Recensione Lasciami Entrare

"Ho dodici anni da molto, molto tempo..."

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Nuove generazioni di vampiri

A quanto pare il vampiro è tornato di moda, anche se in realtà questa figura demoniaca, carica di fascino e romanticismo, è sempre rimasta sulla cresta dell'onda. Certo le ultime produzioni, tra cui il recente (ma prevedibile) successo di un teen-movie come Twilight, lo hanno riportato mediaticamente alla ribalta. E forse sulla scia del successo della pellicola tratta dai libri di Stephenie Meyer, che esce anche in Italia (dopo la presentazione all'ultimo Torino Film Festival) questo atipico film svedese, vincitore anche del Narrative film feature al Tribeca Film Festival di Robert de Niro. Ma come si può definire Lasciami entrare? Un horror? Un dramma sulla crescita? La storia di un amore? Vediamo di dare una risposta.

Un'amicizia particolare

Oskar (Kåre Hedebrant) è un ragazzino di dodici anni che vive a Blackeberg, piccolo sobborgo di Stoccolma, con la madre. I suoi genitori sono seperati e la sua vita solitaria è resa ancor più triste dalle continue vessazioni dei classici bulli della scuola. Un giorno si trasferisce nell'appartamento accanto al suo una strana ragazza, sua coetanea, col padre. Eli (Lina Leandersson), la giovane nuova arrivata, ha però degli strani comportamenti: esce solo di notte, per di più ben poco vestita nonostante la neve, e ha un aspetto stranamente pallido. Nel frattempo nella tranquilla cittadina cominciano ad avvenire strani omicidi, nei quali le vittime vengono trovate dissanguate. E un testimone sostiene di aver visto una bambina aggredire uno degli uccisi. Il rapporto tra Oskar ed Eli si fa sempre più solido, finchè la verità non viene lentamente a galla.

Sangue e amore

Alla larga chi si aspetta uno dei classici horror d'ultima generazione. Lasciami entrare con questi non ha nulla da spartire. Ci troviamo altresì davanti a un prodotto molto particolare, di una forza drammatica insolita per il genere. La narrazione lenta, tipica del cinema svedese, e fatta di lunghi silenzi e sguardi immersi nel vuoto, nel buio impenetrabile della notte, crea una tensione sotterranea che difficilmente abbandona lo spettatore. Il regista Tomas Alfredson non usa facili espedienti cattura-pubblico, niente salti sulla sedia o eccessi splatter, anzi rende il tutto talmente prevedibile da risultare rassicurante. Ciò che disturba è la violenza morale e psicologica, nel vedere un essere così innocente compiere gesta tanto bestiali. Non per volere o piacere, ma per necessità, fattore che tormenta ogni istante che passa la piccola vampira. Ed è proprio in questa carenza di affetti, soprattutto dopo la prematura scomparsa del padre, che Eli cerca appiglio nel suo unico vero amico, in quella personalità affine ma così diversa, che essa cerca di plasmare e rendere più forte per sopravvivere alla brutalità della vita. Si vede tutta la differenza d'età, non quella fisica, ma quella mentale, tra i due protagonisti: in questo enorme merito a Lina Leandersson, che dimostra molto più dei dodici anni del suo personaggio e si rende centro focale a cui tutto ruota attorno. La performance dell'attrice, esordiente al cinema, è di quelle fulminanti e difficilmente dimenticherete il suo sguardo, ora carico di brama sanguinaria, ora di triste malinconia. Andando ad analizzare proprio il sentimento che si crea all'interno di questa amicizia, che sembra trasformarsi lentamente in un amore platonico sempre più intenso e profondo, ci si trova davanti anche a un affresco dei problemi di cuore nell'età giovanile. Non mancano così i momenti toccanti, mai forzati ma sempre genuini e in grado di rilasciare emozioni spontanee e veritiere. In questo apologo su amore e morte, stona in parte l'epilogo finale, che appare, se non evitabile, quanto meno eccessivo e se i titoli di coda fossero giunti dieci minuti prima nessuno avrebbe gridato allo scandalo. Ma è l'unica, risibile, colpa di un prodotto assolutamente perfetto nel suo conciliare generi tanto diversi, la cui storia appassiona per tutto il suo svolgimento. E quelle sue atmosfere, così plumbee ed eteree nelle notti svedesi, in luoghi dal fascino ammaliante e inquietante assieme, sono il valore aggiunto di un'opera sorprendente nella sua appartente quiete.

Curiosità

Nonostante il film sia ambientato a Blackeberg, è stato girato nel nord della Svezia affinchè il clima garantisse condizioni climatiche più affini allo spirito della storia, tratta dal romanzo di John Ajvide Lindqvist, autore anche della sceneggiatura. Ovviamente Hollywood non si è lasciata sfuggire un'occasione così ghiotta e tramite Matt Reeves, regista di Cloverfield, si è già accaparrata i diritti per un prossimo remake che probabilmente, conoscendo le vie del mainstream, perderà completamente l'atmosfera dell'originale.

Lasciami Entrare Lasciami entrare è la prima vera sorpresa della stagione 2009. Un film che attraverso una velata maschera da horror movie nasconde un dramma toccante e profondo sull'amicizia e sull'amore ai tempi della pubertà. Certo non mancano le scene disturbanti, ma non sono mai di facile consumo e non strizzano l'occhio agli amanti dello splatter o dei torture porn così tanto in voga. Lasciami entrare è un prodotto forse ad oggi unico nel suo genere, con una storia che rabbrividisce e commuove in egual misura. Da vedere.

8

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