Recensione La faida

La fresca opposizione delle nuove generazioni al vecchio 'codice' delle faide

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Secondo film (dopo 'Maria full of grace') per il regista Joshua Marston e secondo capitolo che narra storie di profondo disagio umano legato all'arretratezza delle condizioni sociali di partenza. Alla Maria volitiva e ‘piena di grazia' del primo film si sostituisce qui lo stoicismo di una famiglia albanese che vuole fronteggiare lo stato di alienazione e isolamento prodotto dal codice ancestrale che disciplina e ‘legalizza' le faide tra famiglie. E se nella polverosa Colombia di Maria il male oscuro era rappresentato dalla possibilità di cadere nei circoli viziosi del traffico di droga e perdere infine anche l'ultima speranza di emanciparsi dalla propria condizione, nelle terre balcaniche de La faida lo scorrere del sangue è generato dalle antiche ostilità tra famiglie che si rinnovano di generazione in generazione lasciando sempre irrisolto il conto con la morte. Attraverso la volontà di smarcarsi da questo circolo infernale viene fuori la necessità di una veloce maturazione dell'ultima generazione, quella che (suo malgrado) si trova a dover fare i conti con l'immobilità del vecchio (l'ostinazione con cui il nonno si rifiuta di scendere a compromessi) e il vento di ribellione portato dal nuovo (cellulari perfino in grado di filmare). Un film che prosegue il percorso ‘sociale' del regista attraverso le storie di giovani nati e cresciuti in mondi a dir poco ostili ma accomunati dalla volontà (e dal coraggio) di voltare le spalle al proprio passato.

Resistenza alla faida

Albania settentrionale. Nik ha diciassette anni e frequenta l'ultimo anno di scuola superiore, dividendo il suo tempo libero tra l'amico di sempre e i nuovi fremiti d'amore per una sua compagna di classe. Rudina (la sorella di Nik) è invece totalmente presa dallo studio e dal sogno di iscriversi all'università. A seguito di un alterco (legato al diritto di passaggio su un terreno) sorto tra Mark (padre del ragazzo) e un suo compaesano, scoppierà una sanguinosa faida tra le due famiglie che obbligherà Nik e i fratelli a chiudersi in casa per evitare il diritto di rivalsa (in particolare sulla linea maschile) da parte dell'altra famiglia. Così mentre Rudina dovrà prendere il posto del padre (costretto a nascondersi perché accusato di omicidio) nella consegna delle derrate alimentari necessarie a sostentare l'intero nucleo, Nik vivrà il suo confinamento tra le mura di casa con sempre maggior insofferenza. Determinato a trovare una via d'uscita all'oscurità delle regole della faida, il ragazzo si spingerà fino a rischiare la sua stessa vita, nella determinazione di vivere da uomo libero oppure morire.

Passato vs. Presente

Joshua Marston punta ancora una volta le luci dei riflettori sulle adolescenze rubate di giovani costretti a crescere molto in fretta e nella frustrazione del vedersi negare il diritto a un futuro. Miglior sceneggiatura (firmata a quattro mani dallo stesso Joshua Marston e da Andamion Murataj) al Festival di Berlino 2011, La faida è un film capace di entrare nei meccanismi corrotti degli adulti e restituirne il disagio esistenziale attraverso gli occhi dei più giovani, ancora poco traviati dal mondo e ancora illuminati dal sogno di una vita migliore. Come nel film precedente buona parte dell'intensità del film è infatti riposta nel magnetismo dei giovani protagonisti, i due fratelli che (ognuno a suo modo) dovranno affrontare ‘l'apartheid familiare' grazie al solo spirito di sopravvivenza. Una buona scrittura al servizio di una storia in cui arretratezza e attualità si fondono per dare vita ad alcune delle grandi contraddizioni sociali che giorno dopo giorno scrivono la storia del nostro mondo.

La faida Caratterizzato da un forte realismo che si delinea nell’uso di una scrittura molto attenta al rigore ‘sociale’ della storia, La faida mette sapientemente in scena l’incapacità tutta umana di mettere da parte i rancori in virtù di una vita libera. Una storia che insegue un iter costruttivo attraverso gli occhi del giovane Nik e di sua sorella Rudina, due diverse rappresentazioni della stessa voglia di (soprav)vivere. Con questa opera seconda Joshua Marston si conferma regista attento soprattutto nei confronti di storie in cui l’afflato di vita che si sprigiona dai giovani funge da balsamo alla crudezza delle storie 'adulte' che fanno da sfondo.

7

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