Recensione La regola del sospetto

Colin Farrell viene selezionato per entrare a far parte della CIA dall'esperto istruttore Al Pacino in La regola del sospetto, film di spionaggio ricco di colpi di scena diretto nel 2003 da Roger Donaldson.

recensione La regola del sospetto
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James Clayton, barista ed al contempo esperto informatico, viene contattato da Walter Burke, un selezionatore della CIA. L'uomo, che gli si è presentato con la scusa di aver conosciuto suo padre, scomparso in Perù in tragiche circostanze, riesce infine a convincere il ragazzo a partecipare al test d'ingresso per entrare a far parte dell'agenzia di spionaggio. Dopo aver superato brillantemente il primo step, James viene condotto insieme ad altri suoi coetanei in una zona d'addestramento segreta conosciuta come la Fattoria. Qui il giovane conosce gli altri potenziali candidati tra i quali vi è la bella Layla, con il quale scatta, forse ricambiato, un colpo di fulmine. Le prove per diventare agente a tutti gli effetti si fanno ogni giorno più dure, e James fallisce, solo apparentemente, quella finale. Pensando di esser stato scartato, il ragazzo riceve pochi giorni dopo la visita di Burke che gli rivela invece come sia stato promosso nel corpo speciale dei NOS; la sua prima missione sarà proprio quella di indagare, sotto copertura, su Layla, considerata una spia del nemico.

Nessuna verità

Si sa che nei film di spionaggio niente è quello che sembra e anche La regola del sospetto (titolo italiano che è già un programma) si affida a questa sacra legge di genere. Il film dello specialista Roger Donaldson, già artefice di un cult a tema quale Senza via di scampo (1987), finisce però per estremizzare fin troppo questa regola non scritta, cadendo in una paradossale prevedibilità quando si comprende il gioco narrativo di inganni e doppigiochi che si instaura progressivamente nelle due ore di visione. Dopo una prima parte, efficace, nel quale vengono mostrati, in maniera filmicamente furba, i diversi tipi di prove a cui vengono sottoposte le giovani reclute (dal pedinamento alla macchina della verità e via dicendo), la vicenda percorre i classici stilemi action-thriller oriented, garantendo una buona dose di puro e adrenalinico spettacolo. A complicare ulteriormente il tutto e ad offrire un po' di pepe viene forzatamente inserita la love-story tra James e Layla che, come visto in altri classici del passato, diventano amanti e rivali in una diabolica partita di sotterfugi in parte movimentata dal colpo di scena finale. La riuscita dell'operazione, pur non priva di imprecisioni che finiscono per favorire l'effetto contrario rispetto al senso di sorpresa inizialmente auspicabile, può dirsi comunque riuscita grazie alla buona alchimia, in una sorta di controverso rapporto padre-figlio, tra gli ottimi Al Pacino e Colin Farrell, accompagnati dalla bellezza particolare dell'ex modella Bridget Moynahan in un intrigo a tre coinvolgente quanto basta.

La regola del sospetto Mai fidarsi di nessuno è il motto del selezionatore della CIA interpretato da Al Pacino, preso letteralmente alla lettera da una sceneggiatura ricca di ribaltamenti e colpi di scena che, proprio in questi suoi eccessi doppiogiochisti, finisce per risultare paradossalmente più prevedibile del previsto. La regola del sospetto si rivela saldo ed efficace nei primi quaranta minuti, con la lunga parte dell'addestramento atta a svelare i presunti test d'ammissione della CIA, per poi adagiarsi su una svolta action-thriller più standard in grado comunque di avvincere con discreto gusto. Donaldson dirige con sicurezza l'affiatato trio di protagonisti, permettendosi qualche citazione in una vicenda poco verosimile, anche per il genere, ma dal buon appeal tensivo-spettacolare.

6.5

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