Recensione Le frise ignoranti

Pietro Loprieno e il candidato all'Oscar Antonello De Leo raccontano l'avventura di uno sgangherato gruppo musicale di giovani pugliesi impegnati a percorrere in lungo e in largo le strade della propria regione

recensione Le frise ignoranti
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Il titolo Le frise ignoranti intende parafrasare, ovviamente, l'acclamato Le fate ignoranti, diretto nel 2001 da Ferzan Ozpetek, e, allo stesso tempo, fa riferimento allo sgangherato gruppo musicale del trentenne pugliese Luca, con il volto di William Volpicella, e dei suoi amici: il casinista ma generosissimo Franchino, cui concede anima e corpo il Nicola Nocella dell'avatiano Il figlio più piccolo, Nicola alias Davide"Parlami d'amore"Donatiello, con molte idee ma sempre squattrinato, e Willy, ovvero Giorgio Gallo, perennemente rilassato in un suo fumatissimo epicuierismo.
Gruppo musicale il cui sponsor è uno sfasciacarrozze (!!!) e che si trova a dover intraprendere un viaggio alla ricerca di Mimmo, scapestrato e inaffidabile padre di Luca interpretato da Francesco Pannofino, che lascia pensare sia interessato ad uccidersi in quanto ha saputo di avere un tumore all'ultimo stadio.
Soltanto la più recente delle poco confortanti novità nella vita del giovane, che, sposato con l'assillante Caterina, incarnata da Eva Riccobono e ingiustamente sospettosa della sua fedeltà, minaccia gli equilibri della band dopo essere entrato in crisi per aver scoperto che lei, a causa di un assurdo equivoco, ha finito per tradirlo con Franchino durante una festa in maschera.

In viaggio... per papà

Quindi, tra una "particolare" cena in cui si servono Cavatelli alla Cecchi Paone e pennette alla Platinette (!!!) e il cattivo starwarsiano Darth Vader impegnato in un'impresa decisamente diversa rispetto a quelle che lo hanno visto coinvolto con Luke Skywalker e compagni d'avventure, quello raccontato su celluloide dal Pietro Loprieno autore de Il ritorno di Ulisse insieme all'Antonello De Leo candidato al premio Oscar per il cortometraggio Senza parole altro non è che un bizzarro viaggio atto a percorrere in lungo e in largo le strade della regione di Lino Banfi.
Il Lino Banfi che, oltretutto propenso a rispolverare la sua mitica "Spezzo la noce di capocollo", si rende protagonista di una breve, esilarante scenetta nei panni del neoborbonico cavalier Lanotte, il quale mette in scena assurde ricostruzioni di battaglie risorgimentali dove, però, sono i garibaldini ad essere sconfitti.
E si tratta soltanto di uno dei personaggi destinati a capitare sul "sentiero" dei protagonisti, come pure la sballata e insicura psicologa motivazionale Pizzuto, con le fattezze della Federica Cifola di Buongiorno papà, e la tatuatrice giamaicana dai modi coloriti Maggie, con quelle di Rosanna Sparapano, che sembra conoscere piuttosto bene Mimmo.
Ma, a cominciare da un Dario Bandiera che, nel ruolo dell'impresario della band, non riesce in alcun modo a strappare risate, non è difficile intuire il poco felice esito dell'operazione, finalizzata, tra l'altro, a ribadire che si può anche bluffare con gli altri, ma mai con se stessi.
Infatti, sebbene la regia risulti piuttosto curata e, occasionalmente, appaia possibile anche sorridere, è impresa ardua capire dove voglia andare a parare la sceneggiatura, mal orchestrata tra rapporti padre-figlio e tristissime battute basate sui doppi sensi e alla quale, di certo, non giova la non sempre convincente recitazione sfoggiata dal cast.

Le frise ignoranti È una commedia on the road? È la storia di una giovane band musicale? È il racconto ironico di una crisi di coppia? È l’analisi del rapporto tra un padre ed un figlio? Probabilmente, vorrebbe essere tutte e quattro le cose, ma, accompagnato da una colonna sonora di Pivio che tanto ricorda Bustin’ surfboards dei Tornadoes, Le frise ignoranti di Pietro Loprieno e Antonello De Leo non riesce ad esserne nessuna. Colpa soprattutto di uno script che non ha idea di dove andare a parare... per non parlare della recitazione non sempre convincente e di un umorismo di livello decisamente basso.

5

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