Recensione La regola del gioco

Sotto la regia di Michael Cuesta, Jeremy Renner interpreta Gary Webb, giornalista che negli anni Novanta denunciò un legame tra la CIA e un grosso traffico di droga dal Nicaragua agli Stati Uniti.

recensione La regola del gioco
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"Gary era un doberman. Grintoso e insistente, affrontava i fatti con la convinzione incrollabile che il pubblico avesse diritto a sapere la verità. Era il cronista della gente comune, del popolo. Aveva un'idea molto chiara del significato di cose come la verità e la giustizia. Era una persona autentica, che amava i gruppi punk e l'hockey. Non aveva paura di mettersi contro i pezzi grossi. Abbiamo bisogno di persone come lui, soprattutto oggi che rischiamo di perderci nel labirinto mediatico di politicanti e opinionisti".
È così che Michael Cuesta ricorda Gary Webb, giornalista classe 1955 vincitore del Premio Pulitzer che suscitò scalpore, nel 1996, per una serie di articoli pubblicati sul San Jose Mercury e di cui racconta l'interessante vicenda in questo La regola del gioco, tratto dall'omonimo romanzo scritto proprio dall'uomo.
Articoli decisamente scottanti, in quanto, attraverso essi, denunciò la CIA per aver sostenuto e protetto un immane traffico di droga dal Nicaragua agli Stati Uniti con lo scopo di finanziare i Contras; tanto che, sebbene il suo lavoro gli abbia fruttato numerosi premi e riconoscimenti, Webb venne isolato e ostracizzato sui media nazionali.

Webb legacy

Ed è il due volte candidato all'Oscar Jeremy Renner di The Bourne legacy a concedergli anima e corpo sul grande schermo, il quale, anche produttore della pellicola, dichiara: "Quando il produttore esecutivo Don Handfield mi ha fatto conoscere questa storia, ho capito che volevo interpretare Gary. Mi sono subito messo al lavoro, chiedendo o riscuotendo favori, per trovare i fondi necessari a produrre il film. La storia di Gary doveva essere raccontata. Quello di Gary è un viaggio emotivo ed eccitante, ma anche molto attuale, se pensiamo all'impatto che hanno sulle nostre vite i moderni sistemi di sorveglianza e i social media. Il governo e i politici possono essere chiamati a rispondere del loro operato solo se esiste una stampa libera, impegnata e vitale. Gary ha fatto la cosa giusta, pagando un prezzo personale altissimo. La sua storia mi ha commosso".
Un Gary Webb che, da poco trasferitosi con la famiglia in California, vede la sua carriera prendere una piega inattesa quando Coral Baca alias Paz Vega, donna di un grosso trafficante di coca, gli consegna una trascrizione del Gran Giurì che rivela un collegamento tra i servizi segreti statunitensi e il commercio di polvere bianca dal Sudamerica.


Cuesta è l'America


La miccia che non solo lo spinge a seguire l'avvocato del re del crack di Los Angeles, ma lo porta presto a rendersi conto di essere in possesso della traccia che potrebbe condurlo alle oscure origini del flusso ininterrotto di cocaina a basso costo che ha invaso le strade di tutto il paese; fino a fargli compiere un rischioso viaggio in Nicaragua nel tentativo di ottenere informazioni fondamentali dal narcotrafficante Norwin Menes, detenuto in un penitenziario locale ed interpretato dall'Andy Garcia de Il padrino parte III.
Soltanto uno dei nomi noti destinati ad impreziosire il ricco cast, che, al di là di brevi apparizioni per il Robert Patrick di Terminator 2 - Il giorno del giudizio e il Ray Liotta di Quei bravi ragazzi, include la Mary Elizabeth Winstead di Die hard - Vivere o morire nei panni della direttrice del giornale ed Oliver"Lake placid"Platt in quelli del vicedirettore. Man mano che l'inchiesta del protagonista suscita enorme interesse tra i lettori e che i colleghi, invidiosi per essersi lasciati sfuggire lo scandalo, iniziano a screditarne lavoro e reputazione attraverso una sempre più aggressiva campagna diffamatoria; mentre la moglie Sue, ovvero Rosemarie DeWitt, tenta di rimanere al suo fianco, nonostante i minacciosi avvertimenti dei boss della droga.
Nel corso di oltre un'ora e cinquanta di visione che, totalmente costruita sui dialoghi atti a penetrare sempre più a fondo nella cospirazione dalle esplosive complicazioni, finisce, però, per rimanere senza infamia e senza lode, oltretutto penalizzata da un taglio quasi da film per la televisione... nel cui ambito, non a caso, il regista ha maturato la maggior parte del proprio percorso professionale.

La regola del gioco Tratta dal suo romanzo La regola del gioco, la vera storia di Gary Webb, giornalista imbattutosi per caso, nel 1996, nello scoop più grande e pericoloso della sua vita, in quanto trovatosi alle prese con un’indagine ad alto rischio riguardante il coinvolgimento della CIA in un imponente traffico di sostanze stupefacenti. Impreziosita da un ricco cast, una vicenda atta a ribadire, tra l’altro, che il potere da cui si è attratti finisce, spesso, per divorarci, ma che, non sempre capace di coinvolgere lo spettatore ed in un certo senso accostabile, per quanto riguarda il verboso svolgimento, allo spionistico Fair game diretto nel 2010 da Doug Liman, risente un po’ troppo della prevalentemente televisiva esperienza del regista Michael Cuesta.

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