La Legge della Notte: la recensione del film di Ben Affleck

Ben Affleck, dopo Gone Baby Gone, rilegge l'omonimo romanzo di Dennis Lehane e il genere gangster movie, contaminandolo col melò.

recensione La Legge della Notte: la recensione del film di Ben Affleck
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Buick e Ford V-8 sfrecciano per le strade affollate e tra i boschi. Dai finestrini sbucano semiautomatiche e mitra Thompson che vomitano proiettili mentre i bolidi anni'20 affrontano rettilinei e curve a folle velocità. Vive di fiammate il nuovo film di Ben Affleck, che - dopo Gone Baby Gone - fa ritorno a Boston per raccontare una gangster story, adattando per la seconda volta il romanzo di uno degli autori americani più saccheggiati dalle parti di Hollywood: Dennis Lehane. Se l'esordio registico di Affleck era stato favorito dall'omonimo romanzo dello scrittore di origini irlandesi, stavolta La Legge della Notte trae ispirazione da Live By Night, altro best-seller dell'autore de La Morte non dimentica. La voce fuori campo del nuovo Batman narra le vicende di Joe Coughlin (Affleck), reduce di guerra che fa ritorno a Boston durante il periodo del Proibizionismo con l'intenzione di non aderire più alle norme sociali, rinnegando così il proprio padre, capitano di polizia (lo interpreta Brendan Gleeson), e la Legge stessa. Joe, però, rifiuta l'etichetta di gangster. "Fa sì scorribande e rapine" ma a conti fatti non lo è. O almeno, non nel senso a cui siamo cinematograficamente abituati dopo anni di Coppola, Scorsese e Mann. In una Boston dilaniata dalla sanguinosa contesa tra irlandesi e italiani per lo spaccio del rum, il personagio di Affleck rappresenta una mina vagante da far saltare in aria oppure da aggiungere furbescamente al proprio arsenale.


Gangs of Boston o bulli e pupe?

La Legge della Notte tradisce, fin dalle prime battute, un'anima divisa tra il gangster movie e il romance: accanto ai cappelli a falda larga Borsalino, ai vestiti sgargianti e agli efferati omicidi, ecco spuntare baci appasionati (prima) e delusioni amorose (poi), tra battute - "Sono pazzo di lei"; "La pazzia non è amore" - che sarebbero più a loro agio in un dramma sentimentale che in un film di guardie e ladri. La pellicola, però, si accende nel momento in cui abbandona tentativi velleitari di pastiche e riabbraccia il mondo fumoso e spietato della malavità anni '30. Per potersi vendicare dell'acerrimo nemico Albert White (Robert Glenister), Joe finirà, dopo un'iniziale riluttanza, col lavorare per il boss italiano Maso Pescatore, impersonato da Remo Girone (anni fa era toccato a Vittorio Gassman il ruolo di boss in una produzione hollywoodiana, ovvero Sleepers). Lascerà Boston dopo oltre 3 anni passati dietro le sbarre per trasferirsi a Tampa. Pur rimanendo nella Est Coast, il traffico di alcolici cambia però latitudine: dal Massachusetts alla Florida. A rallentare l'ascesa criminale di Joe Coughlin, ora braccio destro di Maso Pescatore, saranno il Ku Klux Klan, un'ex tossica (Elle Fanning) e il rancoroso White. Sarà abbastanza spietato Joe, nel fratempo innamoratosi della cubana Graciela Suarez (Zoe Saldana), per eliminare gli ostacoli che intralciano il proprio cammino malavitoso?

Ben & Clyde

Flop al botteghino statunitense, massacrato dalla critica USA, cos'è a non funzionare in La Legge della Notte? Il film di Affleck paga dazio nei confronti dei titoli celebri del genere, si pensi a Il padrino o Quei Bravi Ragazzi. Una messa in scena classica, corroborata da atmosfere patinate, scandita da un tono enfatico (a volte un po' forzato) che rimanda al melò e alle tragedie greche, rivela un'ammirazione forse un po' troppo reverenziale nei confronti del cinema di Scorsese. Ben Affleck ci aveva abituato ad uno stile più asciutto e crudo, in grado di sfumare l'uno nell'altro il Bene e il Male incarnato dai protagonisti dei suoi film (si pensi a The Town). Nel cercare invano un equilibrio, il regista di Argo finisce per tratteggiare un affresco criminale privo di pathos. La Legge della Notte, però, non è affatto un film che fa storcere il naso: la fotografia a tratti incanta (si passa dalla glaciale illuminazione di Boston alle tonalità calde di Tampa), mentre le sequenze action sono ben confezionate. Lo dimostrano gli insegumenti in macchina, la resa dei conti di Joe con R.D. e l'agguato nel casinò. Eppure il film lascia nello spettatore la sensazione di aver assistito ad un'opera incompiuta, trincerata dietro stereotipi e cliché che contribuiscono ad amplificare l'effetto déjà-vu. Rimanendo in tema, La Legge della Notte, al di là dell'imbottigliamento rigoroso e dell'elegante etichetta, risulta a tratti annacquato.

La Legge della Notte La Legge della Notte rispolvera stereotipi e cliché tipici del gangster movie. Lo fa attraverso una messa in scena classica e una fotografia patinata, non riuscendo, però, ad appassionare fino in fondo lo spettatore. Il più debole dei film girati da Ben Affleck, non di certo una brutta pellicola. Solo che l'attore di Batman v Superman ci ha abituato a standard più alti.

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