Recensione La guerra dei mondi

Il remake sci-fi di Spielberg ispirato al romanzo di H.G. Wells

recensione La guerra dei mondi
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Pochi sono i fortunati che possono ancora sostenere di aver udito in diretta l'eclatante sceneggiato radiofonico di Orson Welles trasmesso dalla CBS negli Stati Uniti il 30 ottobre 1938. Un evento di portata unica che, nonostante gli avvisi pre e after diretta, terrorizzò buona parte dell'opinione pubblica americana. Il grande regista / interprete infatti annunciava, ispirandosi a classico romanzo sci-fi di George Wells, l'invasione degli extraterrestri sul nostro pianeta. In numero maggiore sono sicuramente coloro che hanno visto la prima trasposizione cinematografica del libro, diretta nel 1953 da Byron Haskin e considerata un classico del cinema di genere, per quanto ad oggi più di nicchia e nonostante i suoi indubbi meriti purtroppo riservata ai soli appassionati del "vintage" e ai cinefili onnivori. Per aggiornare la storia de La guerra dei mondi, portandola così alle nuove generazioni, si è però scomodato Steven Spielberg che, nel 2005, ha girato un remake dal budget esorbitante di 132 milioni di dollari (ampiamente ripagati dall'incasso worldwide che ha sfiorato i 600) scegliendo come protagonista una star assoluta come Tom Cruise e lanciando l'allora bambina prodigio Dakota Fanning, appena undicenne all'uscita del film.

War of the worlds

Ne La guerra dei mondi Ray Ferrier è un lavoratore portuale che vive in un piccolo quartiere del New Jersey. Divorziato dalla moglie, ora fidanzata con un altro uomo, riceve in custodia per il fine settimana i suoi due figli: la piccola Rachel e l'adolescente ribelle Robbie, con il quale non ha un buon rapporto. Ma questo weekend non è come tutti gli altri, e mentre i telegiornali riportano di un misterioso blackout che ha coinvolto l'est Europa, in cielo comincia a formarsi una strana nube mai vista prima, dalla quale ben presto viene scagliata un'impressionante serie di fulmini che manda in blackout qualsiasi apparecchio elettronico, macchine incluse. Raggiunto il centro città per controllare la situazione, Ray si imbatte in un misterioso cratere dal quale esce una gigantesca congegno tentacolare, che comincia a spargere il terrore uccidendo decine di persone con dei raggi laser. Scampato miracolosamente alla carneficina, Ray riesce a trovare una vettura funzionante e fugge con i suoi figli, mentre intorno a lui si scatena la distruzione.

"Questa non è una guerra...questo è uno sterminio!"

Visivamente spettacolare, La guerra dei mondi è l'esempio visivo di come dovrebbe essere un blockbuster: effetti speciali che gareggiano ancor oggi con le produzioni odierne regalano scene sontuose e magnifiche di rara potenza visionaria. E Spielberg, da vecchio e rodato regista di razza, riesce a creare sequenze mozzafiato e suggestive che sfruttano al meglio le ambientazioni, sia in campo aperto che in spazi chiusi. Se ci si fermasse dinanzi al mero impatto percettivo ci troveremmo davanti ad un masterpiece del filone, ma purtroppo oltre all'apparenza serve anche la sostanza, ed è proprio in quest'ultima che il film difetta. La sceneggiatura di David Koepp e Josh Friedman, ispirata proprio alla stesura originale dello spettacolo radiofonico di Welles, non convince pienamente sia nello sviluppo dei rapporti familiari tra Ray e prole che in una narrazione sin troppo improbabile e forzata, che finisce per sfaldarsi definitivamente nel frettoloso epilogo. La stessa strizzata d'occhio alla paura globale post-11 settembre risalta soltanto in alcune battute iniziali, ma non trova mai un vero sfogo metaforico durante la visione. Visione che comunque nelle sue due ore riesce a regalare un discreto numero di emozioni, soprattutto per ciò che concerne la lunga parte ad alta carica di tensione ambientata nello scantinato di un paranoico Tim Robbins. Il divo Cruise cattura naturalmente tutta la scena, per una volta nei panni di un personaggio non eroico ma protettivo, anche se in più di un'occasione rischia di rubargli la scena la bravura della piccola Fanning, in una delle prove più memorabili mai osservate in un interprete under 12.

La guerra dei mondi Con un comparto tecnico di prim'ordine, una regia curata nel dettaglio ed effetti speciali da far strabuzzare gli occhi, La guerra dei mondi avrebbe potuto essere un titolo epocale. Purtroppo però una certa leggerezza in fase di scrittura ha trasformato la narrazione in un confuso ed a tratti improbabile gioco del gatto (alieno) col topo (umano) che sfiora in più passaggi i confini dell'improbabile, affidandosi sin troppo sulle preparate spalle di Tom Cruise e quelle più esili ma già solide della piccola Dakota Fanning.

6.5

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