Torino 2012

Recensione La parte degli angeli

Tra dramma e risate Ken Loach firma una commedia fortemente alcoolica

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Ken Loach e il Torino Film Festival. Una polemica che ha visto il suo apice nei giorni scorsi, e che tratteremo minuziosamente in un altro articolo. Pensare che il nome dello storico regista britannico e quello della manifestazione piemontese dovevano essere i due termini di un'atmosfera di festa, in quanto al filmmaker di titoli come My name is Joe e Il vento che accarezza l'erba era stato scelto di assegnare, insieme al nostro grande Ettore Scola, il premio Gran Torino (riconoscimento ai registi che hanno fatto la storia del cinema contemporaneo). Premiazione che sarebbe dovuta coincidere con la proiezione, in prima italiana, dell'ultima pellicola di Loach già vincitrice del gran Premio della Giuria a Cannes, The Angels' Share, prevista in uscita anche nelle sale italiane il 13 dicembre grazie alla sempre attenta BIM Distribuzione col titolo La parte degli angeli.

Un furto a 40 gradi

Glasgow. Il giovane Robbie (Paul Brannigan) ha un passato di violenza alle spalle, e solo per il rotto della cuffia riesce ad evitare il carcere per la sua ultima bravata. Il ragazzo, che a breve diventerà padre, viene condannato a 300 ore di servizi sociali, sotto la custodia di Harry (John Henshaw), che diventa ben presto una sorta di secondo padre per lui. Rendendosi conto di non riuscire a sfuggire alla sua vita al limite, ed essendo inoltre perseguitato da una banda di teppisti, Robbie sceglie di organizzare un colpo insieme ai suoi compagni di rieducazione: l'improbabile banda cercherà di rubare il whiskey più costoso della storia...

Dalla parte dei mortali

Il whisky perde dal 18 al 25% del suo volume ogni dieci anni. Cio che viene perso si chiama propriamente la parte degli angeli (angels' share in inglese). Mai titolo migliore poteva esserci per questo ennesimo viaggio di Loach nelle tematiche a lui da sempre care, dall'emancipazione giovanile ad una società che non perdona chi ha commesso uno sbaglio. Ecco perciò un'altra gustosissima commedia venata da potenti istinti drammatici, capace di divertire ma allo stesso tempo di far riflettere lo spettatore, impresa sempre più rara nel cinema odierno. Uno strambo e bizzarro gruppo di protagonisti (ottime le caratterizzazioni e le interpretazioni anche dei compagni di Robbie) alle prese con un colpo che per alcuni potrà forse segnare l'inizio di una nuova vita, lontano da quel mondo di violenza conosciuto fin dalla nascita. La periferia, le frequenti liti da strada, un personaggio principale non privo di lati negativi (il toccante flashback di un tempo non così lontano), si amalgano alla perfezione con le battute e l'astmosfera di frizzante cameratismo che viene sprigionata dall'improbabile gruppo di amici, novelli Arsenio Lupin alcoolici. E se il whiskey, così come l'alcool in generale, viene spesso demonizzato, anche su grande schermo, in quest'occasione si trasforma in una materiale occasione di riscatto, in barba al perbenismo di comune natura. La parte degli angeli è un ennesimo, riuscito, esperimento di cinema sociale, una comedy che sa giocare bene sul confine tra risata e analisi di un substrato urbano per un cinema proletario dal sapore universale.

La parte degli angeli Whiskey e kilt scozzesi, furti improbabili e un simpatico gruppo di sbandati. Ma anche la violenza imperante delle periferie, la lotta per offrire al proprio figlio un futuro migliore, la possibilità di riniziare da capo. Ken Loach ci regala una commedia sociale ricca di contenuti ma allo stesso tempo in grado di divertire con sobria (a dispetto delle tematiche) leggerezza.

7

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