Recensione Machine Gun Preacher

Gerard Butler è un missionario-crociato impegnato attivamente nel continente nero in Machine Gun Preacher, film ispirato alla vera storia di Sam Childers diretto nel 2011 da Marc Forster.

recensione Machine Gun Preacher
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Sam Childers è un tossicodipendente appena uscito di galera che, dopo aver quasi ucciso per legittima difesa un autostoppista, trova nella fede un mezzo per cambiare la propria vita. Con l'aiuto della moglie e della figlia l'uomo avvia una ditta di costruzioni, mentre il suo impegno umanitario si fa sempre più sentito dopo la visita nella Chiesa locale di un prete a capo di una missione in Africa. Deciso a vedere con i propri occhi l'estrema povertà del continente nero, Sam decide di recarsi per un viaggio di due settimane in Uganda: qui, a contatto con una realtà crudele in cui i bambini sono vittime inermi della sanguinosa guerra civile, comprende che Dio gli ha affidato un compito. Sam impegna così tutti i suoi risparmi per costruire una parrocchia in uno dei luoghi più pericolosi del Sudan, accogliendo nell'attigua comunità decine e decine di orfani. La sua nuova vita da missionario - crociato rischia però di mettere in crisi il rapporto, ormai a distanza, con le persone a lui più care.

Pecore e lupi

Ispirato alla vera, controversa, figura di Sam Childers, ex biker tossicodipendente la cui conversione lo ha portato a divenire una sorta di santo guerrigliero al confine tra Sudan e Uganda, dove vive e combatte tutt'oggi, Machine Gun Preacher è stato un clamoroso tonfo al botteghino (solo 3 milioni di dollari d'incasso worldwide a dispetto di un budget dieci volte superiore) nonostante i grandi nomi coinvolti, sia dietro che davanti la macchina da presa. Il film infatti, diretto nel 2011 dal Marc Forster del bondiano Quantum of solace (2008) e del più recente World War Z (2013), vedeva come assoluto protagonista Gerard Butler, accompagnato da un cast di comprimari d'eccezione quali Michael Shannon e la splendida Michelle Monaghan. C'è da dire che non è però difficile comprendere i motivi dell'insuccesso di pubblico e critica: tolto infatti il fascino indiscusso di un personaggio border-line, uomo redento dai propri peccati che ha sacrificato tutto per una nobile causa, il film si adagia su una narrazione spesso incoerente e gridata, soprattutto nella seconda parte dove il condivisibile intento di Childers si trasforma in una sorta di invasata follia, mettendo a rischio il rapporto con la sua famiglia. Nonostante la cover originale, che mostra Butler armato come una vera e propria macchina da guerra, le parti prettamente action, girate senza ispirazione, sono limitate a una ventina di minuti e il narrato si concentra prettamente sulla componente drammatico-religiosa, tanto che per la prima ora sembra di assistere ad un lungo spot delle associazioni cristiane d'oltreoceano. Il regista cerca di porre uno sguardo umanitario mettendo a confronto la sobria povertà delle capanne in Africa con lo sfarzo dei party e dei banchetti ai quali Childers partecipa in patria per raccogliere fondi per la sua missione, ma anche qui non si respira mai un vero coinvolgimento emotivo bensì un senso di innaturale freddezza, tanto che anche le sporadiche scene di brutale violenza non aggiungono molto alla complessiva anonimità di una vicenda che avrebbe meritato maggior risalto filmico.

Machine Gun Preacher Gerard Butler è Sam Childers, un missionario-combattente realmente esistente e ancora in attività al confine tra Sudan e Uganda, in un film che non rende giustizia ad un personaggio non sempre del tutto condivisibile ma sicuramente affascinante. La caratterizzazione del protagonista però è qui sin troppo marcata, rendendola a tratti fastidiosa (nonostante l'ottima interpretazione di Butler) in una narrazione priva di equilibrio, che alterna dramma e azione violenta non centrando mai il giusto istinto empatico ed emotivo che la storia avrebbe meritato. E così anche l'importante messaggio di fondo di Machine Gun Preacher ne fuoriesce appannato, negandogli la giusta forza necessaria per scuotere la coscienza del pubblico.

5

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