Venezia 72

Recensione La Prima Luce

Sullo sfondo di una Bari affascinante e ostile, Vincenzo Marra costruisce una storia di rapporti alla deriva e figli contesi. Ma i buoni propositi e la pur buona prova di Riccardo Scamarcio non bastano a far quadrare il bilancio narrativo del film.

recensione La Prima Luce
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Bari, giorni nostri. Marco (Riccardo Scamarcio) fa l'avvocato, e ha concentrato da tempo tutte (o quasi) le sue energie sulla sua carriera legale, quotidianamente impelagato tra clienti insolventi e cause d'ufficio non troppo comprensibili e gratificanti. Martina invece è Cilena, di lei sappiamo poco, se non che è profondamente insoddisfatta della sua vita in Italia e che lavora come pubblicitaria presso uno studio di Bari. I due hanno un figlio, Mateo, di soli otto anni, che ha un bel rapporto con entrambi, ma che inizia a soffrire i sempre più frequenti attriti tra i due giovani genitori. Quando Martina manifesterà la voglia di tornare a casa propria, in Cile, per ritrovare i suoi affetti e (forse) la serenità che le manca in Italia, Marco non comprenderà appieno la gravità della situazione, proponendo soluzioni d'appoggio, di ripiego, senza tenere però mai troppo da conto le esigenze e lo stato d'animo di Martina. Questo ulteriore scollamento di prospettive tra i due, porterà la donna a fare una scelta di estrema rottura, determinando un dramma famigliare dal quale poi non sarà più possibile tornare indietro. Seguirà La prima luce di una profonda oscurità famigliare.

Bari, una terra straniera...

Con La prima luce il napoletano Vincenzo Marra segue un filo d'attualità, ovvero quello di famiglie miste e separazioni che portano a figli contesi, a volte a cavallo di più nazioni o addirittura continenti. Marra si addentra nei cunicoli bui delle relazioni non funzionanti, del malessere tra coppie fatto di silenzi ingombranti o parole troppo accese, equilibri che si smarriscono andando a colpire (soprattutto) i figli, testimoni inermi e incolpevoli di un disamore che non riescono ad accettare. Nella prima parte, La prima luce si sofferma proprio su questo materiale scottante, facendo affidamento su un Riccardo Scamarcio a dire il vero piuttosto in parte (forse anche perché da pugliese doc gioca per una volta in ‘casa') , ritratto nella dimensione bivalente di padre premuroso da un lato e marito ‘cieco' dall'altro, incapace di comprendere appieno i bisogni della propria donna. È invece nella seconda parte che il film di Marra assume un registro diverso, dove al dramma famigliare si affianca l'atmosfera da thriller, la lotta disperata alla ricerca del proprio figlio con ben poche speranze di trovarlo e una serie di ostacoli disseminati lungo il percorso. Complice anche una co-protagonista femminile (Daniela Ramirez) non particolarmente incisiva, però, il film di Marra non coniuga al meglio le due parti di questa storia, lasciando che soprattutto dal punto di volta in poi, le vicende prendano il sopravvento sulla struttura emozionale e interiore del film. Bari, un avvocato, e le intemperie relazionali, sembra in effetti il sommario di uno dei romanzi di (per chi lo conosce) Gianrico Carofiglio, che ha fatto di quella sua Bari nostalgica e aliena, bella e dannata, una terra straniera, ma anche il cuore pulsante dei suoi racconti con protagonista l'avvocato Guido Guerrieri. Qui, pare proprio che Marra voglia fare lo stesso, abbinando i colori di una città cullata dal mare alle intemperie emotive di una famiglia più che disfunzionale. Ma sono forse troppe le tematiche e i punti di vista tirati in ballo, troppe le "terre straniere" raccordate in un racconto che (per inciso) sembra non vedere mai davvero la sua Prima Luce.

La Prima Luce Con La prima luce il napoletano Vincenzo Marra porta al cinema una dolorosa storia di separazioni e figli contesi. Un’interessante tema d’attualità che fonda la malinconia di certe storie al capolinea con una problematica tutta legale di affidamenti di figli legati a stati e sistemi giuridici diversi. Ma a discapito di alcuni buoni elementi - lo sfondo di una Bari bella e aliena che si sposa con il mood della storia e l’intensa interpretazione di un Riccardo Scamarcio finalmente in parte - La prima luce stenta a trovare il giusto equilibrio tra i vari elementi tirati in ballo e finisce per essere una fuga rocambolesca e non troppo verosimile entro e oltre i confini dell’Italia. Peccato, perché il film aveva - dalla sua - una serie di ottime potenzialità.

5.5

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