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La scoperta, la recensione del film con Robert Redford in esclusiva su Netflix Recensione

Uno scienziato ha provato l'esistenza dell'aldilà in La scoperta, dramma sci-fi con Robert Redford, Rooney Mara e Jason Segel.

recensione La scoperta, la recensione del film con Robert Redford in esclusiva su Netflix
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Che cosa succede dopo la morte? Tutto ha fine oppure ci si trova davanti ad un nuovo inizio? A questi quesiti che da sempre opprimono e intimoriscono l'umanità prova a dare una risposta il secondo lavoro dietro la macchina da presa di Charlie McDowell, regista californiano che si era fatto notare con la pellicola d'esordio The One I Love (2014). Film con cui La scoperta, esclusiva Netflix, condivide il genere del dramma romantico/fantascientifico con toni però molto più lenti ed esistenzialisti. La storia è ambientata in un mondo in cui il rinomato scienziato Thomas Harbor ha provato l'esistenza dell'aldilà, rivelazione che ha notevolmente aumentato il numero dei suicidi. Due anni dopo l'incredibile scoperta, Will, il figlio maggiore del luminare e affermato neurologo, sta recandosi a trovare il fratello e il genitore che stanno sperimentando ulteriori modi per comprendere cosa accada effettivamente dopo la morte, quando incontra la bella Isla, giovane donna ancora scossa da una tragedia familiare. I due si ritroveranno insieme nella tenuta dove Thomas, circondato da un gruppo di seguaci disillusi dalla vita, sta conducendo le sue ultime ricerche.

Vivere o morire

Una trama potenzialmente esplosiva che gioca coi canoni di quella filo-fantascienza umanista che, soprattutto nel cinema indipendente, ci ha regalato negli ultimi anni piccoli gioiellini: La scoperta aveva tutte le carte in regola per diventare un nuovo cult del filone ma la struttura narrativa si rivela sin troppo contorta e forzata, apparendo figlia più di un morboso autocompiacimento che di uno sguardo lucido e sincero su tematiche così profonde. McDowell decide di agire in sottrazione nella rappresentazione degli eventi, adottando un ritmo a tratti esasperatamente lento e apatico che impedisce il giusto trasporto emotivo nei confronti dei protagonisti, inserendo una sottotrama romantica che non convince mai pienamente. Anche quando la vicenda sfodera i suoi colpi di scena l'indubbio fascino di questi risulta a metà regime e la placida inquietudine che si avverte nelle soggettive inerenti la "vista" dell'aldilà è fin troppo pacata per dare adito alle giuste domande, finendo per perdersi in divagazioni di sorta che allontanano pian piano dagli intenti di partenza. I cinefili più smaliziati ricorderanno Valdemar, breve episodio dell'antologico I racconti del terrore (1962) di Roger Corman, in cui un dottore ipnotizzava un morente per scoprire cosa avviene dopo la dipartita; qui si opta per altri metodi e con le più moderne tecnologie, ma senza offrire una risposta vagamente plausibile e affossando gli ottimi spunti in una fiera del vorrei ma non posso. Fortunatamente a risollevare qualitativamente l'operazione vi sono alcune sequenze ispirate e la bravura del trio di protagonisti d'eccezione: Robert Redford è sempre una garanzia e Jason Segel e Rooney Mara (anche se l'alchimia tra loro non è delle migliori) infondono dolente personalità ai rispettivi personaggi.

La scoperta Non tiene testa alle aspettative La scoperta, film che aveva tutte le carte in regola per consegnarci un dramma etico/sci-fi di ben altra qualità. Il quesito narrativo che dà il via alla vicenda, ossia cosa ci aspetta dopo la morte, era assai rischioso da affrontare e il regista Charlie McDowell non si è dimostrato pronto a questa grande sfida realizzando un'opera ambiziosa e a tratti affascinante che si perde però in un ridondante autocompiacimento, privando le esistenziali rivelazioni della necessaria inquietudine e incastrandosi in un rush finale contorto e forzato. Per un titolo sì corretto stilisticamente e ben recitato (Redford in primis) ma paradossalmente privo proprio di anima.

6

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