Maelstrom, la recensione del film di Denis Villeneuve

Una giovane donna cade in un vortice depressivo dopo aver abortito ed in seguito provocato un incidente in Maelstrom, secondo film di Denis Villeneuve.

recensione Maelstrom, la recensione del film di Denis Villeneuve
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La venticinquenne Bibiane Champagne, figlia di un facoltoso imprenditore e proprietaria ella stessa di tre boutique, si trova ad una svolta cruciale della propria vita: dopo aver abortito infatti, la ragazza cade in una profonda forma di depressione. In un vero e proprio movimento autodistruttivo Bibiane finisce nelle spire dell'alcoolismo passando di letto in letto e rischiando di mandare a monte la carriera professionale, ma il peggio deve ancora arrivare. Una sera infatti, persa nei pensieri e obnubilata dagli effetti di qualche bicchiere di troppo, la ragazza investe un anziano pescatore norvegese che stava attraversando in quel momento la strada. Dopo essere scappata dal luogo dell'incidente, e indecisa ancora se consegnarsi o meno alle autorità, Bibiane scoprirà come a volte dagli eventi nefasti e dai sensi di colpa possa nascere un futuro migliore.

L'altro volto della speranza

Mentre è ancora fresco di uscita nelle sale l'attesissimo Blade Runner 2049, continuiamo il nostro percorso a ritroso nella filmografia del regista Denis Villeneuve, concentrandoci in questa occasione con il suo secondo lavoro dietro la macchina da presa, datato 2000 ed intitolato Maelstrom. Un titolo che si rifà al fenomeno gorgogliante avente luogo lungo la costa atlantica della Norvegia e che ben rappresenta, con il suo moto di correnti, il senso stesso della storia qui messa in scena, impostata su toni visionari da commedia amara e dell'assurdo che ben catturano le complessità e i bivi dell'esistenza. Una storia che ha inizio raccontata da un pesce parlante prossimo ad essere ucciso, in una sorta di fremito inquieto e surreale che ben si ibrida alle atmosfere sì più quiete e normali ma non meno paradossali di quanto sarà da lì a venire. Il cineasta canadese, pur in un prodotto a basso budget, mette già in scena alcuni tratti distintivi del suo cinema, a cominciare dai giochi di luci ed ombre fino alla gestione dei personaggi protagonisti, con un'alternanza di punti di vista e linee temporali che si ricollegano chirurgicamente in uno schema beffardo, apparentemente crudele ma a cui giova una sensuale dolceamarezza che arriva ad emozionare a più riprese, trovando inoltre una perfetta chiosa della vicenda. Una narrazione incisiva e plasmata sui dettagli, con figure di contorno (l'uomo della metropolitana su tutti) che si rivelano nella loro brevità pedine fondamentali nella partita a due ordita dal destino e sequenze di profonda tensione psicologica, come nel brindisi funerario in cui il tempo pare letteralmente fermarsi dinanzi agli occhi della protagonista. Protagonista complessa e sfaccettata, a tratti scostante nei suoi comportamenti masochistici ma pregna di una fiammella vitale in cui dolore e speranza brillano di sussulti nella magnifica interpretazione di una sensuale Marie-Josée Croze.

Maelstrom Il senso di colpa della protagonista, prima per aver abortito ed in seguito per aver investito un uomo, domina i novanta minuti di visione del secondo lavoro di Denis Villeneuve, opera intensa e ricca di spunti sulle casualità della vita e di come da una tragedia possa germogliare una speranza. Con sprazzi visionari, inclusi prologo ed epilogo, in cui un pesce prossimo al macello racconta la vicenda, e una logica degli eventi che si collega con una geometria beffarda e affascinante, Maelstrom mette già in mostra, pur in una messa in scena più spoglia e minimale, diversi spunti del cinema futuro del regista canadese, sia narrativi che stilistici.

7.5

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