Ladyhawke, la recensione del cult fantasy-romantico di Richard Donner

Un cavaliere e una nobildonna innamorati sono separati da una tremenda maledizione in Ladyhawke, cult fantasy-romantico di Richard Donner.

recensione Ladyhawke, la recensione del cult fantasy-romantico di Richard Donner
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Quando il fantasy incontra il romanticismo i risultati sono spesso deludenti, con produzioni che incontrano solo il favore di una determinata cerchia di pubblico in astinenza da glucosio; fortunatamente, e anche perché proprio figlio dei suoi tempi, Ladyhawke ha quasi totalmente sbaragliato le carte entrando di diritto tra i cult più amati degli anni '80. Il bel film di Richard Donner, realizzato nello stesso anno di un altro grande classico quale I Goonies (1985), è anche vittima di un adattamento italiano curioso se non addirittura infelice: in originale infatti la vicenda è ambientata a L'Aquila e dintorni (con relative riprese proprio nel Belpaese) mentre nella versione nostrana si è deciso di optare per un'inspiegabile "francesizzazione" con la città principale della vicenda ribattezzata Aguillon. Una scelta discutibile che non va comunque a penalizzare il fascino del racconto, incentrato sulla maledizione che lega due amanti costretti ad essere "sempre insieme, eternamente divisi": il capitano delle guardie Navarre e la nobildonna Isabeau infatti sono vittima di un sortilegio, lanciato dal crudele Vescovo locale (innamorato della ragazza), per il quale, rispettivamente al sorgere della notte e del giorno, sono destinati ad assumere le sembianze di un lupo e di un falco. Con l'aiuto di un giovane ladruncolo e di un anziano monaco in cerca di redenzione, i due innamorati cercheranno un modo per porre fine all'incantesimo.

Il giorno dell'eclissi

Fin dagli affascinanti titoli di testa, in cui il sole e la luna si sovrappongono vicendevolmente, ha luogo un gioco degli opposti destinati a non riunirsi come due linee rette il cui percorso sarà costantemente distante. Ha il sapore malinconico di una fiaba d'altri tempi Ladyhawke, affascinante e coinvolgente mix tra avventura in costume e tenera love-story, messa in scena con un raffinato equilibrio di tempi e di umori che conquista al primo sguardo. Dure ore di visione che, accompagnate da una pomposa ed avvolgente colonna sonora, si incentrano sulla più classica quest dell'eroe pronto ad affrontare mille insidie per giungere al completamento della sua missione, variegando le tipiche dinamiche con un ispirato gusto per il fantastico e con un'incisiva ironia grazie e soprattutto al"terzo incomodo" della vicenda, il giovane ladruncolo interpretato da Matthew Broderick, che dialoga unilateralmente con Dio e con il trascorrere degli eventi scoprirà il significato dell'onore. Donner, da sempre maestro nel coniugare azione e risate, fa suo il genere fantasy/cavalleresco con una scattante gestione scenica, alternando i numerosi scontri all'arma bianca al sottotesto romantico in maniera mai forzata, con l'unica parziale pecca data da un epilogo eccessivamente melenso. Gli splendidi paesaggi nostrani, ottimamente fotografati nel progressivo alternarsi di notte e giorno, uno sguardo filmico aperto ad un pubblico di tutte le età ma che non scade in infantilismi di sorta e l'azzeccata scelta del cast, con un Rutger Hauer a suo agio nei panni del cavaliere coraggioso e determinato e una Michelle Pfeiffer di incantevole bellezza, rendono l'intero costrutto un'opera di raro magnetismo e a tutt'oggi invecchiata neanche di un giorno.

Ladyhawke Tra avventura e romanticismo, Ladyhawke ha fatto sognare generazioni di spettatori per il suo equilibrato mix tra istinti sentimentali e sussulti cavallereschi, magnetico ibrido tra il candore delle migliori favole e l'epos delle classiche produzioni in costume. Un'opera che conquista e ammalia nel raccontare la maledizione di cui sono vittime i due, innamorati, protagonisti costretti ad essere "sempre insieme, eternamente divisi" e a trasformarsi rispettivamente e in tempi diversi in un lupo e in un falco. Richard Donner dirige con navigata sicurezza tra gli splendidi paesaggi italiani, cogliendo al meglio le pregnanti sfumature emozionali insite nella vicenda e trovando nelle efficaci interpretazioni il modo di caratterizzare al meglio, tra ironia e malinconia, i sussulti di questi amanti divisi dal destino.

8

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