Recensione Lawless

Un cast di star per il crudo film di John Hillcoat

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Immaginate un “Gli Intoccabili” dove i buoni sono i gangster e i cattivi i poliziotti. Immaginate che lo scontro avvenga non nelle urbane atmosfere che caratterizzano di solito i noir ambientati negli anni della guerra all’alcool, ma in aperta campagna, dove il racconto a base di whiskey e pallottole si fonde con l’epica e la violenza del western più classico. In questo modo, potrete avere un’idea più o meno corretta di come appaia Lawless di John Hillcoat, tratto dal romanzo ‘La Contea più fradicia del mondo’, a sua volta basato sulla vera storia di un antenato dell’autore Matt Bondurant. Accompagnato da una carovana di star - Tom Hardy, Guy Pearce, Jessica Chastain, Mia Wasikowska, Shia La Boeuf, Jason Clarke - il film ha fatto parlare di sé sulla Croisette di Cannes soprattutto per l’estrema violenza di cui è intrisa la sceneggiatura, ad opera del cantautore Nick Cave, anche lui presente all’appello.

LEGAMI DI SANGUE

Nel 1931, l’America è in pieno proibizionismo. I tempi sono duri e il lavoro scarseggia, ma sui monti della Virginia, a Franklin County, i tre fratelli Bondurant se la cavano bene con la vendita di un forte distillato di loro invenzione. Ma un giorno, da Chicago, arriva il corrotto poliziotto Charlie Rakes, incaricato di ‘raddrizzare’ la contea, minacciando in sostanza tutto ciò che i fratelli hanno onestamente costruito col sudore della fronte, attraversando anche momenti difficili il cui superamento ha fatto nascere nel villaggio la leggenda di una loro presunta immortalità. Soli contro le autorità corrotte e i gangster rivali, i Bondurant lotteranno per rimanere fedeli a sé stessi e difendere ciò che è loro per naturale diritto.

Hillcoat ci aveva abituato già a una visione oscura e violenta con il suo crepuscolare e ‘cannibalico’ The Road, e anche in questo caso non si smentisce: Lawless è un film pieno di sangue. Lo è visivamente, perché di crudeltà e di violenze ne mette in scena diverse - citiamo solo una castrazione, tanto per rendere l’idea - e lo è anche concettualmente, perché proprio il legame di sangue che intercorre tra i fratelli, e la loro fortissima unione - che rafforza la loro leggenda rendendoli di fatto invincibili - è uno dei suoi temi principali. L’altro è lo scontro tra città e campagna. Quello che è giusto in un contesto, non lo è in un altro. Così, qui, a rappresentare le forze dell’ordine non c’è il volto pulito e onesto del buon Eliot Ness di Kevin Costner (come dimenticarlo?), ma il ghigno sgradevole di Rakes, reso perfettamente dall’ottima interpretazione di Guy Pearce.

Lawless A Cannes, molti hanno storto il naso di fronte alla crudeltà di molte scene e a certe lungaggini che certamente nel film esistono. Noi, dal canto nostro, consideriamo Lawless un buon prodotto di intrattenimento dall’alto tasso drammatico, forse fuori luogo nella già ricca selezione festivaliera, ma in generale più che godibile. Da segnalare in particolare le ottime interpretazioni di Tom Hardy, coriaceo campagnolo che difende il proprio lavoro, del perfido e vanesio Guy Pearce e della sempre più lanciata, e sempre più adorabile, Jessica Chastain.

7

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