Recensione La Cosa (2011)

L'Antartide torna di nuovo a fare paura...

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Antartide, 1982. Un gruppo di ricercatori si imbatte in un enorme astronave nascosta sotto il ghiaccio. Insieme alla gigantesca navicella di origine sconosciuta, viene rinvenuto anche il corpo di una spaventosa creatura aliena ibernata in uno spesso cumulo di ghiaccio. Un team norvegese organizza così una spedizione per indagare sul corpo dell'essere, e tra di loro viene arruolata anche la bella paleontologa Kate Loyd (Mary Elizabeth Winstead). Ma durante le analisi chimiche sul corpo dell'alieno, un errore di valutazione finisce per liberarlo dal suo involucro di ghiaccio. Nonostante venga infine ucciso, nella base si diffonde un virus mutageno capace di rigenerare le cellule umane e trasformare così i membri della squadra in mostruosi abomini assetati di sangue. Con l'aiuto del prode elicotterista americano Carter (Joel Edgerton), Kate dovrà lottare contro questo nemico sconosciuto, che nel frattempo grazie all'ombra del sospetto ha messo tutti contro tutti.

Tra passato e presente

Tutto cominciò nel 1951 quando un maestro del Cinema come Howard Hawks (non accreditato nei titoli) diresse a quattro mani con Christian Nyby un film di fantascienza dal titolo The Thing from Another World (uscito in Italia, letterale, come La cosa da un altro mondo) in cui un alieno rinvenuto tra i ghiacci del Polo Nord seminava il panico tra gli occupanti di una base americana. Nel 1982, ed è ormai leggenda "recente", ne dirigeva un solido remake, divenuto di culto, un "certo" John Carpenter, con protagonista il suo fido Kurt "Jena Plissken" Russell. Erano perciò in molti a storcere il naso dinanzi alla possibilità di una nuova versione  annunciata soltanto qualche tempo fa, poi fortunatamente e rispettosamente tramutata in un prequel degli eventi della pellicola ottantiana. A dirigere quest'operazione è stato chiamato, come spesso si confà a Hollywood negli ultimi anni, un esordiente, proveniente dal mondo dei videoclip, tale Matthijs van Heijningen, figlio di un noto produttore cinematografico olandese.

Cose di un altro tempo

Credenziali non certo invidiabili, a dispetto di quelle con le quali Carpenter arrivò dietro la macchina da presa della precedente versione, trasformando un comunque solido b-movie degli anni '50, ancora pregni ad Hollywood di una forte retorica nazionalista (e non a caso nell'originale i militari erano negli insoliti panni dei "buoni"), in un capolavoro deviato, ricco di sequenze splatter che ridefinirono in parte la concezione di horror claustrofobico, creando una perla ancor oggi idolatrata da ogni amante del genere che si rispetti. Tratto come nella trasposizione di Hawks, da un breve racconto di John W. Campbell intitolato Chi va là?, Carpenter rimase più fedele alla fonte cartacea, introducendo inoltre una tensione sottile e palpabile nei rapporti interpersonali tra i personaggi, disgregando il mito dell'eroe americano in un gioco di tranelli e dubbi, e riscuotendo forse anche per questo incassi fallimentari, per poi essere riscoperto in seguito dal pubblico e dalla critica. Dall'uomo carota del '51, bizzarra creatura che oggi appare improponibile se non addirittura comica, ai cani mutati del '82, gli effetti speciali oltre a dosare un maggiore realismo contribuirono alla disturbante constatazione di un nemico disturbante e spaventoso, contro cui le qualità umane avevano ben poche speranze di sopravvivere.

Uomini e mostri

Un prequel è sempre un'operazione rischiosa. Doveva saperlo bene lo sceneggiatore Eric Heisserer (a suo agio tra seguiti e remake, nel suo curriculum il nuovo Nightmare e Final destination 5), che forse proprio per questo, prologo ed epilogo a parte, ha scritto quasi una sorta di remake dell'opera carpenteriana. Ma forse, proprio questa paradossale scelta, che provoca a più riprese forti sensi di dejavu, si rivela anche la mossa giusta per un film che si pone come un ligio omaggio, senza infamia e senza lode, ai fasti del passato. La storia ha il compito di narrarci ciò che avvenne tre giorni prima di quanto vissuto poi da R.J. MacReady (Kurt Russell) e soci. Assistiamo così alla scoperta della prima creatura, il fattore scatenante che portò alla morte, spesso orribile, di chi mise piede in quella maledetta base antartica. Il leit motiv della narrazione, dopo la breve parte iniziale nella quale vengono introdotti, un po' superficialmente, i protagonisti, è tutto giocato sulla paura e la fiducia, o meglio sullo sfaldarsi di quest'ultima in seguito ai primi sintomi della mutazione, che finisce per creare forti contrasti, anche etnici, tra gli abitanti della base. La diffidenza che si crea tra gli studiosi norvegesi e gli elicotteristi americani prima, e in seguito tra tutti gli occupanti della stazione, cresce di minuto in minuto, contribuendo ad innescare una buona dose di tensione, culminante poi in strabordanti effetti gore. Purtroppo la qualità dei suddetti, realizzati con un massiccio uso delle tecniche computerizzate, non è paragonabile alla macabra e rozza resa delle creature realizzate dal mago Rob Bottin, e nessuna delle orribili mutazioni può mai definirsi definitivamente disturbante. Le stesse, brevi, sequenze a bordo della navicella aliena, le cui ambientazioni risultano alquanto stereotipate e anonime, mettono in mostra la qualità incostante delle aggiunte digitali, probabilmente dovute in parte ad un budget limitato. Ciò nonostante, complice la claustrofobia del luogo principale in cui hanno luogo gli eventi, circondato dalla vastità del nulla glaciale, The Thing 2011 riesce a mantenere la soglia di attenzione sino alla fine, ponendosi qualche spanna sopra i pop-corn horror movie di ultima generazione. Grazie a una regia "passiva", ma non limitante o deficitaria, e ad interpretazioni credibili (con l'eccezione di uno spaesato Joel Edgerton, visto in forma assai più smagliante nel recentissimo Warrior), la visione scorre piacevolmente, senza raggiungere livelli degni dei suoi predecessori ma nemmeno scadendo nel becero oblio da mossa commerciale fine a sé stessa come precedentemente temuto.

La Cosa Imparagonabile ai cult di Hawks e soprattutto Carpenter, la versione 2011 di The Thing si rivela una pellicola godibile, penalizzata da una qualità degli effetti speciali non sempre all'altezza e da un co-protagonista maschile non propriamente in parte. Ma alcune, avvincenti sequenze, e la tensione che si mantiene costante fino ai titoli di coda, regalano un motivo di visione da parte degli appassionati della precedente versione, consci però che il pericolo dejavù si nasconde dietro l'angolo. Chissà insieme a che Cosa...

5.5

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