Venezia 2012

Recensione La regola del silenzio

Robert Redford alle prese con l'adattamento dell'omonimo romanzo

Articolo a cura di

Cosa accade se una leggenda vivente della Settima arte come Robert Redford, vincitore del premio Oscar per il suo Gente comune (1980), entra in possesso del romanzo The company you keep, scritto nel 2003 da Neil Gordon?
Accade che prende forma un lungometraggio ambientato ai giorni nostri, ma che racconta la storia e i fatti successivi al movimento di protesta contro la guerra della fine degli anni Sessanta e dell'inizio dei Settanta, pur rimanendo un'opera di finzione.
Un lungometraggio della cui genesi l'attore-regista californiano spiega: "Pensavo che fosse una vicenda notevole e che fornisse la possibilità di approfondire un evento che fa parte della storia americana; non solo potevamo osservare questa realtà, ma anche approfondire e osservare il modo in cui queste persone vivono trent'anni dopo... nascoste e con una falsa identità. Per me, era un po' come I miserabili e il personaggio di Jean Valjean, che aveva scontato diciannove anni per una pagnotta. E' scappato di prigione, si è costruito una falsa identità, ha una figlia e una bella vita, ma il dolore di un tempo lo ossessionerà per sempre. Come fanno queste persone ad andare avanti? Loro cambiano o rimangono gli stessi? Per me era questa la storia interessante da raccontare. Non parlavo tanto del movimento contro la guerra, perché quello appartiene alla storia".

Professione reporter

Ed è lo stesso Redford a vestire i panni di Jim Grant, avvocato e padre single che cresce la figlia nei sobborghi di Albany, NY, ma la cui tranquilla esistenza viene sconvolta quando il giovane reporter Ben Shepard alias Shia"Transformers"LaBeouf svela la sua vera identità, ovvero quella di un pacifista radicale che, negli anni Settanta, manifestava contro la guerra ed è tuttora ricercato per omicidio.
Un evento che, dopo oltre trent'anni vissuti in clandestinità, lo porta a darsi alla fuga, in quanto si trova al centro di una gigantesca caccia all'uomo, mentre deve anche riuscire a trovare l'unica persona in grado di scagionarlo.
Con l'FBI che non solo è sulle sue tracce, man mano che le sue vecchie ferite si riaprono e riallaccia i contatti con alcuni membri del proprio gruppo, i Weather Underground, ma anche su quelle di Shepard, il quale, determinato a diventare famoso, non si ferma davanti a nulla e, consapevole di avere in mano uno scoop non poco importante, insegue l'uomo in tutto il Paese, scoprendo sconvolgenti segreti.

Tutti gli uomini di Robert Redford

Fino al momento in cui, faccia a faccia nella Upper Peninsula del Michigan, devono mettere a nudo le loro identità nel corso di quello che, coinvolgendo, appunto, due uomini entrambi in cerca della verità e, per questo, costretti a ridefinire le loro vite, può essere visto come una sorta di gioco tra il gatto e il topo su cui Redford prosegue: "Parla di un gruppo di persone che si nascondono; erano molto legate tra loro, anche per via dello stile e delle passioni della propria epoca, mentre ora sono invecchiati e hanno preso strade diverse. Alcuni sono pentiti di averlo fatto, altri hanno dei rimorsi. Alcuni all'epoca ci credevano, ma sentono di dover passare il resto della vita pagando per le loro azioni. Altri ritengono che sia una giusta causa, allora come adesso. Quindi, ci sono dei sentimenti e dei rapporti molto variegati e il modo in cui si fondevano tra loro mi affascinava".
Una sorta di gioco tra il gatto e il topo che, in realtà, appare confezionato in maniera piuttosto classica, privilegiando in particolar modo i dialoghi e le lodevoli performance del nutritissimo cast, sebbene anche Mark Day - montatore degli ultimi quattro Harry Potter - fornisca il suo fondamentale contributo.
Infatti, al di là di qualche momento di fuga sparso qua e là, tra i punti migliori delle oltre due ore di visione potremmo citare la conversazione tra Shepard e Sharon Solarz, interpretata da Susan Sarandon, o quella in macchina tra Grant e il Donal cui concede anima e corpo il mitico Nick Nolte.
Soltanto due dei nomi noti presenti che, insieme allo Stanley Tucci di Amabili resti (2009), la veterana Julie"Il dottor Zivago"Christie, il Brendan Gleeson di Un poliziotto da happy hour (2011) e il Terrence Howard di Iron man (2008), impreziosiscono una guardabile operazione su celluloide unicamente volta a continuare la tradizione di quel grande cinema hollywoodiano del passato costituito da titoli del calibro de I tre giorni del Condor (1975) di Sydney Pollack e Tutti gli uomini del presidente (1976) di Alan J. Pakula. Non a caso, entrambi interpretati da Redford.

La regola del silenzio A due anni da The conspirator (2010), Robert Redford torna dietro la macchina da presa per occuparsi della trasposizione cinematografica di un romanzo di Neil Gordon. Il risultato non è assolutamente nulla di eccezionale, in quanto trattasi di un classico thriller hollywoodiano a sfondo giornalistico che, senza particolari guizzi di regia, guarda al cinema a stelle e strisce di un tempo e punta in maniera quasi esclusiva sul cast ricco di giovani e vecchie star.

6

Che voto dai a: La regola del silenzio

Media Voto Utenti
Voti totali: 9
5.2
nd