Recensione La terra dei morti viventi

Il quarto capitolo della saga dei morti viventi di George A. Romero

recensione La terra dei morti viventi
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Nel 2005 George A. Romero diresse quello che doveva essere il capitolo conclusivo della quadrilogia dei morti viventi, in realtà poi espansa con due film successivi (Diary of the Dead - Le cronache dei morti viventi e Survival of the Dead - L'isola dei sopravvissuti). A vent'anni esatti di distanza da Il giorno degli zombi il regista newyorkese rimette mano alla sua creatura di celluloide ampliando il percorso narrativo dell'epidemia globale dei non morti, potendo contare per la prima volta nella saga su un cast di tutto rispetto: a interpretare i protagonisti di La terra dei morti viventi troviamo infatti volti conosciuti come Simon Baker (The mentalist) e John Leguizamo (Vittime di guerra), oltre alle presenze del grande, compianto, Dennis Hopper e della nostra Asia Argento.

Anni dopo l'apocalisse zombie i sopravvissuti si sono "rinchiusi" all'interno di grandi città, i cui confini sono recintati da filo spinato per tenere lontani gli infetti. La città di Pittsburgh è comandata dal ricco uomo d'affari Paul Kaufman, proprietario di un lussuosissimo ed elitario grattacielo nel quale le classi agiate vivono una vita di piacere e privilegi, mentre la maggior parte della popolazione è costretta alla miseria. L'idillio sembra però destinato a finire per tutti quando i non morti cominciano lentamente a sviluppare una vaga forma di intelligenza e, capeggiati da uno di loro che sembra essere più sveglio della media, decidono di assaltare la megalopoli. L'unica speranza per gli abitanti risiede in Riley, ideatore e comandante del Dead Reckoning, un avveneristico mezzo blindato costruito appositamente per seminare morte e distruzioni tra gli zombi.

Land of the dead

Un ritorno coi fiocchi di un regista che non ha assolutamente perso lo smalto dei bei tempi andati. Se La terra dei morti viventi non può e non vuole raggiungere le vette dei precedenti capitoli, rimane comunque un godurioso e piacevole divertissement in grado di saziare abbondantemente la fame dei fan della saga e del filone. Ispirandosi solo vagamente, per aggiornare soprattutto la gestione del ritmo, al remake de L'alba dei morti viventi girato l'anno precedente da Snyder, Romero non abbandona il classico modello di zombi originario, lento e impacciato, sfruttando però l'evoluzione dello stesso già partorita nel precedente Il giorno degli zombi. Ecco così che i morti viventi sono in grado di sviluppare una sorta di intelligenza, sintomo di un'evoluzione che li porta ad usare armi bianche e da fuoco come mai visto prima. Rimanendo fedele ai suoi dogmi il regista non tralascia neanche in quest'occasione la sempre presente critica sociale, con una suddivisione in classi che finisce per rendere gli uomini stessi non molto peggiori dei loro nemici. Cavalcando l'alta dose di ritmo che permea i novanta minuti di visione, il film spinge l'acceleratore sulla componente gore e, per la prima volta nella saga, il sempre ottimo make-up viene coaudiuvato da effetti digitali che non snaturano in alcun modo la cruda ed esplosiva violenza emoglobinica, la cui ferocia è spesso smorzata da una macabra ironia nera. Ad aumentare inoltre considerevolmente l'accumulo di tensione vi è anche la scelta cronologica che vede buona parte del film ambientato di notte, e grazie all'ottima fotografia la visione assume un maggior fascino visivo. In un cast che svolge più che degnamente il proprio compito (inclusa la stessa Asia Argento, troppo spesso bistrattata anche per demeriti non suoi) sono da segnalare dei camei d'eccezione nei panni di zombi: dal make-up artist Tom Savini, storico collaboratore di Romero, sino a Simon Pegg e Edar Wright (voluti dal regista che aveva apprezzato parecchio la loro parodia L'alba dei morti dementi) la componente citazionista è sempre di alta classe.

La terra dei morti viventi Perfetta continuazione della saga aggiornata al nuovo millennio, La terra dei morti viventi vive della sempre lucida ispirazione di Romero che continua il suo percorso narrativo con intelligenza, omaggiando il mondo dei b-movie di qualità con una sana dose di gore estremo sempre alleggerito da un ispirato black humour. E se i morti oltre a camminare sulla terra cominciano anche a pensare, il divertimento non può certo venir meno.

7.5

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