Roma 2014

Recensione La frusta e il corpo

Al festival del cinema di Roma il gotico di Mario Bava con Christopher Lee

recensione La frusta e il corpo
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Il barone Kurt Menliff, esiliato dalla famiglia in seguito al suicidio di una domestica con il quale l'uomo aveva avuto una relazione, fa ritorno dopo anni al castello paterno. Qui viene accolto con ostilità da tutti tranne che da Nevenka, sua ex-amante ora sposa del fratello, Cristiano. Ma soltanto pochi giorni dopo esser ritornato Kurt viene trovato morto, ucciso dalla mano di un assassino ignoto. La sua dipartita però non gli impedisce di continuare a tormentare i suoi vecchi familiari: apparentemente, infatti, il suo spirito aleggia ancora per la magione, pronto a vendicarsi brutalmente.

Ennesimo gotico d'autore per Mario Bava (che in quest'occasione si firma con lo pseudonimo John M. Old) che ritorna alle atmosfere gotiche che lo hanno accompagnato sin dagli esordi e che questa volta lo vedono dirigere uno degli attori cardine del genere horror, il grande Christopher Lee. Nonostante le noie in censura, per via di una trama morbosamente erotica che sfiora in più occasioni i confini del sadomasochismo, La frusta e il corpo, pur non raggiungendo la qualità di altri capolavori dell'autore, si rivela una visione interessante giustamente riscoperta dal Festival del Cinema di Roma, che l'ha riproposto in versione restaurata.

La frusta e il corpo

Nonostante alcune ingenuità e forzature narrative che stonano in parte con il fascino del racconto La frusta e il corpo riesce a mantenere una certa linearità sfruttando un plot che, se non spicca per originalità, trova in una certa, silente, morbosità un punto di forza non indifferente. In un racconto con poche vie di sviluppo e strade pressoché "segnate" già dall'inizio, Bava è bravo a costruire un film teso e ossessivo che, nella sua dolente lentezza, assimila sensazioni brucianti, gelosie e sospetti che rischiano di mettere uno contro l'altro gli abitanti del castello. Il rapporto principale rimane comunque quello tra Kurt e Nevenka, instaurato su una follia passionale e malata che pare non trovar fine neanche dopo la morte, e che caratterizza alcune delle sequenze più riuscite. Il regista sfrutta ancora una volta nel migliore dei modi le ambientazioni e i giochi di luci, creando situazioni suggestive e accattivanti, in grado di far "dimenticare" alcuni brevi passaggi stonati. In un cast che svolge il suo compito senza infamia e senza lode è senza dubbio d'impatto la performance di Christopher Lee, che con piccoli tocchi caratterizza magistralmente una figura diabolicamente monodimensionale.

La frusta e il corpo Gotico d'autore firmato dal maestro Mario Bava, La frusta e il corpo non è tra i capolavori del regista italiano ma rimane in ogni modo una pellicola affascinante, ricca di mistero e suggestioni, che ha tra i suoi punti di forza (oltre alla regia come sempre ispirata) il torbido rapporto "sovrannaturale" tra i due protagonisti e la granitica prova di un mefistofelico Christopher Lee.

7.5

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