Recensione Les Misérables

L'epico incontro tra musical puro e cinema.

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Ogni storia ha un punto di origine e quello de Les Misèrables lo si può inserire tranquillamente nel 1978, quando due compositori francesi, Alain Boublil e Claude-Michel Schonberg, ispirati dal lavoro teatrale di Cameron Mackintosh Oliver!, hanno iniziato a lavorare a un adattamento musicale dell'opera di Victor Hugo. In quel momento nessuno dei tre sapeva come le loro strade si sarebbero incrociate negli anni a venire, intessendo un'epopea di musica e sofferenza, successi e sudore, mito e sogni dilatati nel tempo. Nel 1980 fu pubblicato il concept album de Les Misèrables e, dopo aver venduto 260000 copie, nello stesso anno il regista francese Robert Hossein mise in scena il loro lavoro a teatro. Nasce così il musical più longevo e apprezzato di tutti i tempi, l'opera teatrale che ha girato il mondo insinuandosi nella memoria collettiva. Due anni dopo l'opera veniva portata all'attenzione di Mackintosh per trasformarla in un musical in lingua inglese e così, i tre, si misero a lavoro per scrivere la storia del teatro. "Les Misèrables è uno dei più grandi romanzi sociali che siano mai stati scritti. Hugo ha creato dei personaggi e ha scritto di situazioni entrambi senza tempo e universali. Quando a questo aggiungi la forza della musica di Claude-Michel Schonberg, lo splendore dei testi originali francesi di Alain Boublil, e lo stile fantastico e senza tempo della scrittura di Herbet Kretzmer (il paroliere che, dopo James Fenton, ha adattato i testi in inglese, ndr), il successo dello spettacolo si capisce facilmente".
Tutto questo per delineare a grandi linee che cosa è Les Misèrables e che cosa ci si deve aspettare avvicinandosi all'adattamento cinematografico che Tom Hooper, regista de Il Discorso del Re, ha preparato per il grande schermo. Un progetto che, è importante sottolineare, si costruisce sulle basi del musical teatrale e non sul romanzo di Hugo e quindi, proprio per questo, esprime se stesso tramite l'universalità della musica, portata all'eccesso dal regista. Quindi se il musical è uno di quei generi che vi irrita al sol pensiero, forse (e purtroppo) è il caso di lasciar perdere...

30 anni di redenzione

Jean Valjean (Hugh Jackman), dopo aver passato 19 anni in schiavitù, è finalmente un uomo libero su parola dalla guardia Javert (Russell Crowe), ma nel momento in cui prova a rifarsi una vita, scopre che non c'è molto futuro per un ex schiavo. Accolto da un prete, ruba tutta la sua argenteria ma, quando viene beccato dalla polizia e riportato dal prelato, questo dichiara di aver dato lui stesso il suo argento a Valjean. L'uomo capisce così che forse c'è ancora speranza per lui e con quel bottino si ricostruisce una vita. Otto anni dopo ha cambiato nome ed è diventato il sindaco di una piccola città. Fantine (Anne Hathaway), una delle sue impiegate, viene scoperta a mandare soldi a sua figlia illegittima e viene cacciata dalla fabbrica. Per racimolare i soldi per la sopravvivenza della piccola Cosette, che è affidata alla tutela dei Thenardiers (Sacha Baron Cohen e Helena Bonham Carter), Fantine è costretta prima a vendere i suoi bellissimi capelli e i suoi denti e poi a prostituirsi. Ed è in questo stato di disgrazia, con tutti i suoi sogni e le speranze infrante, che la trova Valjean che la soccorre e, in punto di morte, decide di prendersi cura di Cosette. Nove anni dopo gli studenti di Parigi sono vicini alla rivolta: Marius (Eddie Redmayne) e Enjolras (Aaron Tveit) discutono la rivoluzione per le strade della città. Quando Marius incontra per strada una ormai cresciuta Cosette (Amanda Seyfried) se ne innamora follemente e chiede alla sua amica Èponine (Samantha Barks), segretamente e perdutamente innamorata di lui, di aiutarlo a rintracciare la giovane. Nel frattempo però le strade di Valjean e Javert si incrociano ancora una volta e gli antichi conti in sospeso tornano a tormentare le loro vite e, con l'avvicinarsi dell'imminente battaglia, il destino di tutti loro diventa un unicum ancora da definire.

Totale immersione teatrale

Les Misèrables è a tutti gli effetti un grande, enorme, immenso musical, di quelli che solo i palcoscenici teatrali sono fino a questo momento riusciti a gestire alla perfezione. Quando si è trattato di avvicinarsi a questo genere, il cinema ha sempre sfruttato la sua spontanea impressione visiva, destinando la trama a una duplice narrazione, cantata e parlata. Tom Hooper decide invece di portare il teatro sullo schermo a tutti gli effetti, giocando con gli eccessi e i meccanismi non tipicamente propri del cinema. È la musica de Les Misèrables quella che si vuole far parlare e i sentimenti dei protagonisti quelli che vengono scelti come voce narrante assoluta delle vicende di Jean Valjean, classico modello di forza e redenzione. In questa ottica non sembrano assurde quindi le scelte del regista di creare un'opera in cui tutto è cantato e i dialoghi parlati si possono davvero contare sul palmo di una mano. Hooper regala ai personaggi del musical la possibilità unica di lasciare che siano le loro anime, attraverso la voce, a mandare avanti la storia, senza lasciarsi distrarre troppo da qualsiasi magico meccanismo cinematografico. Sono gli occhi sofferenti di Fantine, le parole affannate di Valjean, la mandibola contratta di Javert le uniche maestrie visive di cui il regista fa davvero uso per amplificare l'impatto empatico della narrazione. Così i tagli e le inquadrature si fanno serrate, prediligendo i primi piani ai grandi panorami, usati solo quando diviene necessario mostrare allo spettatore le dimensioni dell'opera in cui, man mano che il runtime scorre, ci si sta perdendo. Guardando Les Misèrables il tempo esterno si ferma e tutto diviene interno alla vita di Valjean, corre al suo fianco e si ferma con i suoi affanni, cancellando le quasi tre ore di durata della pellicola. Ed è proprio per permettere l'assoluto effetto di realtà narrativa che Tom Hooper ha deciso di registrare le voci dal vivo. "Il musical è tutto cantato. Dopo averci pensato e riflettuto un bel po', ho deciso che volevo rispettare la forma tutta cantata del musical. Volevo creare una realtà alternativa sul film dove le persone comunicano attraverso le canzoni. Volevo rischiare e fare qualcosa di molto diverso in un genere diverso. Quello che mi ha galvanizzato sin dall'inizio era l'idea di farlo dal vivo. Non credo che l'avrei fatto se si fosse dimostrato impossibile dirigere il film dal vivo, perché non importa quanto sia buona la sincronizzazione degli attori che cantano in playback, il pubblico sente che c'è sempre qualcosa di irreale. Il canto sembra sconnesso da quello che succede sullo schermo". Idea che invece non viene assolutamente in mente immergendosi in Les Misèrables, dove anche le stonature diventano parte della realtà. I brani musicali non sono mai limpidi, come invece avviene nelle registrazioni in studio, ma si riempiono dei gemiti esultati e degli echi tristi e strazianti dei suoi protagonisti e si costruiscono come flusso mentale e psicologico di un narratore esterno impersonato dalla musica.
Tutto in Les Misèrables è fuori dal nostro tempo, estrapolato direttamente da un mondo, quello del musical puro, che non appartiene alla nostra tradizione ma che si impone possente, mescolando le voci di un cast perfettamente hollywoodiano ma straordinario come pochi. Hugh Jackman e Anne Hathaway distruggono le barriere emotive dello spettatore più gelido, così come Eddie Redmayne, Aaron Tveit e Samantha Barks esaltano e commuovono con la loro fresca, eppure già profondamente distrutta, giovane naturalezza. Un concerto di voci, volti ed emozioni che si intersecano tra loro in una colonna sonora da sempre memorabile e che penetra dentro lo spettatore, accompagnandolo per giorni, ore, istanti...

Les Misérables La magia del musical incontra l’universalità del cinema, creando un epico conflitto emotivo di una battaglia senza tempo. Les Misèrables ti attacca, distruggendo le barricate dello spettatore, vivisezionandolo dall’interno grazie ai suoi temi musicali toccanti e universali. Tom Hopper percorre una strada poco convenzionale, ma perfetta per il prodotto, portando sullo schermo un raro pezzo di teatralità in cui è l’eccellenza del cast a comandare sulle prodezze tecniche. Decisamente apprezzabile anche la scelta di Universal di distribuire, anche in Italia, in film in versione originale con sottotitoli, relegando al doppiaggio italiano solo le pochissime (realmente è possibile contare le battute sulle dita di una mano) parti recitate. Come anche solo pensare di doppiare un capolavoro musicale di questo genere? Sicuramente Les Misèrables non è un’opera per tutti: la scelta della lingua originale affiancata a quella di un tessuto narrativo completamente cantata, lo rendono un gioiellino di nicchia dai pilastri mainstream. Perfetto nel suo essere tale e proprio per questo difficile da far approdare nel cuore della massa commerciale che, dati i grandi nomi del cast, potrebbe avvicinarsi alla pellicola con ben diverse aspettative.

8.5

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