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Recensione Le dernier coup de marteau

Alix Delaporte prende a modello i fratelli Dardenne per elaborare il racconto di un’adolescenza dipinta con ammirevole acutezza

recensione Le dernier coup de marteau
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A quattro anni di distanza dal suo apprezzato lungometraggio d’esordio, il film sentimentale Angèle & Tony, la regista e sceneggiatrice francese Alix Delaporte presenta in concorso al Festival di Venezia 2014 la sua opera seconda, Le dernier coup de marteau. L’ultimo colpo di martello del titolo è quello contenuto nella sesta sinfonia di Gustav Mahler: il terzo colpo di martello, una sorta di evocativo memento mori, è infatti a discrezione del direttore d’orchestra. Un richiamo simbolico alle scelte dei personaggi, collocate in un futuro che travalica i confini del film stesso.
Ambientato nei pressi della cittadina di Camargue, Le dernier coup de marteau è il resoconto dell’adolescenza di Victor (Romain Paul), un ragazzo alla soglia dei quattordici anni, che abita insieme alla madre Nadia (Clotilde Hesme) in un’area semi-abbandonata, accanto ad una famiglia di immigrati spagnoli loro amici. Nadia, malata di cancro, si occupa da sola di provvedere al figlio, il quale potrebbe avere l’opportunità di intraprendere un percorso da calciatore professionista.

Cinéma vérité

La svolta narrativa al cuore del racconto è costituita dall’arrivo, a Camargue, di Samuel Rovinski (Grégory Gabedois), il padre del ragazzo, con il quale Victor non ha mai avuto contatti diretti. Rovinski è uno stimato direttore d’orchestra, impegnato a preparare un concerto sulle musiche di Gustav Mahler; e Victor, spaventato dall’incertezza che pende sul proprio futuro, decide che forse quella potrebbe essere l’occasione adatta per instaurare finalmente un rapporto con suo padre...
Il riferimento obbligato, di fronte alla sottile tessitura drammaturgica realizzata da Alix Delaporte, risiede ovviamente nel cinema dei fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne, rispetto ai quali la regista francese recupera il tono di profondo intimismo, la massima aderenza al reale (pur ricorrendo in un paio d’occasioni alla musica extradiegetica) e la capacità di adottare la prospettiva dell’infanzia e dell’adolescenza: uno sguardo sul mondo già lucido e consapevole, ma non privo di un senso di speranza che si rivelerà la vera forza del protagonista Victor, il quale ha il volto del validissimo Romain Paul, al suo debutto come attore. Con grande coerenza, la Delaporte mantiene sempre il suo “tono medio”, rinunciando a colpi di scena ed esplosioni di pathos; ma ciò che la pellicola perde in intensità e sorpresa lo guadagna, in compenso, in termini di raffinatezza del racconto e di acutezza nell’analisi sociale e psicologica.

Le dernier coup de marteau Al suo secondo lungometraggio cinematografico, Le dernier coup de marteau, in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2014, la regista francese Alix Delaporte prende a modello la poetica e l’approccio narrativo tipici dei film dei fratelli Dardenne per elaborare il racconto di un’adolescenza dipinta con toni intimisti e con un’ammirevole acutezza psicologica, dando vita ad un’opera delicata e convincente.

7.5

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