Recensione L'uomo con i pugni di ferro

RZA firma un esordio imperfetto ma comunque in grado di divertire citando i classici del kung-fu e dello wuxiapian

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Presenta e produce Quentin Tarantino, co-sceneggia, a quattro mani col regista, Eli Roth, dirige per il suo esordio nel mondo del cinema il noto rapper RZA. E con questi nomi in campo, non poteva che essere un'operazione sopra le righe, questa volta ispirata al filone dei kung-fu movie e degli wuxiapian, i cappa e spada cinesi che dall'uscita de La tigre e il dragone hanno goduto di una diffusa popolarità anche al di fuori dei confini nazionali cinesi. Un battesimo delle grandi occasioni per il rapper di colore, che visto anche le fortunate amicizie ha potuto fregiarsi di un cast cosmopolita che può contare, oltre a due star di prima grandezza quali Russell Crowe (Il gladiatore) e Lucy Liu (Kill Bill vol. 1), su uno stuolo di comprimari d'eccezione, dal leggendario Gordon Liu (star assoluta del genere, tanto da esser scelto in un ruolo cult nel già citato Kill Bill da Tarantino stesso) al wrestler Batista (Il re scorpione 3), da Rick Yune (Ninja Assassin) a Cung Le (Tekken - Il film) e Daniel Wu (La vendetta del dragone), senza dimenticare le esotiche bellezze di Jamie Chung (Sucker Punch) e Zhu Zhu (Cloud Atlas).

Una lotta da Leoni

Il Villaggio Selvaggio è vittima di cruenti scontri tra bande rivali che mirano al potere assoluto. Quando il capo del Clan dei Leoni viene incaricato dal governatore di proteggere una spedizione d'oro e finisce tradito e assassinato dai suoi luogotenenti, il caos regna sovrano. Il figlio del leader ucciso, Zen Yi (Rick Yuen), è pronto a reclamare la vendetta per la morte del padre, mentre sulle tracce dei traditori si mette anche il forestiero Jack Knife (Russell Crowe), al servizio dell'Imperatore. In mezzo ai fuochi viene a trovarsi suo malgrado il fabbro del villaggio (RZA), che ha una relazione con una delle ragazze che lavora nel bordello della spietata Lady Silk (Lucy Liu), e che si troverà ad affrontare un temibile nemico (Batista), ultimo allievo sopravvissuto della scuola della Tigre, capace di trasformare il suo corpo in oro indistruttibile.

The man with the iron fists

C'è tanto, forse troppo, ne L'uomo con i pugni di ferro. Ma insieme a tante ingenuità, imperfezioni e incongruenze traspare anche una genuina passione per un genere che difficilmente ci saremmo aspettati da RZA. Il film difetta di una sceneggiatura confusa e vorticosa che, soprattutto nella prima parte, mostra i suoi limiti, rendendo lo svolgersi degli eventi un susseguirsi continuo di introduzione di personaggi e affollati combattimenti, il tutto narrato da un continuo ed esasperante voice over dello stesso interprete / regista. Ma da metà in poi le cose migliorano nettamente, trasportando in un'atmosfera piacevole che farà assai godere gli amanti del filone e che trova il suo apice nei venti minuti finali, con alcuni combattimenti coreograficamente esaltanti, in primis quello sostenuto dalla sempre splendida Lucy Liu e omaggiando addirittura Orson Welles nella scena degli specchi ispirata a La signora di Shanghai. Con uno sguardo d'insieme, anche nei più piccoli dettagli (come i titoli di testa e di coda, molto ben fatti) che cita a più riprese i classici della Shaw Brothers, sicuramente ancora grezzo e da levigare ma che lascia intravedere un potenziale, interessante, futuro per il rapper americano, qui anche meticoloso nella scelta degli interpreti, regalando a un Russell Crowe visibilmente over-size uno dei ruoli più belli della sua carriera recente, L'uomo coi pugni di ferro è un'operazione certamente furba ma in fin dei conti divertente e godibile per trascorrere una serata d'intrattenimento fine a se stesso ma meno stupido che in altre occasioni. La qualità delle scene d'azione, soprattutto quando in campo scendono gli attori orientali, da sempre maestri nelle spettacolari coreografie (curate in questo caso da Cory Yuen, un nome una garanzia), offre il suo meglio, mentre perde un po' di pathos nello scontro principale, quello tra RZA e il gigantesco Batista. Gradevole l'accompagnamento sonoro, che spazia da alcuni pezzi hip-hop cantati direttamente da RZA (che stonano meno del previsto con l'ambientazione) e altri di stampo strumentale e vagamente epico. Strepitoso, infine, il breve cameo di Gordon Liu nei panni di un monaco buddista tutto da scoprire.

L'uomo con i pugni di ferro Ci si diverte, e questo basti. L'uomo coi pugni di ferro è un affettuoso e sentito omaggio ai classici del kung-fu e del wuxiapian, con qualche virata splatter e uno sguardo moderno e al contempo citazionista. Gli amanti del genere potranno godere di alcuni avvincenti combattimenti e della presenza nel cast di alcune star del genere (su tutti la divina Lucy Liu), i neofiti di un'atmosfera pulp/avventurosa impreziosita dal personaggio di un Russell Crowe davvero in gran forma. I gravi difetti di sceneggiatura, vero punto debole, sono comunque compensati da un'azione avvincente che raggiunge il suo apice negli ultimi minuti, per una visione gradevole e nulla più. Ma neanche nulla in meno.

6

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