Recensione La cuoca del Presidente

Dalla Francia un film biografico con tanto 'gusto' e poco mordente

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Dal 1988 al 1990 Danièle Delpeuch, donna originaria del Périgrod, fu la cuoca personale dell'allora Presidente francese François Mitterand, scelta personalmente per servire i pasti all'Eliseo dallo stesso capo di stato che desiderava una maggiore genuinità e cura nella realizzazione dei suoi conviti privati, fino ad allora gestiti dai cuochi ‘più dozzinali' della cucina principale. Dopo aver conosciuto personalmente Danielle Delpeuch, Etienne Comar (lo sceneggiatore del film) ha deciso di trasporre questa biografia al cinema riportando la storia della Delpuch attraverso il personaggio di Hortense Laborie (interpretata da Catherine Frot). La storia è quella di una donna tutta d'un pezzo che varcherà la soglia dell'Eliseo portandosi dietro il suo sesto senso culinario ma anche una vocazione all'indipendenza' che entrerà subito in conflitto con lo storico gruppo di cuochi sul libro paga del presidente francese. D'altro canto la sua inventiva e la sua pignoleria professionale (intesa come una ricerca spassionata all'ingrediente e alla materia prima migliore) entreranno facilmente nelle grazie del presidente, finalmente pago di ritrovare i sapori genuini della sua infanzia e di poter contare sulla bontà di piatti dai sapori unici nella loro semplicità. Ma due anni di lavoro (anche meno) basteranno per chiarire alla sopraffina cuoca quanto l'ambiente dell'Eliseo sia (di fatto) troppo soggetto a schemi e logoranti protocolli per la sua (indomita) voglia di libertà.

Totalmente immerso nelle fragranze genuine della cucina francese qui rappresentata al suo massimo 'sfolgorio', La cuoca del presidente (in uscita il prossimo 7 marzo con Lucky Red) è sostanzialmente un film che si apre e si chiude dinanzi alla ghiotta carrellata di pietanze che sfilano dinanzi ai nostri occhi lungo tutti i 95 minuti di film. Un notevole stimolo visivo e per le papille gustative che non procede però di pari passo con un impulso intellettivo altrettanto convincente, perché la narrazione si rivela ben presto piuttosto esile e facilmente sopraffatta dalla colorita sventagliata di manicaretti messi in scena. A partire dalla protagonista e proseguendo per la rosa di comprimari il film di Christian Vincent (che firma qui il suo quarto lavoro per il cinema), lo sviluppo narrativo è tutto concentrato nella costruzione di menu prelibati e grandi coreografie culinarie, lasciando piuttosto in disparte la caratterizzazione umana, solo a malapena accennata anche nell'affrontare la particolare empatia nata tra la protagonista e il presidente, vera chiave tematica della storia. Piuttosto, il film tende a insistere sul duplice piano temporale che inscrive e descrive la scelta della protagonista Hortense Laborie di emanciparsi dalla sua esperienza all'Eliseo per riappropriarsi infine di quei sapori (essenziali) al senso ultimo di una vita. Il confronto tra vecchio e nuovo, le geometrie dell'Eliseo e la totale rottura di schemi trovata invece nella lontana Antartide, dovrebbero dunque bastare a sostenere il sottotesto esistenziale del film; ma ciò non accade perché il gioco di flashback e il continuo raffronto delle fotografie di due momenti di vita, declinati nella loro diversità, non sono sorretti da una scrittura attenta a cesellare la parabola umana dei personaggi. Di conseguenza il film scivola via senza troppo sapore, tra un portata e l'altra, riducendosi (di fatto) a poco più di un lungo spot audiovisivo sulle virtù di una donna che (dovrebbe) incarnare le virtù della cucina francese: sofisticatezza e ricercata alterità. Troppo poco spazio, forse giusto un contorno, è lasciato invece alle dinamiche interrazionali tra una donna talentuosa e affamata di progetti da realizzare e la figura di un presidente alla spasmodica ricerca dei sapori del suo passato che dovevano essere invece forse il punto di maggior sviluppo dell'opera. Era lecito aspettarsi qualcosa di più visti gli ingredienti di partenza, e invece purtroppo si esce dalla sala con la sola compagnia di un insistente languorino e desiderio d'haute cuisine. (Si sconsiglia vivamente la visione a ore pasti).

La cuoca del Presidente Christian Vincent confeziona con La cuoca del presidente un film che si ripromette di raccontare la vera storia di Danièle Delpeuch, cuoca personale del presidente Mitterand per due anni. Purtroppo il film punta troppo (tutto) sulla sua mirabile estetica culinaria perdendo di vista la costruzione narrativa dei personaggi e della storia e perdendo (soprattutto) anche facilmente l’attenzione dello spettatore, irretito solo dal continuo succedersi sullo schermo di succulenti manicaretti.

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