Recensione La maschera di ferro

Il film di Randall Wallace ispirato ai romanzi di Alexandre Dumas con un cast da favola

recensione La maschera di ferro
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I classici di Alexandre Dumas (padre) hanno generato svariati adattamenti cinematografici, e i romanzi più saccheggiati sono stati sicuramente quelli dedicati ai tre moschettieri. Dalle prime trasposizioni, risalenti addirittura al cinema muto, sino al cult del 1948 con protagonisti Gene Kelly e Van Heflin e dimenticando la recente reinterpretazione di Paul W.S. Anderson, D'Artagnan e soci hanno più volte calcato il grande schermo con alterne fortune. Tra le produzioni più ambiziose dedicate al mitico quartetto, nonché tra quelle che si prende più libertà rispetto alla fonte originaria, va sicuramente inserita La maschera di ferro, film del 1998 diretto dall'allora esordiente Randall Wallace, candidato all'Oscar tre anni prima per aver scritto la sceneggiatura di Braveheart - Cuore impavido di Mel Gibson. Non è sempre scontato per un'opera prima avere a disposizione un cast così ricco come in questo caso: ad interpretare i moschettieri troviamo infatti nomi del calibro di John Malkovich (Athos), Jeremy Irons (Aramis), Gerard Depardieu (Porthos) e Gabriel Byrne (D'Artagnan), mentre a vestire i panni del Re Luigi e di suo fratello gemello Filippo è un Leonardo di Caprio all'apice del successo nel suo primo lavoro post-Titanic.

Tutti per uno, uno per tutti

In una Francia sull'orlo della povertà, Re Luigi XIV vive nel lusso infischiandosene del benessere del suo popolo, che sembra in procinto di iniziare una rivoluzione. A far da consigliere al regnante vi è D'Artagnan, diventato dopo anni il comandante dei moschettieri. Quando Luigi XIV chiede ad Aramis, che ha ora preso la via ecclesiastica, di scovare e uccidere il capo dei Gesuiti che starebbe tramando un complotto, il moschettiere decide di richiamare a convegno gli amici di un tempo. Infatti a tessere la cospirazione gesuita è proprio lo stesso Aramis, che ora propone ai vecchi compagni di appoggiarlo in un'eroica impresa: sostituire il Re. Porthos e Athos, quest'ultimo in astio contro il sovrano che ritiene colpevole della morte del figlio Raoul, accettano subito mentre D'Artagnan decide di rimanere fedele al proprio Re, senza però tradire gli amici. Il piano di Aramis sembra riuscire, e si scopre un'incredibile verità: l'uomo rinchiuso da anni nelle prigioni della Bastiglia con indosso una maschera di ferro è infatti il fratello gemello di Luigi...

Libertà

Se siete tra coloro che ritengono la fedeltà all'opera originale un dovere morale, soprattutto parlando di tali capolavori della letteratura popolare (in questo caso usato nell'accezione più positiva possibile del termine), i motivi per storcere il naso saranno non pochi. Il regista, anche autore della sceneggiatura, prende soprattutto spunto dall'ultimo romanzo della saga (il migliore per chi scrive) Il visconte di Bragelonne, finendo però per cambiare sin troppi particolari importanti e arrivando addirittura a rivelare una segreta relazione sentimentale tra il guascone più famoso della storia e la Regina Madre. Lo stesso epilogo trova un cambiamento cruciale che lascia alquanto perplessi e non rende giustizia alle pagine scritte. Altra curiosità che stona è la differenza di età degli interpreti di D'Artagnan e Athos: Byrne infatti è ben quattro anni più vecchio di Malkovich, cosa che si nota visibilmente e che lascia perlomeno interdetti. Se invece siete tra quelli che danno poca importanza a questi "dettagli" o semplicemente non avete ancor avuto occasione di farvi trasportare dall'epica di Dumas, il film rimane un godibile feuilleton che, nonostante risvolti narrativi non sempre perfetti anche escludendo quanto detto sopra, riesce ad offrire due ore piacevoli grazie alla giusta dose di avventura, divertimento e dramma storico. Un cappa e spada che registicamente guarda ai grandi classici del genere, con un vago sapore retrò e una minuziosa cura per la messa in scena, soprattutto per ciò che concerne costumi e scenografie, di buon impatto estetico e non privi di una certa eleganza. Con una colonna sonora suggestiva a suggellare il pathos delle scene più avvincenti e interpretazioni di gran classe (di fronte ad interpreti maiuscoli come Irons, Depardieu, Malkovich e Byrne il giovane di Caprio si conferma attore già maturo a dispetto dell'età, convincente nel doppio ruolo) il titolo va sicuramente annoverato tra le produzioni più gradevoli riguardanti quel periodo storico realizzate negli anni '90.

La maschera di ferro Per certi versi controverso nella sceneggiatura, con cambiamenti tali da far inorridire i puristi di Dumas, La maschera di ferro (ispirato, come il romanzo da cui è tratto, a una leggenda realmente diffusa ai tempi) è un cappa e spada senza infamia e senza lode che si fa apprezzare per l'ottima cura scenografica/visiva e per le interpretazioni dei suoi protagonisti. In attesa di veder realizzato su grande schermo un'opera che renda veramente giustizia al capitolo conclusivo delle avventure dei tre moschettieri, il memorabile Il visconte di Bragelonne, ci si può anche accontentare.

7

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