Venezia 67

Recensione La congiura della pietra nera

Recensione del wuxia diretto da Su Chao-Pin e John Woo

recensione La congiura della pietra nera
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"Originariamente il titolo cinese di Reign of assassins (come è conosciuto internazionalmente il film) era Jianyu Jianghu, che letteralmente significa ‘spade e pioggia, fiumi e laghi'. Dopo aver ultimato la sceneggiatura di Janyu e averla fatta tradurre in inglese, ho riflettuto a lungo, e invano, per trovare una frase inglese che esprimesse in modo adeguato il significato di ‘jianghu', che letteralmente si traduce ‘fiumi e laghi'. Per i cinesi, i due caratteri di ‘jianghu' non hanno quasi mai bisogno di una spiegazione. Se dici ‘Quando uno è nel jianghu, è fuori di se', quasi tutti capiscono di cosa stai parlando. A quel punto mi sono reso conto che jianghu è un nome che esiste solo nella cultura cinese e che si riferisce a un mondo immaginario molto particolare. Occupando un posto simile a quello dei film di arti marziali nel panorama dei generi cinematografici, ‘jianghu' è un concetto unico".
A parlare è il regista originario di Taipei Su Chao-Pin, il quale, autore di B.T.S. (Better than sex) (2002) e di Silk (2006), torna dietro la macchina da presa per concretizzare un progetto che ha avuto inizio quando il produttore Terence"Windtalkers"Chang stava cercando un film d'azione da far interpretare a Michelle Yeoh, protagonista de La tigre e il dragone (2000) di Ang Lee. Progetto che, soltanto dopo diversi incontri tra i due, ha preso la forma di un film wuxia per rilanciare il genere cinese di duelli e magie e per mostrare il talento della Yeoh in veste di diva delle arti marziali ed elegante femme fatale, coinvolgendo anche il maestro dell'action-movie John Woo, il quale, colpito dalla sceneggiatura, ha voluto assumere il ruolo di co-regista -oltre a figurare tra i produttori.

Due facce di un'assassina

"Come chiunque sia cresciuto leggendo romanzi e vedendo film di arti marziali, realizzare un film che riflette il mondo delle arti marziali della propria fantasia è il sogno di qualunque regista, specialmente di un regista maschio. Facendo questo film ho realizzato un sogno personale e ho anche potuto dare un piccolo contributo a quel filone particolare del cinema cinese che è il genere wuxia" prosegue Su Chao-Pin nel parlare del suo film, ambientato in Cina nell'epoca della dinastia Ming partendo dalla figura di Drizzle alias Kelly Lin, assassina numero uno di una banda nota con il nome di Pietra Oscura che, dopo aver rubato e ucciso per anni, decide di cambiare vita e, in segno di espiazione, riporta i resti di un mistico monaco buddista nella sua tomba.
Mentre si ritiene che le reliquie contengano il segreto per ottenere il potere assoluto e che chiunque se ne impossessi diventi in grado di dominare il mondo delle arti marziali, Drizzle, per riuscire a sfuggire alla Pietra Oscura e a liberare la sua vita dalla violenza e dai massacri, decide di sottoporsi a una drastica procedura per alterare il suo aspetto, di cambiare il suo nome in Zeng Jing e di trasferirsi nella capitale, dove, come bottegaia e con le fattezze, appunto, della Yeoh, s'innamora e diventa moglie del messaggero Jiang Ah-Sheng, interpretato da Jung Woo-Sung. Fino al momento in cui, durante un drammatico e violento scontro con la vecchia banda, viene scoperta non solo la sua vera identità, ma anche quella del suo compagno.

John wuxia

Quindi, trovandosi dietro la macchina da presa anche il regista di Face/off-Due facce di un assassino (1997), è facile intuire nella trama influenze provenienti dall'ottima pellicola interpretata da John Travolta e Nicholas Cage, anche se, a quanto pare, si è limitato a consigliare Su Chao-Pin nell'ideazione, nella coreografia e nelle riprese delle sequenze d'azione.
Del resto, superate le indispensabili didascalie d'apertura, non è certo l'azione a mancare, grazie a scontri con le spade magistralmente diretti, posti già nel corso dei primi minuti di visione di quello che, come c'era da aspettarsi, non fatichiamo ad associare sia al succitato La tigre e il dragone che a La battaglia dei tre regni alias Red Cliff (2009), precedente lavoro di Woo.
Però, al di là del fatto che, rispetto al sopravvalutato Lee, Su Chao-Pin e John Woo si mostrano decisamente più abili nell'alternare i momenti di dialogo con quelli emozionanti di scontro (tra cui anche uno eseguito con spade infuocate), qui non si punta alle maestose scene di battaglia proto-kolossal che caratterizzarono Red Cliff, ma, al contrario, si lavora prevalentemente su campi stretti, conferendo ancor più importanza ad ogni singolo personaggio all'interno di un plot volto a fondere suspense, amore e vendetta.
Mentre, tra immancabili ralenti e tutt'altro che invadenti parentesi ironiche, l'impronta dell'autore di The killer (1989) e Hard-boiled (1992) si fa sentire non poco sia nel montaggio che nella gestione dei sentimenti, il cui lirismo, come di consueto, viene accentuato dall'uso della colonna sonora.
Fino alla sorpresa finale di 117 minuti di visione ulteriormente impreziositi dalla bellissima fotografia di Wing-Hung Wong e Arthur Wong, la quale dà il meglio di se nel misto di toni cupi e contrasti sfoggiato all'interno delle sequenze più dark.

La congiura della pietra nera Regista di B.T.S. (Better than sex) e Silk, Su Chao-Pin torna dietro la macchina da presa, affiancato dal maestro dell’action-movie John Woo, con un wuxia che fonde il genere alla La tigre e il dragone con le idee che furono alla base di Face/off-Due facce di un assassino. Per circa 117 minuti di visione in cui azione e dialoghi risultano miscelati a dovere, con scontri con le spade magistralmente diretti e tutt’altro che invadenti spruzzate d’ironia.

7

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