ROMA 2012

Recensione La bande de Jotas

Marjane Satrapi vira sui toni della commedia nera

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Una donna entra nella camera del proprio albergo e scopre di essere in possesso della valigia sbagliata. Nascosta dietro un paio di occhiali scuri e carica di un sacco di quattrini, la donna cercherà subito di riavere il proprio bagaglio, finito nelle mani di due tizi squattrinati che girano il mondo in cerca di tornei di Badminton. A tempo zero e senza nessun dubbio di sorta, i due (Nils e Didier) saranno trascinati dall'esuberanza della donna ad abbandonare le loro velleità sportive per dedicarsi invece a tempo pieno all'attività di sicari in vendetta contro la mafia spagnola, la quale si sarebbe macchiata dell'omicidio della sorella della ‘donna' e che sarebbe conosciuta in gergo come La bande des jotas (in virtù del fatto che ogni componente della famigerata gang possiede un nome che inizia per J). Senza remore e con inaspettata predisposizione 'alla pofessione', Nils e Didier finiranno così per assecondare il preciso piano di vendetta messo in moto dalla misteriosa donna, di cui non si sapranno mai né il nome né la provenienza.

Un linguaggio non congeniale alla Satrapi

Pare che Marjane Satrapi, dopo il folgorante esordio di Persepolis, e in concomitanza con il progressivo allontanamento da quello che è il suo linguaggio più congeniale (ovvero la narrazione animata, costruita e adattata sulle sue graphic novel) abbia perso le fila del discorso. Se in Persepolis la biografia animata della stessa Satrapi attraverso la storia di una bambina iraniana costretta a scoprire la realtà del proprio paese natale e a dover crescere nella condizione di esule, arrivava diritta al cuore dello spettatore, già in Pollo alle prugne s'intravedevano le prime debolezze di un cinema che stentava ad abbandonare il linguaggio dell'animazione senza riuscire, però, ad abbracciare appieno i canoni narrativi e i ritmi di un racconto più classico. Purtroppo in La bande de Jotas, presentato fuori concorso alla settima edizione del Festival di Roma, la Satrapi abbandona definitivamente (visivamente) il linguaggio figurativo del suo esordio, spostandosi sulla figurazione di personaggi che dovrebbero folgorare e che invece, a lungo andare, deludono (marionette in-comunicative senza arte né parte). E in effetti pare proprio che questo lavoro (caratterizzato da uno stile grottesco, ma mai realmente ironico) sia il primo vero passo falso della regista iraniana; un'opera che naufraga nell'idea (pur simpatica nella sua assoluta indipendenza di genere e nella sua traiettoria di sdoganamento dei linguaggi) di un trio di vendicatori dell'ultima ora capeggiati dall'indocile carisma di una misteriosa donna di cui si ignorerà fino all'ultimo perfino la cittadinanza. Un'idea dal grande potenziale ma dalla resa debole, perché il film risulta fiacco, inconsistente, e la Satrapi non mette in campo nessuna emozione se non lo smarrimento di tre personaggi che non si conoscono fra di loro e che restano perennemente ignoti anche al pubblico, impossibilitato ad appassionarsi a una storia in cui niente accade per una ragione, ma solo per i pruriti vendicativi-visionari della sua protagonista. Senza dramma o ironia (fondanti) che tengano in piedi le gesta di questo improvvisato trio di malviventi, il film della Satrapi scivola via innocuo senza rapire lo spettatore nella visionaria follia de La bande des Jotas, perché la Satrapi non è certo Tarantino e nella struttura volutamente anarchica che l'attrice mette in campo (affidandosi il compito - non facile - della boss tenace e ribelle) è evidente la mancanza di una storia capace di rileggere con satirica-ironia i lati oscuri della società. Nessuna riflessione e nessun coraggio narrativo attraversano, invece, l'opera della Satrapi, ed è per questo, infatti, che nessuna emozione riesce a penetrarla.

La bande de Jotas Viaggio on the road sulla via di una vendetta (tutta personale) da consumare, Marjane Satrapi realizza il suo film più asettico, che abbandona totalmente le emozioni dietro le maschere (immobili) di tre sicari dell’ultima ora. Un film che tenta di supplire al contenuto con la caratterizzazione fortemente figurativa dei suoi protagonisti, ma ciò non basta a fornire il giusto senso e un ritmo coinvolgente a La bande de Jotas.

5.5

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