Recensione Life May Be

Il potente viaggio di due artisti all'interno delle influenze tra culture, arte e vita

recensione Life May Be
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Mania Akbari è un’attrice e regista, o meglio artista (la ricordiamo - tra le altre cose - nella pellicola 10 di Abbas Kiarostami) iraniana costretta (come la stragrande maggioranza dei suoi conterranei) ad espatriare per poter lavorare, vista la ferrea censura artistica e sociale imposta dal governo iraniano. Mark Cousins è invece un regista e storico del cinema irlandese (ricordiamo il suo bel lavoro a episodi The Story of Film: an Odissey - 15 episodi da 60 minuti andati in onda sulla televisione britannica e presentati anche al Toronto International Film Festival nel 2011). E quello ripreso dall’interessantissimo Life May Be è proprio una sorta di ‘carteggio audiovisivo’ tra i due artisti, uno stimolante interscambio di idee, spunti di riflessione tra Oriente e Occidente, tra la percezione femminile e quella maschile. Sono le loro due voci, coinvolgenti e in qualche modo addirittura magnetiche, che narrando il contenuto di queste singolari epistole audiovisive ci raccontano di come sia il nostro mondo osservato dalla loro privilegiata e sensibile prospettiva di artisti, diviso nella declinazione di Oriente e Occidente ma osservato dalla profondità di quella medesima percezione artistica che appartiene tanto alla Akbari quanto a Cousins. Il loro è un dialogare che viaggia vicino (mostrando corpi che assumono col passare dei minuti un primo piano assoluto) e lontano ripercorrendo - soprattutto nella fase finale - le tante fotografie di mondi che i due artisti hanno attraversato e poi aggiunto al loro bagaglio visivo e culturale. In un crescendo di botta e risposta che assume quasi il profilo romantico di un carteggio amoroso tra arti e visioni artistiche, Life May Be s’impone con la potenza di una riflessione documentaristica che attraversa lo spazio e il tempo, navigando dai paesaggi rurali iraniani fino alle roboanti metropoli europee, senza perdere di vista e senza mai allontanarsi da quell'amore per la forma d’arte e per la sua complessità che rende l’opera (e la parola) di questi due artisti così valida ed eloquente.

Dear Life...

Presentato nella sezione dei documentari internazionali del 32 TFF, il video-diario diretto a quattro mani dall’iraniana Mania Akbari e dall’inglese Mark Cousins è la ricerca potente e incalzante di un proprio posto nel mondo, analizzato attraverso la geografia dei confini o non-limiti spaziali e sociali, culturali e ambientali. E mentre Cousins parla del ‘suo’ Occidente sdraiato su un divano a sorseggiare birra e sgranocchiare patatine, la Akbari ci riporta la sua esperienza di viaggiatrice per mondi diversi e sempre più lontana dal suo mondo d’origine (l’Iran) - di cui conserva gli indelebili ricordi in scatoloni pieni di foto, lettere, ritagli - e sempre più consapevole di quel corpo di donna che l’Iran costantemente osteggia, nega, rifiuta celandolo sotto l’informe chador o dietro le volontà di un mondo apertamente maschile e maschilista. Life May Be è dunque un racconto scandito dall’attesa di un dialogare che segue i tempi di un carteggio e l’evoluzione visiva, fluida del film trovando un punto di coesione forte nelle voci e nei pensieri di questi due artisti che parlando tra di loro ci parlano del mondo, di come è, di come dovrebbe essere. Riflessioni sempre più libere che verso il finale sembrano quasi aderire all’idea di un flusso di coscienza audiovisivo in cui i ricordi (in vero e proprio stile Joyciano) si fondono alle immagini creando e costruendo l’idea di un tragitto comune e sempre diverso che come esseri umani tutti noi percorriamo, seguendo l’idea di quello che la vita è o può essere (Life May Be), forse (un condizionale alluso dal titolo che attraverso un sottile e semplice gioco di parole diventa anche Life Maybe ovvero La vita, forse). Un vero e proprio omaggio alle cose belle della vita, alla possibilità di cambiamento e alla sfida della libertà costruito all’unisono da due interessantissime voci artistiche del nostro tempo.

Life May Be Presentato nella sezione competitiva dei documentari internazionali, Life May Be è un documentario molto potente che sfruttando l’escamotage di un carteggio audiovisivo tra i due suoi interpreti e autori (l’iraniana Mania Akbari e l’irlandese Mark Cousins) ci parla delle percezioni artistiche, del ruolo del corpo e delle nostre mutevoli identità in un mondo fatto di confini spaziali ma anche di illimitate possibilità espressive. Un viaggio davvero significativo, accompagnati dalle suadenti e interessantissime voci di due Artisti del nostro tempo.

7.5

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