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La ricostruzione di William Zero, la recensione del drama sci-fi su Netflix

Uno scienziato traumatizzato dalla morte del figlio cerca risposte nella clonazione in La ricostruzione di William Zero, drama / sci-fi indipendente.

recensione La ricostruzione di William Zero, la recensione del drama sci-fi su Netflix
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Un clone per ogni occasione era la soluzione scelta dal personaggio interpretato da Michael Keaton in Mi sdoppio in 4 (1996), simpatica commedia diretta da Harold Ramis: in quella pellicola infatti il protagonista si faceva creare ben tre copie di se stesso per occuparsi dei lavori e delle incombenze più scomode. Siamo su toni narrativi diversi con La ricostruzione di William Zero, ma l'assunto di partenza può considerarsi pressapoco similare: il genetista William Blakely, impiegato di rilievo presso una società specializzata nello studio del DNA, è incapace di dimenticare la tragedia che quattro anni prima segnò la fine del suo matrimonio e la morte del figlio, da lui investito accidentalmente nella strada dinanzi casa. All'inizio del film William si risveglia dopo un periodo di coma susseguente un altro incidente automobilistico, trauma che gli ha causato anche una perdita di memoria; la presenza del fratello gemello cercherà di riportare a galla anche i più dolorosi ricordi, ma non tutto è quello che sembra.

Crisi d'identità

Il quarto film di Dan Bush, co-sceneggiato insieme all'attore protagonista Conan Byrne, si inserisce nel campo della fantascienza umanistica di stampo indipendente, cercando nei novanta minuti di visione di proporre spunti etici e riflessivi. La ricostruzione di William Zero (disponibile su Netflix) è opera non semplice e ricca di sfaccettature che però, per via di una messa in scena low-budget e di una sceneggiatura non sempre coerente e verosimile, rischia di fallire l'intento prefissato. Dopo l'arrivo del primo colpo di scena, avvenuto a pochi minuti dall'inizio, il giochino narrativo comincia a mostrare fin troppo le sue carte e uno spettatore smaliziato non tarderà a comprendere sin da subito i possibili esiti futuri della vicenda che, pur non mancando di una certa dose di palpabile tensione emotiva, si attorciglia troppo su se stessa, concludendosi in un epilogo in cui gli errori passati sembrano ripetersi senza conseguenze. Il detto "non si smette mai di imparare dai propri sbagli" viene qui meno pur di concedere un finale dolce-amaro, per altro frutto di diverse forzature che castrano le potenzialmente interessanti divagazioni etiche e morali. Nell'ora e mezza di visione non mancano passaggi più crudi e sprazzi romantici ma la sensazione generale al giungere dei titoli di coda è quella di aver assistito ad un'opera sì ambiziosa ma palesemente imperfetta, con diversi difetti non semplicemente imputabili alla scarsità di budget.

La ricostruzione di William Zero E' un titolo complesso La ricostruzione di William Zero, sci-fi a basso costo che cerca nella storia e nelle sue divagazioni introspettive ed etiche il mezzo per catturare l'attenzione del pubblico. Ma proprio nella sua narrazione multiforme il regista e sceneggiatore Dan Bush si dimostra incapace di imbastire una struttura solida dando vita ad una creatura che vive di momenti senza badare alla creazione di un quadro più ampio atto a giustificare razionalmente le reazioni e le decisioni dei personaggi, principali e secondari senza distinzione, lasciando il sapore di un'operazione incompiuta.

5

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