ROMA 2012

Recensione L'isola dell'angelo caduto

La prima volta da regista per Carlo Lucarelli

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Siamo nel 1925 e in piena ascesa mussoliniana quando un giovane Commissario di polizia viene spedito (insieme alla moglie) a offrire i suoi servigi su di un'isola sperduta e semi-disabitata del Mediterraneo adibita a Colonia Penale Fascista. Lì, oltre ai crescenti problemi della moglie che sembra non riuscire ad adattarsi alla vita solinga del luogo e che ascolta ossessivamente "Lodovico" vagheggiando il ritorno sulla terraferma, il giovane funzionario dovrà anche confrontarsi con un lugubre mistero che ben presto comincerà a movimentare le giornate dell'isola (e che metterà a dura prova la sua condizione di uomo e di commissario). A sconvolgere la tranquilla monotonia del luogo, sopraggiungeranno infatti una serie di singolari ‘morti' (sbrigativamente etichettate come suicidi da Mazzarino, capo della milizia fascista insofferente a qualsiasi intromissione in quella che ritiene senza mezzi termini la ‘sua isola'). In quel luogo di ombre e fantasmi, che comincerà a poco a poco a inghiottire l'equilibrio della sua vita, il Commissario si troverà costretto a barcamenarsi tra il dovere verso il suo ruolo e la fede riposta nel suo legame coniugale. E dalla sua avrà solo l'aiuto del confinato politico Valenza, esimio professore ed esperto anatomo-patologo che in cambio di quotidiani recanti notizie politiche, farà luce su alcune evidenti incongruità relative ai presunti suicidi isolani.

Il temibile passaggio dal libro al film

L'eclettico Carlo Lucarelli, apprezzato nonché appassionato conduttore di programmi televisivi legati al fil rouge del giallo e del mistero (dal successo di Blu notte fino all'attuale Lucarelli racconta), prolifico autore di saggi, romanzi e thriller di grande successo pubblicati anche oltralpe, tenta stavolta anche la via della regia. Ma la sua opera prima, L'isola dell'angelo caduto (trasposizione dell'omonimo romanzo scritto di suo pugno e pubblicato per la prima volta da Einaudi nel 1999), presentata nella sezione Prospettive Italia della Settima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, è purtroppo un'opera che non rende giustizia alle sue capacità narrative perché vittima di un'impostazione troppo televisiva (e narrativamente superficiale) che cerca di liberarsi e acquisire senso attraverso un uso confusionario degli elementi di genere (incarnazioni sataniche e apparizioni fantasmagoriche non sono mai opportunamente inserite). Un pastiche cinematografico che risulta infine poco interessante e anche motivo di involontaria ilarità. L'ennesima prova (se mai ce ne fosse stato bisogno) del fatto che la capacità di narrare su carta (capacità che va senza dubbio riconosciuta a Lucarelli) è ben distinta dalla capacità di illustrare per immagini, arte che richiede soprattutto l'abilità di fondere insieme parole e immagini in un racconto che tenga ancorati insieme (dall'inizio alla fine) forma e contenuti. Ed è proprio questo il motivo per cui L'isola dell'angelo caduto appare come un'opera raffazzonata dal punto di vista storico, superficiale nel tratteggiare le fisionomie sociali e generalmente inconsistente per quanto concerne l'apparato narrativo. Un thriller che svela e (anzi) urla la risoluzione dei suoi misteri sin dalle prime inquadrature, e che poi segue pedissequamente le fila del discorso senza porsi ulteriori interrogativi, ma solo cercando di annacquare il tutto in un brodo di immagini e personaggi tutti in egual misura avvolti da una propria aura misteriosa. Un film di fatto non riuscito che non esplicita quell'elaborazione interiore dei personaggi (propria della pagina scritta) in una struttura visiva altrettanto capace di veicolare significato.

L'isola dell'angelo caduto Carlo Lucarelli traspone per il cinema uno dei suoi libri più apprezzati, L’isola dell’angelo caduto. Ma la rilettura cinematografica mostra tutti quelli che sono i temibili limiti che affronta uno scrittore al suo primo passaggio dietro la macchina da presa. Troppo legato alle dinamiche e ai tempi narrativi del romanzo, Lucarelli non trova il linguaggio giusto per la sua storia, e la infarcisce (in extremis) di molti generi che non riescono a conferirle una fisionomia propria. La storia è debole, mentre i personaggi sono pallide caricature di esistenze solo ‘abbozzate’. L’impressione è proprio che l’autore non abbia saputo far rivivere su schermo il mondo che aveva tirato fuori dalla propria penna.

4.5

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