Recensione La tigre e il dragone

Il Capolavoro wuxia di Ang Lee con Chow Yun-Fat, Michelle Yeoh e Zhang Ziyi

recensione La tigre e il dragone
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Non è soltanto il film straniero ad avere incassato di più su suolo statunitense e forse il più grande Capolavoro di Ang Lee, ma è stato anche l'apripista di un genere, fino ad allora poco conosciuto in Occidente, quale il wuxiapian, alias il mitico cappa e spada cinese che ha visto nella sua lunghissima storia alfieri del calibro di Tsui Hark e Zhang Yimou. Nel 2000 il mondo intero ha scoperto il fascino di un certo di cinema ai tempi caro soltanto ai cinefili orientofili più accaniti, e da lì in poi altre grosse produzioni avrebbero invaso il mercato globale. Vincitore di quattro premi Oscar (miglior film straniero, fotografia, scenografia, colonna sonora e candidato anche nella cinquina per best movie) e di numerosissimi riconoscimenti in altri importanti Festival, La tigre e il dragone è un'opera cardine del filone, poetica, avventurosa e romantica che lascia senza fiato in due ore in cui si viene davvero trasportati in un'altra epoca ed in un mondo magico dove amore, onore e morte segnano il destino degli uomini.

Tigre in agguato, drago celato

Cina, XVII secolo. Il grande maestro e guerriero Li Mu Bai (Chow Yun-Fat) fa ritorno a Pechino dopo un lungo periodo di meditazione nel quale ha deciso di abbandonare per sempre l'arte della spada e coronare il suo amore platonico con la cara amica/amata Shu Lien (Michelle Yeoh). L'uomo dona la sua leggendaria lama Destino Verde al signor Tie, un ricco e rispettato signore della città nonché amico del nuovo governatore Yu. La figlia del diplomatico, Jen (Zhang Ziyi) è una giovane ragazza prossima al matrimonio ma infelice della sua condizione, tale è il suo sogno di divenire anch'essa una guerriera. Così Jen si intrufola di notte, travestita da ladro, nella casa del signor Tie e ruba la preziosa spada. Dietro il furto in realtà si nasconde la temibile fuorilegge conosciuta come Volpe di Giada (Cheng Pei-Pei), acerrima nemica di Li Mu Bai, che lavora in incognito nella casa del governatore ed è stata l'artefice dell'addestramento di Jen. Quando in città arriva anche Lo (Chang Chen), brigante nomade conosciuto come Nuvola Nera ed ex-amante di Jen, le vicende dei personaggi sono destinate a convergere verso un tragico destino...

"Come la verità è nel silenzio, la forza è nella quiete: non c'é lotta senza pace interiore"

Una fiaba che ha tante frecce al suo arco, un racconto toccante (riadattato dal romanzo Crouching Tiger, Hidden Dragon di Wang Du Lu) pregno di un'ispirata poesia che utilizza il cinema di genere, elevato allo stato dell'Arte, per raccontare due profonde storie d'amori irrealizzabili, schiave del tempo e del fato. Eccellenza pura dal lato tecnico, con riprese ed inquadrature nelle quali le scene d'azione (curate dal grande Yuen Wo Ping, storico coreografo fra l'altro di Matrix e Kill Bill) si trasformano in pura poesia, figure che volano sui tetti o tra gli alberi di una foresta compiendo evoluzioni incredibili che sublimano l'essenza stessa delle emozioni e rendono gli scontri all'arma bianca dei veri e propri quadri in movimento, capace di sorpendere con queste fantasticherie che dietro il loro estremismo nascondono il significato più puro dei gesti e dei sentimenti. Poggiando su raffinatissimi dialoghi che fanno propri i concetti base delle filosofie/culture orientali e della più onorevole arte della spada, La tigre e il dragone intesse una trama solo apparentemente sofisticata che raggiunge il suo apice di magniloquente potenza emotiva nei minuti finali (ampliata ancor più se possibile dalla solennemente dolente colonna sonora), con un epilogo capace di scardinare anche gli animi più insensibili. Epico in una maniera del tutto unica e particolare, il film di Ang Lee offre due ore il cui splendore visivo, fotografato magnificamente nelle suggestive ambientazioni e scenografie, è solo il mezzo per toccare corde più profonde, senza dimenticarsi qualche breve sortita ironica ed elevando il romanticismo su alti picchi (non solo metaforici) che è quasi impossibile trovare in produzioni occidentali. Doveroso infine citare le strepitose performance, sia attoriali che acrobatico/marziali, del trio di protagonisti: se Chow Yun-Fat e Michelle Yeoh, conclamate stelle del cinema di Hong Kong, sono assolutamente perfetti nei rispettivi ruoli, per l'allora giovanissima Zhang Ziyi (che aveva esordito al cinema solo un anno prima nello splendido La strada verso casa di Zhang Yimou) il film è stato il vero e proprio trampolino di lancio per la sua luminosa carriera.

La tigre e il dragone Un'epica magica in un racconto dove convivono amore e morte, rimorsi e rimpianti, gioie e dolori. Nel 2000 Ang Lee realizza una delle opere più significative del nuovo secolo, romantica ai massimi livelli senza rinunciare allo spettacolo di coreografie fluttuanti, in un mix unico capace di affascinare e colpire dritto al cuore con un'emotività tragica e appassionata. In poche parole, Capolavoro.

9

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