Venezia 2012

Recensione Linhas de Wellington

Valeria Sarmiento e il ritorno del kolossal storico

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Non sono state poche le volte che le imprese del politico d’oltralpe Napoleone Bonaparte - fondatore del Primo Impero francese - hanno finito per essere raccontate sullo schermo, se consideriamo che, addirittura prima del mitico Napoléon, diretto nel 1927 da Abel Gance, avevano già avuto modo di fare la loro apparizione circa cinquanta lavori che lo videro protagonista o, comunque, legato alle storie in questione.
Una filmografia, quella d’argomento napoleonico, destinata ad arricchirsi di decennio in decennio, da quelli che furono i tempi del muto, con centinaia e centinaia di titoli; dalle varie versioni di Guerra e pace al nostro N (Io e Napoleone), diretto nel 2006 da Paolo Virzì; passando per Desirée di Henry Koster, interpretato nel 1954 da Marlon Brando, e Waterloo, firmato nel 1970 dal russo Sergey Bondarchuk.
Una filmografia ricchissima cui va ad aggiungersi questo Linhas de Wellington, co-produzione tra Spagna e Portogallo che, iniziata dal prolifico cineasta di origini cilene Raoul Ruiz - autore di Tre vite e una sola morte e Genealogia di un crimine - su sceneggiatura di CarlosI misteri di LisbonaSaboga, è stata portata a termine da Valeria Sarmiento; compagna del compianto regista, nonché responsabile del montaggio di molti suoi film.

Io e Napoleone

Oltre due ore e mezza di visione che pongono il Melvil Poupaud di Racconto di Natale nei panni del maresciallo Massena, il quale, dopo che i tentativi di Junot e Soult sono falliti nel 1807 e nel 1809, viene inviato da Napoleone Bonaparte al comando di un imponente esercito, l’anno successivo, per invadere il Portogallo.
Mentre è il grandissimo John Malkovich a incarnare il generale Wellington, alla guida dell’esercito anglo-portoghese che attende, appunto, quello francese, agevolmente addentratosi fino al centro del paese.
Al fine di raccontare su celluloide un non molto conosciuto periodo storico, tirando in ballo un’infinità di personaggi, tra soldati, prostitute, contadini e nobili decaduti.

Francesi in ritirata

Infinità di personaggi che hanno i volti di tutt’altro che sconosciuti esponenti della Settima arte; da VincentIl tulipano d’oroPerez al mitico Mathieu Amalric del dittico Nemico pubblico n. 1, passando per la nostra Chiara Mastroianni e i veterani Michel Piccoli, Isabelle Huppert e Catherine Deneuve.
Tutti al servizio di un’operazione di cui la regista dichiara: “Quando il produttore Paulo Branco mi chiese di portare a termine il film sulle guerre napoleoniche che Raoul Ruiz aveva ideato, mi sembrò un compito quasi impossibile. Leggendo, però, la sceneggiatura di Carlos Saboga, rimasi sorpresa: scoprii l’esodo dei portoghesi, il destino tipico della gente comune, la vita quotidiana durante un conflitto, dei punti di vista che hanno fatto sì che quel racconto diventasse mio. Il resto è consistito nel lavoro con gli attori, specialmente per i personaggi femminili che soffrono tanto nel corso di una guerra e, soprattutto, nel fare in modo che il paesaggio seguisse con la macchina da presa una paradossale tattica di guerra: il contraddittorio pellegrinaggio che fu la ritirata verso le ‘linee di Wellington’”.

Alla fine, però, l’immediata impressione è quella di trovarci dinanzi a uno spettacolo che, principalmente basato sulla prova dell’assortitissimo cast, sembra da un lato sfoggiare una certa impostazione di taglio teatrale, dall’altro rispecchiare il look delle grosse fiction televisive che tentano di emulare i classici kolossal tempestati di cura scenografica, varietà di costumi e, appunto, abbondanza di nomi noti.
Quindi, un noioso e lungo polpettone storico che, costruito su lenti ritmi di narrazione e quasi del tutto sui dialoghi (alcuni anche infarciti d’ironia), potrebbe al massimo essere utilizzato per le proiezioni a scopo didattico all’interno delle strutture scolastiche... se non fosse per la presenza di quei nudi integrali femminili che, comunque, farebbero la gioia dei maschietti.

Linhas de Wellington Non poteva essere dedicato altro che al compianto cineasta di origini cilene Raoul Ruiz il lungometraggio storico che, atto a raccontare su celluloide la sconfitta dell’esercito napoleonico in Portogallo, nel 1810, venne cominciato proprio dall’autore di Tre vite e una sola morte (1996), per poi essere portato a termine dalla moglie Valeria Sarmiento - curatrice del montaggio di molti suoi lavori - in seguito alla sua scomparsa, avvenuta il 19 Agosto del 2011. Con un variegatissimo cast costituito da star di diverse nazionalità, da John Malkovich a Chiara Mastroianni, oltre due ore e mezza di visione che non faticano ad assumere i connotati di quelle grosse fiction televisive caratterizzate da notevole cura estetica, ma penalizzate dai non molto incalzanti ritmi del piccolo schermo. Del resto, pare che la versione integrale della pellicola verrà trasmessa in televisione in tre puntate, quindi, la sua natura non è nient’altro che quella.

6

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