è che sia più importante il viaggio, che la destinazione...

recensione Magic Mike XXL
Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Ne è passata di acqua sotto i ponti, per Magic Mike, negli ultimi tre anni: dopo il suo abbandono dalle scene dei night club ha lavorato sodo e si è rimesso in carreggiata, portando avanti il suo vero sogno. Sì, "portando avanti" e non "realizzando", perché la sua ditta di mobili da design è ancora in fase di start-up e il successo è tutt'altro che assicurato. Una telefonata da parte dei vecchi compagni di scorribande sul palco, però, riporta la sua mente al passato e una rimpatriata si fa inevitabile. Rimpatriata che, alla fine, porterà i nostri alla decisione di mettere in scena un ultimo, clamoroso spettacolo presso la convention di Myrtle Beach. Certo, le difficoltà non mancano: in assenza del loro mentore Dallas e dell'elemento più giovane del gruppo, Kid, i nostri si imbarcano in un viaggio alla scoperta di nuove routine di esibizione ma, soprattutto, di loro stessi. I Re di Tampa sono tornati!

If you're goin'in put your hands in the air

Il primo Magic Mike era un titolo sicuramente inusuale, e interessante nella sua doppia chiave di lettura: se da un lato, infatti, il film si prestava senza troppe remore a un certo piacere voyeuristico indirizzato agli spettatori interessati, da un altro la pellicola di Steven Soderbergh nascondeva un lato umano interessante, benché sovraesposto e non troppo bilanciato. Ispirata alle memorie del protagonista Channing Tatum relative al suo periodo giovanile tra le file degli stripper, l'opera del regista della saga Ocean's riscosse un discreto successo nel 2012, e torna ora con un sequel nuovo di pacca, Magic Mike XXL, voluto e portato avanti dalla stessa squadra realizzativa. Al timone, al posto del cineasta americano (qui solo in veste di produttore e montatore) il ben più modesto Gregory Jacobs, per un seguito che tiene fede al suo suffisso. La trama di XXL, difatti, è puramente accessoria, un mero pretesto per un viaggio on the road insieme ai King of Tampa per partecipare ad un'ultima, gloriosa esibizione. Cosa aspetterà i nostri personaggi, dopo? Non lo sappiamo, così come è incerto il destino dei personaggi lasciati indietro per meri motivi di produzione e/o sceneggiatura: l'impressione è che l'obiettivo sia proprio quello di far godere quest'ultimo "viaggio" dei protagonisti, cercando nel contempo di dare finalmente un contorno più definito ai personaggi solamente abbozzati nel primo capitolo, da Richie a Ken, passando per Tito e Tarzan.

Magic Mike XXL Magic Mike XXL è un film sostanzialmente inutile, un "more of the same" del titolo del 2012 creato scimmiottandone lo stile ma non sempre riuscendoci, e risultando spesso più simile al classico film di sfide di street dance che alla pellicola di Steven Soderbergh che ha gettato una luce (stroboscobica) sul complesso e sfaccettato mondo degli stripper. XXL, inoltre, è molto più sbilanciato verso una visione dedicata al pubblico femminile rispetto al primo film, vista anche la presenza (e i ruoli) di svariati personaggi, interpretati da attrici piuttosto note (Andie MacDowell, Amber Heard, Jada Pinkett-Smith, Elizabeth Banks), e tutta una serie di riferimenti 'ad hoc'. Insomma, si fa guardare e non perde il suo gusto per la battuta anche sagace, ma è un superfluo passo indietro rispetto al capostipite, che inoltre aveva dalla sua la presenza di un imbattibilmente testosteronico Matthew McConaughey.

6

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